Attualità Polemiche 05/12/2015 17:56 Notizia letta: 3025 volte

Roberto Vecchioni e la Sicilia

I cantautori che sbroccano
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Madrid - Dopo le dolorose affermazioni di Roberto Vecchioni del 4 dicembre 2015, espresse durante l’incontro organizzato dall’Associazione Genitori e Figli, avente per tema “Mercanti di luce. Narrare la bellezza tra padri e figli”, nell’aula magna della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo, ecco buona parte del Web stracciarsi le vesti, istigata e seguita da personaggi della vita siciliana istituzionale e culturale.
Questa “gaffe” di Roberto Vecchioni (un intellettuale coraggioso che stimo molto) mi ricorda un’altra “gaffe” di un altro intellettuale, cantautore siciliano altrettanto onesto e coraggioso, Franco Battiato. Anche se la seconda non riguardava nello specifico l’Isola ma il mal costume della politica italiana.
Chissà perché ormai, in Sicilia e in Italia, la verità deve dirla solo il cantastorie o il cantautore, di solito un uomo del Sud.
In un clima di stampa asservita e di politica fortemente strumentalizzata, le parole di Vecchioni sull’Isola non potevano passare inosservate.
Vecchioni ha usato quella cattedra particolare per lanciare un messaggio e un grido che avrebbero dovuto far riflettere più che indignare.
L’ha fatto usando parole forti ma facilmente comprensibili.
E invece?
Vecchioni non aveva certo bisogno di farsi della pubblicità, per cui il suo appello diventa ancora più doloroso e sincero.
Chi, amando davvero questa terra di Sicilia, non ha mai pensato la stessa cosa anche senza avere avuto mai il coraggio di esprimerla pubblicamente?
Quante volte io, in uno dei miei ritorni a Madrid, con turisti spagnoli fortemente critici ho dovuto giustificare l’ingiustificabile e cioè pecche e disservizi per i quali ormai la Sicilia è tristemente nota nel mondo oltre alla musica de “Il Padrino” e ai Corleone?
Eppure tanti di questi turisti sono ritornati o ritornano, spesso assolvendo e perdonando.
Non guardate le buche delle strade –li consolo- o i cartelli stradali posti senza criterio, guardate la bellezza delle rovine, del paesaggio. I problemi sono risolvibili, la bellezza nessuno può cancellarla mai.
La bellezza. Il paesaggio. M’illudo e li illudo.
I pozzi di petrolio, autorizzati al largo delle nostre coste senza criterio da una vera politica suicida e criminale, sì che possono distruggerla!
Le rovine lasciate all’incuria, abbandonate ai tombaroli, sì che possono scomparire.
L’anno scorso ritornai a Morgantina.
Ero con amici. Di maggio. Tra l’erba alta cresciuta fra le pietre, vagammo in solitudine calpestando brandelli di mosaici strappati nella parte alta di un quartiere ancora intatto che ricordava alla mia mente Pompei.
Nessuno ad accoglierci. Nessuno a controllarci. Avremmo potuto portare via “pezzi” di una storia che non importa, purtroppo, a nessuno più.
Questa è la Sicilia desolata e triste che ha fatto vibrare la protesta nel cuore sensibile di Roberto Vecchioni!
E questa è anche la “mia” Sicilia!
Una Sicilia senza siciliani, solare e abbandonata, dalla quale anche gli dei sono fuggiti da parecchio tempo.
E mi verrebbe la voglia di piangere quando qualcuno, come ora Vecchioni, pensa e dice le stesse cose che ho pensato io senza aver avuto mai il coraggio di dirle.
Ma i siciliani non amano essere destati, guai a farlo!, come argutamente scriveva Giuseppe Tomasi.
A un attonito Chevalley il Principe Fabrizio Salina ne “Il gattopardo” rispondeva:
“il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali.”

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