Cultura Cartoni animati 12/12/2015 19:46 Notizia letta: 2474 volte

I cavalieri dello Zodiaco

Il capolavoro
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Sono i protettori della pace e della giustizia sulla terra e combattono bruciando il loro cosmo interiore, per questo riescono a muoversi alla velocità della luce e i loro colpi possono fendere l’aria: sono i Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya in originale), i sacri guerrieri devoti alla dea Atena, arrivati nelle nostre case nel lontano 1986 e da allora mai più dimenticati. Il manga, scritto da Masami Kurumada nel 1985, è considerato un capolavoro assoluto: un mix sapiente di culture diverse, storia, mitologia greco-romana, buddismo e religione Indù. Non mancano neanche i riferimenti alla religione cristiana e alla cultura occidentale, soprattutto alla Divina Commedia di Dante, principalmente nell’ultima saga. Non ci occuperemo dei prequel e dei sequel, degli OAV e della recente serie ONA (Saint Seiya Soul of Gold). Ci limiteremo a dare una panoramica della serie classica, composta da 114 episodi e 31 OAV suddivisi a loro volta in tre serie. La prima parte del manga è databile 1986-1990: in quell’arco temporale sono state trasposte in anime le due saghe conosciute dai fan come “saga del Grande Tempio” e “saga di Nettuno”. Ci sarebbe anche la “Saga di Asgard” che, seppur molto apprezzata dai fan, non era presente nel manga originale e quindi è considerata filler. Nel 2002, infine, è stata realizzata la serie “Hades”, composta da 31 OAV suddivisi in tre serie che conclude il manga classico di Kurumada. L’universo dei Cavalieri dello Zodiaco, però, non si chiude con questa serie ma, come si accennava prima, esiste tutto un universo di sequel e prequel, episodi speciali e film, più o meno apprezzati dai fan. Negli anni ’80 i Cavalieri dello Zodiaco è stata l’unica opera che è riuscita a rivaleggiare con Dragon Ball, pur essendo diametralmente opposta all’opera di Akira Toriyama per filosofia e caratterizzazione dei personaggi. Così come la vicenda di Dragon Ball ci appare scanzonata e Goku-centrica, i Cavalieri dello Zodiaco affrontano tematiche molto più “serie”, come il sacrificio personale per un ideale superiore, l’amicizia intesa come valore assoluto e l’accettazione di alcuni drammi personali che diventano il vero motore della vicenda, oltre ad avere ben cinque protagonisti che si contendono la scena. In questo mondo in cui le divinità si contendono il potere assoluto sulla terra, in cui gli dei ritengono che incarnarsi in corpo mortale sia un disonore, i guerrieri di Atena sono suddivisi in tre classi: cavalieri di bronzo, cavalieri d’argento e cavalieri d’oro, la massima carica a cui può aspirare un guerriero di Atena. Non ci soffermeremo più di tanto sulla lunghissima trama, piuttosto analizzeremo alcuni punti essenziali per cercare di capire il significato profondo di questo anime epico che ha saputo rappresentare alcuni valori assoluti come l’amicizia, il senso del dovere, il sacrificio e l’amore per gli esseri umani umili e indifesi.

I PERSONAGGI PRINCIPALI: I CAVALIERI DI BRONZO
Dire che il protagonista dei Cavalieri dello Zodiaco è Seiya di Pegasus (solo Pegasus in Italia), è dire una mezza verità. E’ vero, lui in qualche modo il punto di riferimento di tutti gli altri cavalieri di Atena, ma l’opera è stata concepita per essere corale. E, infatti, insieme a lui compaiono quasi subito gli altri co-protagonisti: Shiryu di Dragon (Sirio il dragone), Hyoga di Cignus (Cristal il cigno), Shun di Andromeda (Andromeda) e Ikki di Phoenix (Phoenix). Tutti e cinque incarnano ognuno un ideale di cavaliere e si compensano l’uno con l’altro. Tutti, inoltre, hanno dovuto sopportare allenamenti durissimi ottenere le loro armature. Pegasus è quello più impetuoso e testardo, si getta sempre a capofitto nella battaglia senza pensaci due volte. Sirio, invece, è quello più riflessivo, pronto a sacrificarsi per gli amici sempre e comunque. Un personaggio molto riuscito: si acceca da solo per sfuggire allo scudo di Medusa che trasforma in pietra e per salvare Pegasus e Andromeda e dona tutto il suo sangue per riportare in vita la sua armatura e quella di Pegasus (anche se poi viene salvato dal Grande Mur dell’Ariete, commosso dal suo gesto). Freddo e distaccato, invece, appare Cristal il cigno, i cui poteri non a caso sono legati al ghiaccio, nonostante il suo dramma personale. Sensibile e poco incline al combattimento è Andromeda: la sua catena, infatti, è più un’arma difensiva che offensiva. E, infine, c’è Ikki di Phenix, il cavaliere toccato dal lato oscuro. Per conquistare la sua armatura ha dovuto uccidere il suo maestro che, a sua volta, gli aveva ucciso la ragazza che amava. Nella prima parte della serie lo vediamo antagonista, tanto da rubare la sacra armatura del Sagittario durante la guerra galattica, per poi “convertirsi” al bene. Solitario, schivo, fa parte a pieno titolo del gruppo dei bronze Saint ma rimarrà sempre una voce solista, seppur legatissimo al fratello Andromeda. Il suo “fantasma diabolico”, è uno dei colpi più potenti e interessanti dell’universo Saint Seiya. L’altro personaggio essenziale della vicenda è Saori Kido (Lady Isabel di Thule), la reincarnazione della dea Atena. Ogni volta che la terra è minacciata dalle forze oscure, la dea della giustizia si reincarna in una fanciulla mortale. Saori, all’inizio della storia, ci viene presentata come un’antipatica ricca e viziata. Quando si scoprirà il mistero della sua identità, non esiterà mai a proteggere la terra: contro il Gran Sacerdote traditore (si scopre, infatti, che Saga dei Gemelli, cavaliere d’oro, aveva tradito il Grande Tempio per prenderne il potere e dominare la terra), contro Nettuno o contro Ade. Salvata in fasce da Aiolos del Sagittario (Micene di Sagitter), viene affidata ad Alman di Thule, proprietario di un orfanotrofio in cui si allevano i futuri cavalieri di Atena. Nell’ultima saga (Ade), combatte a fianco dei cavalieri con la sua armatura divina. Il suo cosmo è il più potente di tutto l’universo Saint Seiya e, oltre a proteggere i cavalieri, dona loro anche forza nei momenti di difficoltà.

I CAVALIERI D’ORO
Non esistono i Cavalieri dello Zodiaco senza i Gold Saint. Incredibile ma vero, i 12 cavalieri d’oro legati alle costellazioni dello zodiaco, sono diventati i co-protagonisti/antagonisti più famosi dell’intera saga. Affascinanti, potenti, in grado di muoversi alla velocità della luce e di bruciare il cosmo come pochi, facciamo la loro conoscenza durante la Saga del Grande Tempio. Ognuno di loro custodisce una casa e i nostri cavalieri di bronzo dovranno sconfiggerli per arrivare nelle stanze del Gran Sacerdote/Saga dei Gemelli se vogliono salvare la vita di Atena, colpita da un freccia mistica. I cavalieri d’oro si battono per il bene di Atena e solo pochi di loro intuiscono il tradimento di Arles/Saga dei Gemelli: sono convinti, infatti, di essere nel giusto non sapendo che Lady Isabel è in realtà la reincarnazione della dea. Affronteranno Pegasus e compagnia in scontri epici, ricchi di colpi di scena. Alcuni di loro periranno, altri invece si renderanno conto di essere stati ingannati dal Gran Sacerdote dopo aver combattuto contro i cavalieri di bronzo. Alcuni, invece, avevano già intuito del tradimento: Mur dell’Ariete, infatti, li lascia passare dopo aver riparato le loro armature e spiegato loro in cosa consiste la vera forza di un cavaliere, ovvero la capacità di acquisire il settimo senso. Il settimo senso è la capacità di bruciare il cosmo, l’energia interiore, facendo scaturire una forza pari a quella di un Big Bang. Altro cavaliere che si era allontanato volontariamente dal Grande Tempio è Dokho della Bilancia che non custodisce nemmeno la sua casa, visto che altri non è che il maestro di Sirio, il nanetto decrepito che non si muove mai dalla cascata dei Cinque Picchi. Solo nella saga di Ade scopriremo che Dokho ha rallentato i suoi battiti cardiaci al minimo per conservare il suo aspetto giovanile: per lui, infatti, non sono passati 261 anni ma 261 giorni. Altri cavalieri d’oro degni di attenzione sono Shaka della Vergine, “l’uomo più vicino a Dio”, cavaliere che incarna la filosofia buddista. Nella saga di Ade è l’unico a saper usare l’ottavo senso, l’Arayashiki, ovvero la capacità di entrare nel regno dei morti da vivo. E come non citare Death Mask del Cancro, un cavaliere senza scrupoli che scatena l’ira di Sirio dopo aver attentato alla vita della povera e indifesa Fiore di Luna. Interessante anche Camus dell’Acquario. Nell’anime non viene detto che Camus è stato il maestro di Cristal, cosa invece che viene detta nel manga. Il suo allievo, dopo un duello epico, riuscirà a padroneggiare per pochi istanti lo zero assoluto, sconfiggendolo. Duello degno di attenzione anche quello fra Milo dello Scorpione e Cristal: Milo è uno dei cavalieri che, dopo aver combattuto con il cavaliere di bronzo, si renderà conto che a muovere Pegasus e gli altri è “la vera forza di Atena” e lo lascerà passare. Saga dei Gemelli, forse il cavaliere d’oro più forte, alla fine praticamente si suiciderà al cospetto di Atena in un momento in cui la sua personalità buona prende il sopravvento.

I COMBATTIMENTI
Il fascino di questo anime è legato indubbiamente anche alla bellezza delle armature (cloth) e ai duelli. A differenza di altri shonen da combattimento, i Cavalieri dello Zodiaco non sono ricchi di colpi spettacolari o di tecniche fantasmagoriche. I cavalieri, infatti, padroneggiano al massimo tre o quattro colpi e il bello dei duelli è più l’ideale che ci sta dietro che non lo scontro vero e proprio. Ogni cavaliere, infatti, ha alle spalle una sua filosofia di vita e di combattimento e, al di la dello scontro fisico, ciò che è importante è proprio la motivazione che li spinge a combattere. L’anime, inoltre, è dotato di una bellissima colonna sonora composta da Seiji Yokoyama che sottolinea in maniera sublime alcuni di questi scontri.

IL DOPPIAGGIO ITALIANO
A differenza di altri anime trasmessi in Italia negli anni ’80, il doppiaggio dei Cavalieri dello Zodiaco è degno di questo nome. La traduzione esatta di Saint, infatti, è “Sacro Guerriero” che in Italia e in altri Paesi occidentali è stato reso in “Cavaliere”, parola che evoca sicuramente lealtà ed epicità tipica soprattutto del mondo medievale. E ciò, bisogna ammetterlo, si adatta bene all’opera di Kurumada. Inoltre, a sottolineare il tema “epico” dell’anime, i nostri cavalieri parlano un linguaggio colto, pieno di citazioni letterarie, da Dante a Foscolo, rendendo ancora più sublime l’intera vicenda. Certo, alcuni riferimenti alla cultura orientale si sono persi e i nomi originali dei personaggi sono stati quasi tutti cambiati. Tuttavia, rimane uno dei doppiaggi più belli mai realizzati e rende pienamente giustizia a questo capolavoro dell’animazione.

Irene Savasta
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