Cultura Cinema 11/12/2015 18:40 Notizia letta: 3240 volte

Carol

Nelle sale dal 5 gennaio
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Dai personaggi dei libri di Patricia Highsmith sono nati film di Alfred Hitchcock, René Clément, Anthony Minghella, Wim Wenders, Liliana Cavani. Per ultimo, da un suo libro del 1952, The Price of Salt, viene alla luce il film “Carol”, diretto da Todd Haynes, regista e sceneggiatore statunitense, con protagoniste Cate Blanchett e Rooney Mara.

Il film è stato presentato al festival di Cannes, dove Rooney Mara ha vinto il premio come miglior attrice.

Ambientato nella New York degli anni '50, “Carol” racconta la storia di due donne appartenenti ad ambienti molto diversi, travolte da una reciproca passione. Carol (Cate Blanchett) è una donna attraente intrappolata in un matrimonio di convenienza e senza amore, e Therese (Rooney Mara) è una ventenne che lavora come impiegata in un grande magazzino a Manhattan, sognando una vita più gratificante.

Sono diverse le ragioni che fanno di questo film un’occasione unica per godere di una rara ed elegante prova d’autore priva di sbavature.

Innanzitutto le prestazioni delle due protagoniste. Negli anni ’50 non era costume manifestare apertamente le emozioni, a maggior ragione sentimenti che l’opinione pubblica non solamente non approvava ma che considerava altamente amorali. Questo spiega le superbe prove delle due attrici. Sono riuscite a condensare le emozioni comunicandole in uno sguardo, un respiro, un gesto tra i capelli, un sorriso appena accennato, una mano sulla spalla. Il regista le ha indagate tra le dita delle mani, tra le pieghe delle labbra, negli occhi. Si può penetrare in ogni momento il pensiero delle protagoniste, grazie alla intima e sapiente messa in scena.

Il direttore della fotografia Edward Lachman spiega che insieme al regista hanno deciso di restituire l’epoca attraverso la scelta fotografica di girare in pellicola Super16. Notoriamente l’utilizzo del 16mm comporta la presenza di molta granulosità nella resa fotografica, dovuta al processo di esposizione di questo tipo di pellicola. Hanno voluto che questa accentuata granulosità acquisisse un valore di tipo antropomorfico nelle inquadrature, giacché l’esplorazione dei sentimenti inespressi ma tangibili tra le due protagoniste è caratterizzato fortemente da questa grana analogica, viva, organica sul volto delle protagoniste. La mimica del viso delle attrici si apre a interpretazioni, si arricchisce di sfumature, si schiariscono quei sentimenti che i personaggi per convenzione non dovrebbero rivelarsi. Soprattutto nei cambi di luce il 16mm regala calore emotivo e contribuisce a svelare sentimenti che il digitale non avrebbe potuto esprimere.

Altro elemento notevolissimo di questo film è la colonna sonora. Difficile trovare parole per descrivere qualcosa che si esprime sui binari di in un altro linguaggio. La musica è caratterizzata da armonie ambigue e strumenti freddi come pianoforte, clarinetto e vibrafono. La scelta della freddezza serve a sottolineare le emozioni soffocate tipiche dei personaggi e del loro tempo. Regista e compositore hanno deciso che la musica, nonostante contenga le potenzialità per rivelare molto, non avrebbe dovuto superare il livello di espressione dei personaggi. Così le stesse musiche si comportano come i personaggi del film. Alludono, suggeriscono, tratteggiano, sottintendono, ma non dicono, non annunciano, non definiscono, non manifestano. Tre temi principali seguono le due donne. Il tema della passione, che apre anche il film, che è anche il momento musicale che sottolinea i momenti emozionali delle protagoniste. Il tema di Therese, tutto pianoforte, dove le note della mano sinistra sono ovattate e quelle della mano destra appaiono distinte a mostrare la melodia, che evidenzia l’attrazione timorosa che Carol ha su Therese. Il tema dell’assenza e della perdita, che accompagna il momento epistolare, che commenta quello della separazione. Quello che accade con le musiche di Carter Burwell è che il film si riempie di grazia.

A pochi film corrisponde così tanta eleganza formale e laconica eloquenza. In pochi film si sviluppa un’empatia così forte nei confronti dei personaggi. Andrebbe visto in lingua originale, anche se si ha poca dimestichezza con la lingua, perché la presenza scenica delle due attrici protagoniste, l’uso soppesato dei toni, dei respiri, e l’armoniosa messa in scena trascendono il livello pur bellissimo dei dialoghi.

Attualmente “Carol” ha ricevuto 5 candidature ai Golden Globe 2016, miglior film, miglior regia, miglior colonna sonora, e ben due nomination per le due protagoniste per il ruolo di miglior attrice. In attesa di sapere quali di questi riuscirà a portare a casa alla cerimonia del 10 gennaio, si attendono conferme anche il 14 gennaio, data in cui usciranno le nomination per gli Oscar 2016.

Distribuito in Italia da Lucky Red uscirà nelle nostre sale il 5 gennaio 2016.

Alessia Scarso
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