Attualità Terrorismo 29/11/2015 19:18 Notizia letta: 3176 volte

Mafia e Isis. Illegalità a confronto

Parla il magistrato Otello Lupacchini
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Non è da escludere che le mafie possano aver intrecciato rapporti di tipo finanziario con l’Isis. A dirlo è Otello Lupacchini, sostituto procuratore generale presso la corte d’appello di Roma in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Giornale di Sicilia. Secondo il sostituto procuratore, noto per aver condannato i componenti della banda della Magliana, non è un’idea tanto peregrina il fatto che le mafie possano aver instaurato legami commerciali con i Jihadisti. Per questo motivo, infatti, occorrerebbe una ferrea attività d’intelligence. L’Isis, a differenza di altre organizzazioni, non è solo dedita ad atti terroristici, bensì punta a far nascere proprio dai conflitti in Medio Oriente un vero e proprio Stato, con una sua economia, un suo territorio, capace di attrarre i musulmani fondamentalisti di tutto il mondo. Lupacchini spiega come in realtà l’Isis altro non sia che il fallimento dei politici occidentali e dei vari leader regionali dall’11 settembre 2001 in poi. 14 anni di politiche nefaste che hanno portato una crescente presenza di talebani in Afganistan, sconquassato la Libia e messo sotto controllo jihadista intere zone dell’Iraq. Il problema principale è che l’Isis continua a diffondersi. Gli attentati di Parigi, secondo il magistrato, sono il frutto dell’intreccio di due tipi diverse di guerre: quelle nazionali e quelle transnazionali che hanno lasciato in sospeso alcune questioni legate al colonialismo, come le minoranze oppresse o le frontiere tracciate arbitrariamente. Eppure, secondo il magistrato, non ha neanche tanto senso mettere in netta contrapposizione sicurezza e libertà come due concetti non compatibili fra loro. Sospendere le garanzie costituzionali imponendo lo Stato d’emergenza, infatti, non servirebbe a scongiurare il rischio di attentati, considerando la velocità con la quale oggi si diffonde la propaganda. La Francia è stata duramente colpita, ma l’Italia? Certo, da noi il terrorismo esiste dagli anni di piombo e questo fa si che l’allerta sia sempre piuttosto alta. Se da un lato, dunque, potremmo essere meno a rischio rispetto ad altri Stati, dall’altro non bisogna certo abbassare la guardia.

Il rischio di infiltrazioni fra i migranti resta alto per questo bisognerebbe attivare una vera strategia di intelligence nei luoghi in cui vengono convogliati i migranti e da cui partono i flussi. Tra l’altro, risalire alle fonti di finanziamento oggi è sempre più complicato: seguire le donazioni tramite le banche islamiche, infatti, non sarebbe più sufficiente. E’ possibile dunque, conclude il magistrato, che le mafie abbiano speculato sul flusso finanziario allacciando legami di tipo commerciale con organizzazioni politiche islamiche. E’ possibile che le mediazioni avvengano non tanto tramite i terroristi ma tramite coloro che si occupano del narcotraffico, come subsahariani, magrebini o mediorientali.

Irene Savasta