Cultura Cartoni animati

Inuyasha, il MedioEvo, giapponese

Un manga malinconico
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Quando l’amore trascende il tempo e la morte riesce ad ingannare il suo destino, significa che siamo di fronte ad un anime e un manga di nome Inuyasha. Questo shonen, scritto da Rumiko Takahashi e arrivato in Italia nel 1996, è stato trasmesso su MTV Anime Night e si è concluso nel 2008. 167 episodi più 26 episodi finali (denominati “The final act”): Inuyasha ha sicuramente segnato una generazione di giovani appassionati per le tematiche trattate, per i bellissimi combattimenti e per quella vena di malinconia che attraversa tutta la saga. E, finalmente, un anime e un manga con un finale decente e un doppiaggio degno di questo nome. Ambientato nell’epoca Sengoku (una sorta di medioevo giapponese, chiamato anche epoca degli stati belligeranti), cronologicamente si divide fra epoca moderna e 1500 circa. I due protagonisti principali, infatti, viaggiano nel tempo, divisi fra il Giappone moderno e l’epoca dei feudi in guerra. Tutto questo, per recuperare il misterioso gioiello denominato Sfera dei quattro spiriti (o Shikon) e sconfiggere Naraku, il grande nemico che fa da collante all’intera saga.

LA TRAMA IN PILLOLE
La trama di Inuyasha risulta essere piuttosto complessa ma qui ci limiteremo a delinearla brevemente. Protagonista della vicenda è Inuyasha, un mezzodemone figlio di un demone cane e di una donna umana che vive nell’epoca Sengoku. Inuyasha vuole impossessarsi della sfera dei quattro spiriti per diventare un demone completo e per questo arriva nel villaggio in cui la sfera viene custodita e purificata dalla sacerdotessa (miko), Kikyo. Nel primo episodio vediamo Inuyasha attaccare il villaggio e Kikyo imprigionarlo all’albero sacro con una freccia mistica. Subito dopo la sacerdotessa, coperta da orrende ferite, prima di morire chiede alla sorellina Kaede di bruciare il suo corpo insieme alla sfera. Kikyo esala l’ultimo respiro e il suo corpo viene bruciato insieme al gioiello. Cinquecento anni dopo, l’ambientazione si sposta nel Giappone moderno e facciamo la conoscenza di Kagome Higurashi, un’adolescente che vive con la sua famiglia in un antico tempi shintoista. Per caso, la ragazza si avvicina al pozzo e viene tirata giù da un’orrenda creatura millepiedi. Si ritrova, quindi, catapultata in un mondo sconosciuto. Fa presto la conoscenza di Kaede e, vista l’incredibile somiglianza fisica con la defunta sorella, le dice che probabilmente è la reincarnazione di Kikyo. Attaccata dal demone, la ragazza viene ferita e dal suo fianco fuoriesce la sfera dei quattro spiriti. Si ritrova ai piedi dell’albero sacro e Inuyasha si sveglia. Disperata, lo libera dalla freccia che lo sigillava e così Inuyasha torna in vita, risvegliatosi dal suo sonno durato cinquant’anni. In maniera del tutto accidentale, però, la sfera viene distrutta in mille pezzi e i frammenti vengono sparsi un po’ dappertutto. Inuyasha e Kagome, così, iniziano la ricerca di tutti i pezzi per poter ricostruire il gioiello.

IL GRANDE INGANNO DI NARAKU
Con il proseguire della storia, fra combattimenti emozionanti per conquistare i frammenti della sfera e la conoscenza di personaggi che si uniscono alla “compagnia” di Inuyasha (tra cui Sango, la sterminatrice di demoni, Miroku, il monaco depravato e Shippo, cucciolo di demone volpe), si viene a scoprire che Inuyasha e Kikyo, cinquant’anni prima, erano caduti in una trappola ordita da un demone di nome Naraku che aveva preso le sembianze di Inuyasha e Kikyo. I due, infatti, all’insaputa di tutti, si erano innamorati e Kikyo voleva utilizzare la sfera per far diventare Inuyasha umano e vivere per sempre insieme a lui e far scomparire definitivamente la sfera, causa di tanti mali. Naraku, sotto le spoglie di Inuyasha, ferì a morte la sacerdotessa, mentre sotto le spoglie di Kikyo spinse il mezzodemone ad attaccare il villaggio e rubare il mistico gioiello. La vera Kikyo, pensando di essere stata ingannata dal suo unico amore, lo sigillò all’albero sacro non riuscendo ad ucciderlo e, invece di pregare la sfera per avere salva la vita, preferì portarla con sé nella morte. Ma cinquecento anni dopo, la sfera riuscì ad approfittarsi dei sentimenti di Kikyo che “voleva vedere ancora una volta Inuyasha”, ingannò il suo stesso destino e riapparve con Kagome.

KIKYO E NARAKU
Kikyo, però, riappare nel mondo dei vivi a causa di un’arte demoniaca. Lei, che in vita era stata una nobile sacerdotessa, non sa nulla della trappola di Naraku e il suo corpo finto, fatto solo di ceneri e terra tombale, si muove solo grazie al rancore che prova nei confronti di Inuyasha e alle anime delle donne morte sole. All’inizio è malvagia, non esita ad uccidere chiunque si metta sul suo cammino e vorrebbe portare Inuyasha con sé nel regno dei morti. Quando scoprirà il grande inganno di Naraku, pur restando un personaggio freddo, un non-morto solitario, cambierà atteggiamento e il suo scopo sarà quello di uccidere il nemico. Veniamo a scoprire, infatti, che Naraku è un mezzodemone, nato dall’unione fra molti demoni malvagi e l’anima di un ladruncolo paralitico di nome Onigumo che Kikyo aveva curato in una grotta. Onigumo nutriva nei confronti di Kikyo un desiderio carnale e voleva ottenere un nuovo corpo per poter rapire la sacerdotessa e farne la sua donna. Per questo si fece divorare dai demoni. Da quell’unione nacque Naraku. Kikyo aiuterà spesso la compagnia di Inuyasha, anche se indirettamente: il protagonista, infatti, resterà sempre legato all’antico sentimento per la sacerdotessa che aveva donato la vita per lui, pur nutrendo un profondo amore anche per Kagome. Questa ambivalenza sarà fonte di scontro fra Kagome e Inuyasha molte volte, fino a quando la protagonista si renderà conto che in nessun modo potrà spezzare quell’antico legame. Alla fine, la sacerdotessa riuscirà a sfidare Naraku con cui ingaggerà una battaglia spirituale, ma soccomberà. Nel momento forse più commovente di tutto il manga, Kikyo muore fra le braccia di Inuyasha, dicendo però di essere felice e dicendo a Kagome di essere riuscita a salvare la sua anima.

LA SFERA DEI QUATTRO SPIRITI
E’ questo gioiello mistico a muovere tutta l’azione. Formato dall’unione di quattro spiriti ovvero coraggio, amicizia, saggezza e amore, la sfera di per sé non è né buona né cattiva. Dipende, infatti, da chi la possiede. Nelle mani di Kikyo o di Kagome, si purifica. Nelle mani dei demoni o di uomini dall’animo malvagio, ne accresce la malignità. Alla fine della serie, Naraku riesce ad ottenere la sfera completa ma viene sconfitto grazie alle abilità di ognuno dei personaggi che contribuiscono alla sua totale distruzione durante la battaglia finale. La sfera, però, rimane in vita e sarà Kagome che riuscirà a farla scomparire definitivamente dal mondo grazie al “desiderio giusto”. La sfera dei quattro spiriti, infatti, non esaudisce mai il vero desiderio di ognuno. Di solito, infatti, chi la brama vuole ottenere qualcosa di relativamente “semplice”. Naraku, a fine serie, ammette che il suo desiderio non era quello di ottenere un corpo da demone (esita molto, infatti, ad assorbirla perché sa benissimo che la sfera rende mostruosi), ma ottenere l’anima e il corpo di Kikyo per sé. Kikyo stessa, nel momento della sua morte, non chiede di avere salva la vita, ma di poter rivedere ancora una volta Inuyasha.

NE’ BUONO, NE’ CATTIVO
Un manga e un anime complesso come Inuyasha affascina soprattutto perché mette a nudo alcune tematiche molto interessanti. Ciò che emerge, infatti, è la volontà dell’autrice di sottolineare la fragilità dell’animo umano e le debolezze del cuore. Le paure, i dubbi e le incertezze che muovono un po’ tutti i personaggi, fanno parte di un universo molto “umano” e a volte davvero poco eroico ma sicuramente parecchio realistico nonostante la palese ambientazione fantasy. Nessuno dei personaggi è esente da macchie, quasi tutti convivono con paure o dubbi sulla propria identità. La solitudine iniziale di Inuyasha lo rende ostile nei confronti del mondo e solo l’amicizia e l’amore incondizionato di Kagome lo salverà da sé stesso e soprattutto, alla fine, accetterà la sua natura di mezzodemone, né uomo, né demone completo, vivendo la sua condizione come caratteristica personale, supportato dall’affetto di tutti gli altri membri della squadra.

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