Cultura Silvana Grasso racconta 07/12/2015 18:15 Notizia letta: 2475 volte

Crocetta, ragionier narciso, con l'arte del dire nulla

Un bellissimo articolo su La Sicilia
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Catania - Se “Essere o non essere” era la travagliata domanda di Amleto (Shakespeare), quella di questi giorni sul web è “ce lo mandiamo a non ce lo mandiamo?”
Il soggetto-oggetto della domanda che impazza su Facebook è lui il Presidente Rosario Crocetta.

Destinazione del viaggio: la Libia.

Pare infatti che il Presidente, in una recente intervista, si sia autocandidato per andare a “trattare in Libia”, e che, nel suo curriculum alla candidatura dell'Ermete-negoziatore, abbia indicato, in Pole Position, la conoscenza di “Corano e arabo”.
Se la faccenda non fosse maledettamente seria, di costernazione mondiale, l'avremmo archiviata come una delle dette tante tragicomiche “variazioni sul tema” (tema Narciso, tema sproloquio, tema tuttologo) in perfetta linea con lo “stile”, pubblico e privato di Crocetta.
Evitiamo, proprio perché la “faccenda” è serissima, di riportare l'esito del referendum facebookkiano e ci limitiamo soltanto a dire che i commenti e le chiose per lo più di tono esilarante/volgare potrebbero essere oggetto di svariati tomi enciclopedici.
La domanda adesso la facciamo noi.
E’ la terza, è seria, e mira eziologicamente, come nella letteratura ellenistica greca del terzo secolo avanti Cristo, a individuare quale sia stato l'aition, cioè la causa prima di cotanta trionfale carriera politica. Carriera su cui, per più di un decennio si sono accesi, come una luminaria nella festa del Santo Patrono, tutti i riflettori della “Società”, istituzionale, civile, militare, giudiziaria per non parlare del favor populi.

Carriera, oggi, ghigliottinata proprio da quella oclocrazia (il termine bellissimo è di Polibio, storico greco nato a Megalopoli nel 200 avanti Cristo e significa potere/dittatura della massa (oclos) incontrollabile) che, dopo averlo incoronato, non gli risparmia ora lazzi pernacchie e lo conduce, posta dopo posta, al suo calvario.

Non dimentichiamo che, solo qualche anno fa, ora non più, la fanfara della Legalità, che certa Politica di qualsiasi bandieruccia somministrava, come bicarbonato sull’acido delle sue malefatte, metteva d'accordo tutti, apriva tutte le porte, oltre ogni arcobaleno di partito de “tre fratelli, Giggi, che è er più anziano,/ è socialista rivoluzionario/ io invece so monarchico, ar contrario/ del Ludovico ch’è repubblicano/. Prima di cena liticamo spesso/ per via di ste’ principi benedetti/ famo l’ira di Dio, ma appena mamma ci dice/ che so cotti li spaghetti/ siamo tutti d'accordo ner programma" (La Politica, Trilussa).

Non dimentichiamo ancora che Crocetta ha pure scritto libri, glieli hanno pure pubblicati, comprati. Non dimentichiamo che ad ascoltarlo, ieri, come Vangelo, c’erano sempre quelle istituzioni civili e militari che non si sarebbero mai scomodate se fosse venuto con un suo romanzo mettiamo Il Fu Mattia Pascal, Luigi Pirandello, Giovanni Verga con I Malavoglia e persino Dante Alighieri con la sua “Divina”. 

Al suo curriculum di sofista (sofites) del terzo millennio manca solo una laurea honoris causa visto che una tutta sua, una laurea ortodossa, guadagnata con sacrificio da studente fuori sede, non ce l'ha. In compenso ha un eccellente diploma di ragioniere, conseguito a Gela, che gli ha insegnato a fare benissimo i “conti”. Su quanti elettori contare, con quanti e quali argomenti imbonire, con quante acrobazie acrobaticamente riciclarsi.

La tipologia-Crocetta non è affatto un “fenomeno” attuale, basta infatti conoscere la Seconda Sofistica greca per rendersene conto. La Seconda Sofistica, il fenomeno culturale più importante dell'età imperiale, era l'arte del Dire moltissimo e benissimo senza mai dire Nulla. Oggi potremmo chiamarla fanfaronismo e il suo milite potremmo chiamarlo fanfarone.

Ma all'epoca (secondo secolo dopo Cristo) era un movimento di prestigio con una sua specifica connotazione. In assenza, cioè, di una nuova visione filosofica del mondo, l'Arte della parola, sua maestà la Retorica, diventava fine esclusivo, punto d'arrivo. Una parola blandita accarezzata adulata, ma pur sempre vacua, senza quelle casse di risonanza esistenziali e filosofiche che, invece, avevano animato la Prima Sofistica.

La Retorica fu dunque l'anima della Seconda Sofistica, e nelle scuole rappresentava la disciplina ritenuta fondamentale per la formazione di chi avesse voluto intraprendere le carriere più prestigiose, dalla politica alla amministrativo-giuridica. La formazione del retore e del politico erano per molti aspetti, dunque, coincidenti e la classe politica dirigente non poteva fare a meno di tenere strettissimi legami con i retori più prestigiosi, che di fatto divennero ambasciatori propagandisti della politica del governo centrale, anche nelle province periferiche.

Oltre che a fini politici il Sofista, volendo trarre il massimo profitto dal suo bagaglio tecnico, fece della Retorica una forma di intrattenimento e di spettacolo. Ma non è tutto. L'esigenza di piacere al pubblico e di conquistarne il favor ebbe, come prevedibile conseguenza, l'abbandono della retorica sobria, di tradizione atticista, e l'adozione di una retorica debordante di matrice asiana, che nella teatralità della performance, trovò il suo naturale sbocco.

Ci sono, dunque, tutti gli elementi (retorica vuotaggine teatralità) per ricondurre eziologicamente il “fenomeno”-Crocetta alla Seconda Sofistica, certo una Sofistica casereccia la sua.
Quello che, invece, per strategia sobrietà e altro, non ha dichiarato Crocetta nella candidatura per la Libia è la sua conoscenza del greco classico oltre che nell'arabo. Conoscenza finissima, non foss’altro riguardo a questo movimento sofistico di cui egli è stato leader indiscusso per oltre un decennio, e gli altri suoi competitors ignoranti indiscussi per tutta una vita.

Anche il Dire Nulla, come abbiamo visto, era un'arte insegnata nelle migliori scuole e di quest'arte, da autodidatta, s'è impadronito il nostro presidente, spiazzando tutti i plurilaureati, plurimedagliati, plurinsigniti. E gliene diamo pieno atto.
A lui, dopo questo esperimento sofistico politico, consigliamo la lettura del Lessifane, delizioso volumetto di quel Luciano di Samòsata, geniale quanto irriverente scrittore, a torto confinato tra gli autori della Seconda Sofistica (secondo secolo dopo Cristo).

Nel Lessifane un giovane, che straparlava con parole d'uso non corrente, viene indotto a prendere una medicina, una sorta d'olio di ricino, che lo costringe a vomitarle tutte. Potrebbe servire anche a Crocetta vomitarne almeno un po’, chissà.
Potenza del Classico, c'è sempre una soluzione per tutto.
Una soluzione per tutti.

Silvana Grasso
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