Attualità Vittoria 18/12/2015 11:58 Notizia letta: 3565 volte

Malala di Davis Guggenhein vince il Peace Fest

District Zero di Pablo Iraburu, Jorge Fernández e Pablo Tosco è il miglior documentario
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/18-12-2015/malala-di-davis-guggenhein-vince-il-peace-fest-500.jpg

Vittoria - Malala, dell’americano Davis Guggenhein, è il miglior lungometraggio della terza edizione del Vittoria Peace Film Fest 2015. È il verdetto della giuria composta da Nello Correale, regista e presidente onorario del festival, Laura Silvia Battaglia, giornalista e documentarista, Gianni Molè, giornalista, segretario dell’Assostampa di Ragusa, Tullia Giardina, docente di lettere e saggista di storia del cinema.
Ieri sera, alla presenza dei numerosi spettatori che hanno affollato la Sala 2 della Multisala Goden di Vittoria, si è tenuta la cerimonia di premiazione dei migliori film delle tre sezioni del festival: lungometraggi, cortometraggi e documentari.
Malala è un ritratto intimo e personale del Premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai, divenuta un obiettivo dei talebani e rimasta gravemente ferita da una raffica di proiettili durante un ritorno a casa sul bus scolastico, nella valle dello Swat, in Pakistan. Allora quindicenne (ha compiuto 18 anni lo scorso luglio) era stata presa di mira, insieme al padre, per la sua battaglia a favore dell’istruzione femminile, e l’attentato di cui è stata vittima ha suscitato l’indignazione e le proteste di sostenitori da tutto il mondo. Miracolosamente sopravvissuta, ora conduce una campagna globale per il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini nel mondo, come co-fondatrice del Fondo Malala.
La giuria ha assegnato il premio speciale Fice (Federazione italiana cinema d’essai) al film Anche la pioggia dell’attrice e regista spagnola Icíar Bollaín. Il lungometraggio racconta il lavoro di una troupe cinematografica impegnata nelle riprese di un film sulla rivolta indigena all’epoca dello sbarco di Cristoforo Colombo, intrecciando una storia contemporanea in cui i nativi lottano contro la multinazionale che minaccia di privatizzare le risorse idriche della città di Cochabamaba. Il film è scritto da Paul Laverty, lo sceneggiatore di Ken Loach da La canzone di Carla in poi.
District Zero di Pablo Iraburu, Jorge Fernández e Pablo Tosco è il miglior documentario. Mostra le vite sospese e intrappolate in “un punto zero” a causa della guerra siriana. La peggiore emergenza umanitaria degli ultimi tempi, che in oltre quattro anni di guerra ha generato quasi quattro milioni di profughi, e oltre sette milioni di sfollati interni. Il film è raccontato attraverso la struggente storia in presa diretta di Maamun Al-Wadi, rifugiato siriano che inizia una nuova vita nel campo profughi di Zaatari, in Giordania, riparando telefonini e aiutando gli amici a stampare foto dei bei tempi andati.
I am Sami di Kae Bahar è il miglior cortometraggio. Girato in Kurdistan, racconta la storia di Sami, dieci anni, che vive in una zona di guerra. Il bambino è costretto a prendere decisioni che potrebbero cambiare il corso della sua esistenza.
Secondo Correale, “i film premiati non sono semplicemente film sulla pace. Sono opere che raccontano storie semplici e insieme straordinarie. Ma, soprattutto, sono degli ottimi film, che il pubblico ama”.
Per Luca e Giuseppe Gambina, direttori artistici del Vittoria Peace Film Fest il bilancio della terza edizione è “ampiamente positivo. Ogni giorno, per quattro giorni, pur in un periodo prenatalizio, il cinema d’autore ha confermato di potere contare su spettatori fedeli di tutte le età. Il successo di quest’anno ci spinge a continuare con convinzione”.
I Gambina annunciano un novità per la prossima edizione. “Sicuramente – affermano – sarà varato un nuovo premio. Il premio scuola. Naturalmente sarà assegnato dagli studenti degli istituti superiori della città. Si tratta di un riconoscimento che vogliamo dare ai ragazzi vittoriesi, sempre attenti al cinema di qualità. Perché un fatto è certo: bisogna sfatare un luogo comune. I giovani non cercano solo i cosiddetti film d’evasione. Cercano buone storie, raccontate con passione”.

Redazione