Giudiziaria Comiso 12/12/2015 13:09 Notizia letta: 3229 volte

Nuova ordinanza di custodia per Mario Campailla

Minacce al sindaco
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Comiso - Ancora un’ordinanza di custodia cautelare per il pluripregiudicato e sorvegliato speciale “Mario Campailla” (detto U Checcu), attualmente detenuto in carcere per estorsione. I fatti contestati risalgono a luglio scorso, quando aveva minacciato di morte il sindaco di Comiso il vice Sindaco ed i loro collaboratori. il GIP aveva applicato la misura dell’obbligo di firma ma la Procura della Repubblica di Ragusa ha fatto ricorso ed il Tribunale del Riesame di Catania, accogliendo le motivazioni a supporto, ha modificato la misura cautelare aggravandola. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento del Tribunale del Riesame. In quell’occasione era stato arrestato dalla Squadra Mobile, dalla Digos e dal Commissariato di Comiso. Il Dott. Francesco Puleio, titolare delle indagini, aveva chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere. Il GIP aveva convalidato l’arresto ma aveva applicato la misura cautelare, molto meno grave rispetto all’obbligo di presentazione alla P.G. Considerato quanto accaduto, la Procura della Repubblica di Ragusa depositava immediatamente un atto d’appello ed a supporto della richiesta al Tribunale del Riesame di applicare la più grave misura della custodia cautelare in carcere, il Dott. Puleio rappresentava tra le altre cose, che Campailla è un soggetto pluripregiudicato anche per aver fatto parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso e per questo e tutti gli altri reati commessi (rapine, estorsioni, porto d’armi, traffico di stupefacenti), data la sua pericolosità sociale, era destinatario della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza e non era possibile applicare una diversa misura se non quella del carcere. Il Tribunale del Riesame di Catania ha accolto il ricorso della Procura della Repubblica, evidenziando che effettivamente il soggetto in questione era particolarmente pericoloso e che doveva essere applicata una misura cautelare ben più grave, sposando così le motivazioni addotte dalla Procura di Ragusa. Notificata l’ordinanza a Campailla, questi ricorreva in Cassazione per ottenerne l’annullamento, ma la Suprema Corte ha rigettato il provvedimento e così oggi il personale della Squadra Mobile di Ragusa, con ordine d’esecuzione della Procura della Repubblica di Ragusa, si è recato in carcere da Campailla (dove attualmente si trova in regime di custodia cautelare per i reati di estorsione continuata) per notificare il provvedimento. A luglio, come si ricorderà, Campailla aveva più volte minacciato gli operai prima ed il Sindaco Spataro dopo, per aver montato un palco in Piazza Fonte Diana a pochi passi dal bar della sua compagna (di fatto gestito da lui). A suo dire il palco doveva essere montato in un’altra posizione perché i suoi clienti dovevano beneficiare degli spettacoli e che diversamente lui non avrebbe ricevuto il profitto sperato. Campailla aveva più volte minacciato gli operai che addirittura avevano sospeso i lavori di installazione del palco perché intimoriti e si erano rivolti anche all’organizzatore. Dopo aver minacciato gli operai Campailla si era recato presso l’ufficio del Sindaco Spataro chiedendo conto e ragione del perché stava facendo montare il palco in quella posizione. Nonostante le minacce, il Sindaco ha mantenuto la sua posizione rispondendo fermamente che non accettava un comportamento simile. Per tutta risposta Campailla riferiva che a quel punto “avrebbe dovuto avere paura di uscire da casa”. Il Sindaco dopo una breve narrazione dei fatti, si è recato presso il Commissariato della Polizia di Stato a Comiso per presentare formale denuncia nei confronti del Campailla. Inoltre, sempre la Polizia di Stato aveva tratto in arresto Campailla ad Aprile in quanto aveva violato nuovamente le prescrizioni imposte dalla Sorveglianza Speciale di P.S. In quella occasione era stato colto in flagranza del reato di guida senza patente. Durante le operazioni di Polizia aveva minacciato gli agenti riferendo loro che “non avrebbero potuto più lavorare a Comiso”.

Irene Savasta
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