Cultura Cartoni animati 02/01/2016 18:40 Notizia letta: 2569 volte

Mimì e la nazionale di pallavolo

Lo sport come ragione di vita
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E’ stato uno dei primi spokon anime apparsi in Italia e ha spinto tantissime ragazze a giocare a pallavolo. Ammettiamolo: chi non ha mia provato almeno una volta a fare “la battuta a foglia cadente” o la “goccia di ciclone”? C’erano salti mortali al limite delle umane possibilità, allenamenti estenuanti (e a volte insensati) ed episodi di violenza da parte degli allenatori che per carità, magari agivano per il bene delle atlete, ma sicuramente oggi sarebbero da denuncia agli assistenti sociali. Stiamo parlando di “Mimì e la nazionale di pallavolo”, il cui titolo originale è “Attack N° 1”, manga di Chikako Urano pubblicato per la prima volta in Giappone nel lontano 1969 ma arrivato in Italia nel 1981 con il titolo “Quella magnifica dozzina”, poi cambiato e ridoppiato in “Mimì e la nazionale di pallavolo”. Venne mandato in onda dall’allora Fininvest negli anni 1982-1995. L’anime è piuttosto lungo e si compone di 104 episodi e narra le avventure sportive (e non solo) di Kozue Ayuhara (in Italia Mimì) che, partita dalla squadra locale, il Fujimi, riesce ad arrivare ai campionati nazionali e a diventare l’attack number 1 (da qui il titolo originale del manga). Ma c’è qualcosa che differenzia questo spokon (anime o manga di genere sportivo) da altri simili dedicati agli atleti, non solo perché pionieristico del genere ma, soprattutto, per come la vicenda si sviluppa e per come si evolve il personaggio principale, cioè Mimì Ayuhara. La trama, così come quella di quasi tutti gli anime sportivi, è piuttosto lineare: Mimì è un’adolescente che si è trasferita da Tokyo in una cittadina vicino al mare a causa dei suoi problemi di salute (soffriva, infatti, di tubercolosi, nell’anime invece viene detto che aveva una malformazione cardiaca). La pallavolo l’ha aiutata a guarire dai suoi problemi di salute e l’ha anche temprata nel carattere. Dopo essersi unita alla locale squadra della scuola, il Fujimi, viene ben presto notata per il suo talento dall’allenatore Hongo che comincia a farla allenare in tutti i modi possibili e immaginabili per farle sviluppare al massimo il suo talento. Ben presto, entra in competizione con Midori Hayakawa per il titolo di capitano della squadra. Le due, inizialmente acerrime nemiche, finiranno ben presto per consolidare un vero rapporto d’amicizia. Grazie al rapporto d’amicizia e rivalità, Mimì e Midori per due volte portano in finale il Fujimi al torneo nazionale scolastico. Successivamente, vengono notate e portate nella squadra nazionale juniores giapponese e partecipano al campionato mondiale negli Stati Uniti perdendo in finale contro l’Unione Sovietica. Orami al liceo, Mimì entra nella Nazionale Maggiore giapponese e partecipa ai campionati mondiali in Bulgaria. Cronologicamente, siamo nel 1970 e quell’anno il Giappone riesce a vincere in finale sempre contro l’Unione Sovietica e per questo Mimì viene dichiarata “Attack Number 1”. L’anime finisce con Mimì proiettata verso le olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972.

LO SPORT: RAGIONE DI VITA

La trama, dunque, risulta piuttosto semplice eppure questo spokon si differenzia davvero rispetto ad altri che appartengono al genere “sportivo”. Basti pensare, ad esempio, a “Mila e Shiro”, un anime scanzonato in cui sostanzialmente la protagonista, Mila Azuki, non ha uno sviluppo caratteriale degno di nota. In Italia, tra l’altro, viene detto che Mila Azuki è la cugina di Mimì Ayuhara ma naturalmente tale parentela non esiste. Attack N° 1 è uno dei primi manga in cui viene introdotto un personaggio che all’inizio ci viene presentato come nemico della protagonista (in questo caso Midori), ma che poi invece si rivela esserne il sostegno principale. Un tema che poi verrà riproposto in tutte le salse anche in manga contemporanei. La cosa interessante, inoltre, è che la protagonista non si dedica solo ed esclusivamente alla pallavolo (pur essendo questo il suo principale interesse), ma vive una vita normale da adolescente, con una bella dose di dramma: i suoi problemi di salute, familiari, il rapporto con le altre compagne di classe e di squadra e soprattutto affronterà anche la depressione dovuta alla morte dell’amato Sutomo. Mimì è una ragazza piuttosto volitiva, per certi versi ribelle: affronta non poche difficoltà con le compagne di squadra, soprattutto all’inizio della serie, perché viene vista come una minaccia in quanto talentuosa. Eppure, fuori dal campo da gioco, anche con le avversarie più pericolose, la relazione è quasi amicale, da vere sportive. La lezione principale del manga è che non si ottiene nulla senza sforzi sovrumani. Mimì si allena il doppio delle sue compagne e l’allenatore la sfianca a pallonate. Indimenticabili, poi, gli allenamenti con le catene ai polsi. Il campo da gioco diventa un campo di battaglia, dove non è raro veder scorrere anche il sangue. Alla fine, però, l’impegno, la dedizione incondizionata all’obiettivo principale e il sostegno da parte della squadra, permetteranno alla protagonista di raggiungere gli obiettivi. Di particolare importanza l’episodio dell’anime numero 52, cioè quello della morte di Sutomo. Ragazzo molto popolare a scuola, decide ad un certo punto di abbandonare gli studi per aiutare i genitori a gestire il negozio di frutta e verdura. Mimì, tra l’altro, è sua cugina di secondo grado ma, nonostante questo, i due provano un’evidente attrazione anche se non si concretizzerà mai in nulla. Ad un certo punto della serie, Sutomo perde il controllo del camioncino che stava guidando e cade in un burrone, morendo poi all’ospedale. La morte del ragazzo farà sprofondare Mimì in una terribile depressione tanto da pensare, ad un certo momento, di abbandonare anche la pallavolo. Ma alla fine, il dolore verrà trasformato dalla protagonista in “energia positiva” e continuerà a giocare per cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati. Guardato con i nostri occhi contemporanei l’anime ha sicuramente uno stile piuttosto “datato”. I disegni, infatti, sono tipici degli anni ’70 e i colpi segreti di Mimì e delle sue antagoniste risentono tantissimo di quel paranormale presente in opere coeve, come ad esempio Rocky Joe o L’uomo Tigre. Anche l’eccessiva durezza degli allenamenti possono apparire ai nostri occhi come fuori da qualsiasi logica: botte da orbi da parte di allenatori e compagne di squadra più anziane, sono veramente orami lontani dal nostro mondo. Eppure, “Attack N°1” rimane uno degli spokon più belli con una protagonista di grande spessore umano, oltre che sportivo.

Irene Savasta
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