Attualità Milano 23/11/2015 12:53 Notizia letta: 4837 volte

Alessandro Quasimodo: perché ho messo all'asta la medaglia di papà

Coi diritti d'autore guadagna 2 mila euro l'anno
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Milano - Il Nobel di Salvatore Quasimodo all’asta. Non era mai successo in Italia che la medaglia del premio più famoso al mondo venisse messa all’asta. Il 2 dicembre sarà battuta da Bolaffi a Torino e il miglior offerente si aggiudicherà un pezzo fisico di storia della letteratura. Il poeta modicano si aggiudicò il Nobel per la letteratura nel 1959 con la seguente motivazione: "Per la poeticità lirica con cui ha saputo esprimere le tragiche esperienze umane dei nostri tempi". Si parte da una base d’asta per la medaglia di 50 mila euro e si presume che possa essere venduta fra i 100 e i 150 mila euro. Esattamente, la medaglia di Quasimodo è il lotto 401 ed è costituito dalla medaglia d’oro 23 carati, il diploma costituito da due fogli manoscritti su pergamena e la foto di Quasimodo scattata dalla Riwkin, utilizzata come foto ufficiale dell’accademia di Svezia, più il DVD con la cerimonia di premiazione dell’epoca. La decisione di vendere la medaglia di Quasimodo è stata presa dal figlio Alessandro che ha spiegato ad alcuni giornali di averlo fatto per problemi economici. Le critiche, però, sono arrivate lo stesso: molti, infatti, hanno accusato l’erede di Quasimodo di “vendere la cultura”. Certo, il valore del poeta modicano e la sua fama immortale sono sicuramente legate più ad Oboe Sommerso che non ad una medaglia che, di per sé, resta soltanto un oggetto. Resta comunque un premio simbolico, agognato da molti, prestigioso e che ha segnato la storia della nostra letteratura. L’erede di Quasimodo, che in passato aveva già ceduto l’archivio del padre, ha dichiarato di non essere legato agli oggetti in quanto sarebbero cose che non lo interessano. Anche la questione dei diritti d’autore, inoltre, sembra stargli parecchio a cuore, visto che ha dichiarato di ricavare appena 2mila euro all’anno dalla vendita dei libri del padre. Una cifra ritenuta, secondo quando riportato, praticamente insufficiente per poter fare qualsiasi cosa.

Irene Savasta