Cultura Amarcord 31/12/2015 00:58 Notizia letta: 4791 volte

Salvatore Adamo e il mio tempo

Marina di Ragusa fu per un attimo Adamo stesso, la sua stessa immagine
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Madrid - Ogni fine d’anno è tempo di bilanci. È il tempo più incline alla nostalgia, ai ricordi.
Cinquant’anni fa il mondo sembrava una splendida avventura, la scommessa da vincere.
Il Sessantotto era nell’aria con i suoi fermenti, con le sue rivendicazioni sociali che avevano inseguito o accompagnato un miracolo: il boom economico di un’Italia definitivamente fuori dalla guerra.
Non vestivamo più alla marinara ma andavano di moda la sciarpa lunga rossa e la barba da intellettuale impegnato di Sinistra, l’Unità sotto braccio, la pipa in bocca.
Salvatore Adamo, esattamente cinquant’anni fa, scalava tutte le classifiche europee con le sue canzoni malinconiche, i suoi amori malati, la sua voce che era così vera da sembrare la voce stessa del cuore.
Il giovanissimo cantante fu il volto pulito dell’italiano all’estero che, tuttavia, non aveva dimenticato la sua Terra, la Sicilia, perché la portava dentro di sé, nel suo Dna, nel suo stesso sangue mediterraneo.
“La Notte” è del 1965. “Elle”, del 1966, fece letteralmente impazzire i Juke box.
Marina di Ragusa fu per un attimo Adamo stesso, la sua stessa immagine.
Ma le sue canzoni descrivevano, invece, più che Marina di Ragusa Donnalucata: malinconica, triste, il luogo incantato dell’amore impossibile.
Cinquant’anni son troppi per i miei occhi stanchi che guardano un futuro che non c’è, un futuro che già ha tutte le risposte e nessuna incognita.
Una notte, son passati diversi anni ormai, Adamo tornò a cantare, ricordo, al Koala Maxi di Playa Grande.
Un Adamo molto invecchiato come me, ma ancora più straordinariamente espressivo e romantico, dolente aedo di un’intera generazione, la mia.
Dopo scroscianti e interminabili applausi, il cantante concesse uno dei suoi brani più riusciti come bis. Era stato richiesto in maniera accorata da una signora, infatti, di cui tacque il nome ma che lui aveva conosciuto in camerino prima del concerto.
“Accanto a te l’estate” era questo il titolo.
Un tempo indimenticabile, fermato nella memoria dalla sua struggente musica, era restituito a una donna e al sogno di noi tutti grazie alla magia di una canzone.

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