Cultura Modica 06/01/2016 15:30 Notizia letta: 2923 volte

Timeout, a Modica

Alla galleria Lo Magno
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Modica - Testimonia il peso dell’eredità del Novecento la collettiva “Timeout” apparecchiata presso la modicana Galleria Lo Magno, che crea un impercettibile ma coerente fil rouge tra i percorsi creativi di sei artisti, Antoci, Bramante, Cerruto, Di Rosa, Giuffrida, Lauretta. Sei mondi diversi, ma che rendono bene conto non solo, lo si accennava sopra, di quanto accade dopo le spinte sollevate dall’impressionismo e a partire dal primo decennio del ‘900, in una evoluzione di tendenze molteplici, ma anche della fisionomia infinitamente sfaccettata del panorama artistico odierno, che, anche per la libertà condotta nell’impego dei mezzi e dei registri variegati, è figlio dei processi lenti di affrancamento dalle forme proprie dell’arte tradizionalmente intesa, processi intrapresi dalle avanguardie, dalle neoavanguardie del secondo dopoguerra, dalle tendenze degli anni Sessanta e Settanta.
Una interazione di poetiche e linguaggi differenti, la mostra, che presenta con nitore di allestimento i soft banner di Rosario Antoci, desunti dalla serie “Cantieri” e sintesi di una ricerca che media fotografia, disegno, installazione, scultura, in uno sguardo analitico del reale, del quale l’artista porziona segmenti semantici prosastici ma forse significativi proprio in quanto tali. Continuità di tecnica, ma in una intenzione estetica differente, costituiscono le sovrapposizioni fotografiche di Davide Bramante, che fissa tra memoria e presenti le velocità caleidoscopiche newyorkesi, col celebre skyline scandito dalle architetture più celebri, ma anche con la linearità archetipica d’un elemento centrale della composizione, sovrastata dal volto femminile in dissolvenza.
Vi è l’allusione alla tradizione nella visitazione sciolta delle tecniche in Andrea Cerruto, che allontana nel tempo i suoi soggetti, in virtù pure del linguaggio antico scelto, memore dello spolvero e dell’affresco, mentre sono sequenze le tele di Gianni Di Rosa, immagini recuperate dal privato bagaglio memoriale e poetico, commistione di ricordo e mitologia personale. Si scarnifica d’ogni ridondante suppellettile la stanza vuota di Emanuele Giuffrida, la cui mano virtuosa consegna un ritratto allagato dei silenzi dell’io solo col proprio specchio. Ed è d’un’altra qualità il vuoto di Francesco Lauretta, che sotto la luce diaccia del cielo invernale posa sapiente il groviglio di un involucro, in contiguità tonale coi bianchi della neve e coi neri della pietra solitaria, entro un olio di grandi dimensioni, che apre con la sua sommessa potenza il percorso della mostra.
Tra le numerose esposizioni natalizie che la provincia ospita, Timeout, curata da Giuseppe Lo Magno, offre non pochi elementi di interesse e riflessione, a partire dal tono complessivamente asciutto dell’insieme, che armonizza i lavori di carriere già affermate con le voci emergenti di più nuovi talenti, diventando così l’agorà ideale in cui è possibile una rete di confronti e scambi. Il titolo, che certo fa presente l’occasione del vernissage, disposto a poche ore dall’uscita dal 2015, vuole proporre anche una pausa, proficua non solo nell’agone sportivo, ma anche nella riqualificazione della visione sulle cose del mondo e sulla babele parimenti confusa del mondo dell’arte. Del quale Timeout restituisce le tendenze alla contaminazione e all’autoreferenzialità di un’arte che spesso ama autocitarsi, ma anche la coraggiosa espressione dell’animo dell’artista, che nessun ismo è ancora riuscito a rendere demodé, per buona sorte della poesia.

La Sicilia

Elisa Mandarà
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