Lettere in redazione Infanzia ritrovata 31/12/2015 21:32 Notizia letta: 1945 volte

Caro Babbo Natale

Nuovo oscurantismo
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Su una pubblicazione di qualche tempo fa (Civ. Enig.ca), un’anziana signora confidava il suo rammarico per l’estremo realismo dei suoi nipotini, i quali, pur essendo in tenera età, non credono in Babbo Natale e -diceva testualmente- “non fanno neppure finta di crederci, come forse facevamo noi bambini di una volta”. (!)
La signora rimpiangeva anche i tempi delle letterine e della magica attesa.

Sentendoci quasi sollecitati da questa lamentela, noi diremo che intanto non ci associamo ai rimpianti della signora nonna, per il semplice fatto che su questo argomento siamo “incapaci di avere crucci o nostalgie” .
Ricordi sì, rimpianti no!.
La vita è talmente intensa e interessante nel suo divenire, che l’indugiare sul passato fino al punto di rimpiangerlo ci sembra un inutile spreco. Ogni generazione conserva un ricordo magico dell’infanzia e se i ragazzini d’oggi non scrivono più a Babbo Natale non è detto che siano meno felici di un tempo.
Per quanto ci riguarda, noi scriviamo a Babbo Natale anche ora; e non perché siamo “sclerati” (nel gergo giovanile, sclerare significa “non capire più niente a causa dell’arteriosclérosi”), ma perché invece desideriamo per tutti il dono che può venire da un vecchio saggio: la fantasia creatrice, quella capacità di vivere con integrità e consapevolezza, degne di quell’essere grandioso che è l’uomo.
Il pericolo, nel nostro tempo, è quello di perdersi nelle beghe di una società vittima di falsi valori, di non ascoltare l’istinto che guida alla socievolezza e  all’accoglienza dei propri simili, di investire i propri talenti nella realizzazione di obiettivi futili e soprattutto di perdere lo stupore e la gioia di sentirsi vivi.

Allora, caro Babbo Natale, porta in dono agli uomini del terzo millennio la capacità di ritrovare se stessi. Dona a ciascuno l’orgoglio delle grandi conquiste spirituali e la comprensione degli insegnamenti dei saggi del passato.
Vivere tra uffici e supermercati, muoversi su strade ingombre, chiusi in scatole rombanti e di difficile parcheggio, può far perdere di vista la vera dimensione umana.
Dante Alighieri fa dire ad Ulisse (Inferno, XXVI, 118-120): “Considerate la vostra semenza: nati non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza !”.
Il che è come dire << Ricordate che voi siete uomini, con capacità di ragionare: non siete nati per vivere come bruti (cioè come dissennati), ma per operare virtuosamente, ossia con prudenza e temperanza e per conseguire inoltre quella “conoscenza” che può esercitarsi nel riconoscimento dei limiti posti all’esperienza umana>>.
Cose risapute, dunque, anche nel medioevo. Eppure un nuovo oscurantismo sembra calare su questo nostro Pianeta. Violenza e superstizioni, materialismo gretto e feroce; egoismo distruttivo che non tempra l’uomo, ma che piuttosto lo rende schiavo dei suoi bisogni più immediati. Per non dire anche della crisi di religiosità, causa di tumulti esistenziali nonché di terribili e assurde contrapposizioni spirituali .
E poi, la ragnatela del virtuale, dove non esiste spessore e dove ogni cosa può essere … e può non essere.
Caro Babbo Natale, tu continua invece ad esistere e mostrati mentre viaggi in cielo con la slitta trainata dalle otto renne volanti e delle quali forse pochi di noi “ragazzini del passato”, ricordano ancora i nomi (nella versione italiana): Cometa, Ballerina, Fulmine, Donnola, Freccia, Saltarello, Donato, Cupido.
(Nella versione inglese (di lettura internazionale) i nomi sono: Comet, Dancer, Dasher, Prancer, Vixer, Donder, Blitzen, Cupid).
Molti penseranno forse che sei una nuova trovata pubblicitaria, ma chi è abituato a guardare e contemplare le stelle ti riconoscerà subito. … E rivivrà l’intensa gioia della sua infanzia ritrovata.

Federico Faraone
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