Attualità Chiaramonte Gulfi 05/01/2016 15:56 Notizia letta: 2905 volte

4 gennaio 2016. Approvato il bilancio preventivo. Del 2015

Dal Consiglio comunale
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Chiaramonte Gulfi - E’ stato approvato ieri sera il “bilancio della discordia 2015” a Chiaramonte Gulfi. Lungo e travagliato è stato l’iter che ha portato ieri sera (con notevole ritardo) all’approvazione del bilancio di previsione 2015 alla fine votato con 7 voti favorevoli (gruppo Cambiare per Crescere, vicino alle posizioni del sindaco) e 8 astenuti (PD e Sicilia Democratica). Usciti di proposito dall’aula i consiglieri Giuseppe Nicastro e Salvatore Occhipinti. Restano comunque debiti fuori bilancio che possono essere recuperati nel 2016 (due transazioni e due cause da circa 40 mila euro nei confronti di due dipendenti comunali). Il bilancio, in ogni caso, è passato con un emendamento proposto dal PD che prevede di togliere dal capitolo Sport Turismo e Spettacolo 24 mila euro da destinare alle famiglie che percepiscono il contributo straordinario del Comune. Una cifra che non sarà disponibile subito ma che sarà possibile recuperare nel corso dei mesi impinguando il contributo di volta in volta. Il bilancio è stato illustrato dall’assessore al ramo, Salvatore Vargetto, che ha ripercorso il lunghissimo iter che ha portato, alla fine, il bilancio di previsione in aula solo ieri sera. Com’è noto, il documento doveva essere approvato il 30 settembre ma alla fine si è arrivati al 28 gennaio con l’insediamento del commissario Leonelli che ha messo in mora il consiglio comunale. La polemica è di dominio pubblico: da una parte, l’amministrazione sostiene che i ritardi nell’approvazione sono stati necessari per chiudere la transazione con l’ENEL ed evitare un ulteriore aumento delle tasse (come ad esempio l’IMU agricola) cercando di reperire le somme in altro modo. Inoltre, accusano il presidente, Paolo Battaglia, di non aver voluto convocare il consiglio prima della chiusura dell’anno 2015, facendo slittare oltremodo i termini per l’approvazione con tutto ciò che ne consegue, ad esempio il problema del contributo alle famiglie bisognose. Dall’altra parte, invece, il gruppo vicino alla presidenza ha sempre sostenuto di aver legittimamente preso tempo per studiare le carte e, inoltre, la colpa principe del ritardo resta sempre dell’amministrazione, dato che alla data del 30 settembre il documento non era comunque pronto. Inoltre, il commissario nel momento in cui si è insediata, non ha chiesto al presidente di convocare la data del consiglio prima del 4 gennaio e quindi, tale atto, sarebbe stato legittimato da un organismo di controllo che, evidentemente, non ha avuto nulla da eccepire. Giuseppe Nicastro, dichiara: “La verità è che nei primi nove mesi l’amministrazione ha speso senza ritegno. C’è stato un comportamento ignobile: speculare sui cittadini bisognosi da parte di chi non aveva le carte in regola. Avete fatto delle pressioni psicologiche sulle opposizioni. Alcuni debiti fuori bilancio ci sono e noi li dobbiamo sostenere per la testardaggine del sindaco”. Antonella Occhipinti sostiene: “Il ritardo dell’amministrazione non è un ritardo ingenuo. Già a giugno si sapeva dei tagli. Ma da giugno a settembre avete speso quanto era possibile senza il controllo del consiglio”. Il sindaco Vito Fornaro, però, interviene e difende il suo operato: “Non c’è stato nessuno che ha speculato su questa vicenda dei contributi ai bisognosi. Lo schema degli uffici era semplice: aumentare le tasse. Noi non ce la siamo sentiti. Potevamo recuperare una bella somma dai pensionamenti ma abbiamo deciso di stabilizzare cinque persone. Vi faceva comodo che il comune fosse andato in dissesto invece abbiamo portato un risultato che conta: un bilancio in equilibrio. Abbiamo ridotto le spese di rappresentanza ad una cifra ridicola e abbiamo tagliato le indennità del 20%. In cambio, abbiamo mantenuto i servizi sociali e l’assistenza agli anziani. Certo, non abbiamo salvato il bilancio visto che alcune transazioni e le cause in corso sono debiti fuori bilancio e quello del 2016 sarà sicuramente più complesso”. Vengono proposti due emendamenti: il già citato emendamento del PD passa all’unanimità, avendo ottenuto anche il parere favorevole degli uffici. Un altro emendamento, invece, è stato presentato dal consigliere Cristina Terlato e Vito Alescio: tale emendamento prevedeva che venisse inserito in bilancio le somme necessarie per la riattivazione dei buoni pasto per i dipendenti comunali: 9 mila euro prelevati dal capitolo “Fondo oscillazione tassi” che non incideva su altre scelte o su altri servizi. Una somma non sufficiente a coprire tutto l’anno, ma che per sei mesi avrebbe garantito il servizio. L’emendamento è stato però bocciato: 6 contrari e 5 favorevoli. Stamani, le segreterie sindacali provinciali della funzione pubblica di CGIL-CISL-UIL, criticano aspramente la scelta del consiglio con una nota ufficiale: “Una decisione ingiusta, iniqua e arrogante, adottata con il sol fine di colpire i dipendenti comunali”. Poi, con ironia, commentano. “Alla luce di come sono andate le cose, ringraziamo per aver fatto proprio l’invito dei sindacati oltre ai consiglieri comunali Vito Alescio e Cristina Terlato, che hanno presentato tale emendamento, anche Antonella Occhipinti, Paolo Battaglia e Giancarlo Gurrieri che hanno votato a favore (Dario Cutello, dopo aver espresso la sua condivisione all’emendamento che reintroduceva i buoni pasto, per motivi di rapporti di parentela, non ha partecipato al voto; lo stesso ha fatto il consigliere Giuseppe Savasta). Non ringraziamo, invece, i consiglieri Luigi Stamilla, Giovanni Vivera, Giovanni Morreale, Giusi Brullo, Stefania Pastorello, Elisa Lauria che hanno votato contro. Non possiamo ringraziare nemmeno i consiglieri che a metà seduta si sono allontanati dall’aula, Giuseppe Nicastro e Salvatore Occhipinti”. Infine, una bacchettata anche al consigliere Stefania Pastorello: “Poco prima della votazione del predetto emendamento, abbiamo ascoltato, occasione quasi unica, la voce del consigliere Stefania Pastorello, in vena di facile e inutile ironia nei confronti dei dipendenti comunali. Nessun commento, ma un semplice invito a onorare il ruolo ricoperto, proponendo azioni amministrative di maggior spessore politico.” Il consigliere Pastorello, aveva chiesto al ragioniere capo qual era la cifra che servisse a coprire l’intera spesa dei buoni. Avuta la risposta di 21 mila euro, il consigliere ha chiesto: “Quindi questi 9 mila euro a cosa servono?”. Avevano risposto in aula sia Battaglia che Terlato, dichiarando che, in effetti, tale cifra serviva a coprire solo i primi mesi ma che poteva essere impinguata successivamente.

Irene Savasta
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