Economia Ragusa

Ogni euro speso in Cinema, ne produce quindici

Ragusa, cinecittà siciliana

Ragusa - Ogni euro speso nella cosiddetta "fabbrica del cinema" vale 15 euro nel territorio. Sono questi i dati fatti emergere da Film Commission Torino. Torino, infatti, è una delle città-location prediletta per registi cinematografici, spot televisivi e fiction. Un volume d'affari che, secondo le stime, ha prodotto 15 milioni di euro di fatturato in un anno. Perché la fabbrica del cinema non è solo un settore per addetti ai lavori, ma coinvolge anche le maestranze locali: imprenditori, Comuni, proprietari di alberghi, ristoranti e perché no? Anche comparse. La ricaduta su un territorio scelto come set cinematografico, dunque, può essere tranquillamente definito come un vero e proprio ammortizzatore per le crisi. Non c'è dubbio sul fatto che già solo il ritorno di immagine non ha valore. Se a ciò si aggiunge anche un gradito ritorno economico, allora far arrivare una troupe, cinematografica o televisiva che sia, non ha prezzo. Che Torino sia una città votata al turismo culturale, non c'è dubbio: basti pensare ad almeno un paio di eventi di caratura internazionale che si svolgono nel capoluogo piemontese: il salone internazionale del libro e il Torino film festival, solo per citare i più famosi. Anche il territorio ragusano, da anni, sembra essere diventato meta prediletti per registi. Una storia d'amore, quella fra il territorio ibleo e il cinema, iniziata nel lontano 1948. Il regista Luigi Zampa, infatti, è stato il primo a "scoprire" la provincia più a sud d'Italia girando a Modica alcune scene del film "Anni difficili". Dopo di lui, sono stati tantissimi i registi che hanno deciso di utilizzare i vicoli barocchi e le campagne incontaminate dell'area iblea come set naturali. Tanto per citare i più famosi, ricordiamo "Divorzio all'italiana" di Pietro Germi, capolavoro del neorealismo premiato anche con l'Oscar, girato fra Ispica e Ragusa Ibla. Nel 1968 arriva anche Mario Monicelli, con "La ragazza con la pistola". L'indimenticabile Vittorio De Sica scelse il nostro territorio per alcune scene de "Il Viaggio", film del 1974. Un film considerato di serie B dai critici "La banda Vallanzasca" di Mario Bianchi del 1977, lo ricordiamo perché è stato girato a Chiaramonte Gulfi in un posto che orami non esiste più: l'ex albergo La Pineta. Appartengono alla cinematografia recente, invece, "Storia di una Capinera" di Franco Zeffirelli, film del 1994 tratto dall'omonimo romanzo di Verga: alcune scene sono state girate a Villa Fegotto, sempre in territorio di Chiaramonte. Giuseppe Tornatore ambiento' negli iblei il suo "L'uomo delle stelle" del 1995, precisamente a Monterosso Almo e Ragusa Ibla. Sempre a Villa Fegotto, luogo particolarmente amato dai registi, e' stato ambientato anche "Marianna Ucria" di Roberto Faenza, film del 1996 tratto dall'omonimo romanzo di Dacia Maraini. Faenza, tra l'altro, bissa la location di Villa Fegotto con il più recente "I Viceré" del 2006, tratto dal romanzo di Federico De Roberto. Anche alcune fiction, com'è noto a tutti, sono state girate in provincia. Il caso "Commissario Montalbano", avventura televisiva iniziata nel 1998 per la regia di Alberto Sironi, e' sicuramente il più eclatante: attorno ai luoghi del commissario interpretato da Zingaretti, infatti, si è creato un vero e proprio business degno di nota: tour organizzati, alberghi diffusi nati a Scicli (città che forse ha saputo meglio di tutte interpretare il fenomeno), visite guidate ai luoghi dell'immaginaria Vigata di Camilleri. Punta Secca, con la villa del commissario forse più amato d'Italia, si è risvegliata da un torpore durato anni ed oggi è inserita a pieno titolo fra le mete turistiche estive più gettonate, principalmente dai viaggiatori del Nord Italia. Anche qualche scena de "Il capo dei capi" del 2007 e' stata girata nel ragusano, per non parlare del recentissimo progetto "Donne", fiction tratta da Camilleri che in queste settimane e' stata girata in tutto il territorio, da Chiaramonte, a Ragusa, a Comiso. Per concludere questa breve (e per forza di cose sintetica) carrellata, uno sguardo alla contemporaneità: come non citare il film "Italo" della regista modicana Alessia Scarso, girato a Scicli che ha commosso moltissimi spettatori e che ha portato anche in questo caso un notevole flusso di turisti (soprattutto stranieri), interessati a visitare i "luoghi" di Italo, il cane dal volto umano. Anche le produzioni internazionali, ultimamente, sembrano essere interessate al nostro territorio: sono dell'anno scorso, infatti, i film "L'attesa" con Juliette Binoche e "Tale of Tales" di Matteo Garrone, girati anche loro a Villa Fegotto. L'ultimo film, in ordine cronologico, ad essere stato girato in territorio ibleo e' stato "Quel bravo ragazzo", film comico per la regia di Enrico Lando che vedremo sul grande schermo durante la prossima primavera. Il cineturismo, dunque, e' diventato un vero e proprio affare e non solo un fenomeno passeggero e di nicchia. Si calcola che ogni anno siano circa 100 milioni i viaggiatori. Sono soprattutto americani e inglesi coloro che sembrano prediligere i luoghi visti sul grande e piccolo schermo. Il nostro territorio, però, è sufficientemente preparato ad accogliere questi turisti? Certo, molti passi sono stati fatti: da Montalbano in poi è notevolmente cresciuto il numero di alberghi, B&B, affittacamere e ristoranti. Ma forse non è ancora sufficiente. Non è abbastanza, infatti, per rendere "accogliente" un territorio far aprire un albergo. I trasporti, ad esempio, sono ancora inadeguati. Pochi i collegamenti su gomma, inesistenti quelli su rotaia. Non ancora sufficienti i collegamenti con l'aeroporto di Comiso che, seppur ha dato uno scossone risulta ancora palesemente sottodimensionato rispetto al potenziale che potrebbe avere. Gli info point, poi, sono ancora scarsi e a parte l'iniziativa dell'ospitalità diffusa a Scicli, non risultano altre situazioni analoghe in altre città del territorio. La storia del cineturismo in provincia, insomma, è dovuta più alla bellezza intrinseca del territorio e al fascino dei paesaggi ancora tutto sommato incontaminati che non ad una vera e propria politica d'azione e di investimento nel settore cultura intesa nella sua accezione più ampia. Ma, nel tempo, senza una politica di promozione e pianificazione ad ampio raggio, quanto potranno reggere i paesaggi brulli, aspri e violenti del nostro territorio, in confronto a realtà magari meno affascinanti ma più organizzate, capaci veramente di coccolare il turista?

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