Cultura Cartoni animati 11/01/2016 10:43 Notizia letta: 2640 volte

Slam dunk, uno di noi

Il personaggio è un energumeno dal fisico imponente e i capelli rosso fuoco
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Non è necessario essere giocatori o esperti di basket per apprezzare Slam Dunk, un manga e un anime sportivo (spokon) arrivato in Italia negli anni 1990-1996 e trasmesso per la prima volta sul canale MTV. Sono 101 gli episodi che narrano le avventure di una squadra di basket che all’inizio della serie è completamente allo sbando: lo Shohoku. Il manga, scritto da Takehiko Inoue, è uno dei più apprezzati a livello mondiale e pare abbia contribuito a diffondere questo sport in Giappone, un po’ come è accaduto per il fenomeno del calcio con “Capitan Tsubasa” (in Italia Holly e Benji) o per “Attacker you ” (Mila e Shiro) per la pallavolo. Slam Dunk, però, si differenzia nettamente da queste opere di genere sportivo proprio per la caratterizzazione del personaggio principale, Hanamichi Sakuragi, un energumeno dal fisico imponente e i capelli rosso fuoco. Hanamichi non è un personaggio dal carattere debole che si riscatta nello sport, o un talento nato per giocare a pallacanestro. E’, invece, un giovane teppista, un bullo, temuto e odiato da tutta la scuola per i suoi modi da sbruffone e per le sue continue scorribande in giro per la città. Che cosa rende, dunque, questo manga così apprezzato da tantissime persone? Un connubio perfettamente riuscito fra comicità, disegni in stile super deformed e grande agonismo sportivo. Inoltre, la squadra dello Shohoku e i loro atleti non vincono tutto ciò che c’è da vincere: è una squadra mediocre, composta da ragazzi che principalmente bazzicavano i bassifondi e che trovano nello sport una ragione per sfogare le loro frustrazioni e la loro rabbia, impegnandosi fino in fondo per riuscire a vincere i campionati nazionali, o per fare colpo sulle ragazze.

L’INCIPIT
La vicenda inizia quando il lettore fa la conoscenza di Hanamichi Sakuragi, un bullo che passa il suo tempo ad attaccare liti. E’ particolarmente sfortunato con le ragazze: Hanamichi è stato scaricato dalla cinquantesima ragazza e lui viene avvicinato da Haruko, una giovane studentessa che, colpito dalla sua altezza e dalla sua prestanza fisica, gli chiede se a lui piace il basket. Hanamichi, fino a quel momento, odiava il basket con tutte le sue forze perché la sua ultima fiamma l’aveva scaricato per un ragazzo che giocava proprio a questo sport. Ma la dolcezza e i modi garbati di Haruko gli fanno subito cambiare idea e così inizia a frequentare il club sportivo di basket della scuola capitanato dal fratello maggiore di Haruko, Takenori Akagi, soprannominato da lui “Gorilla”. La strada che porta Hanamichi verso alcuni risultati apprezzabili, però, è molto lunga: il ragazzo, pur avendo delle innate qualità come la grande elevazione e un buon talento per i rimbalzi, manca completamente di umiltà e non esita a definirsi “genio del basket”, titolo che gli altri invece usano per prenderlo in giro, visti i disastri che all’inizio della serie combina durante le partite e gli allenamenti.

HANAMICHI, UNO DI NOI
Hanamichi, rispetto ad altri protagonisti di anime sportivi, non possiede la mentalità di uno sportivo: non è abituato a fare sacrifici, non sa cosa sia il gioco di squadra, commette falli intenzionali ed è considerato da tutti “un vero idiota”. Il suo modo di essere (potremmo definirlo un diamante grezzo), viene messo in risalto dalla rivalità con Kaede Rukawa, considerato un talento innato del basket, un vero genio e che lui odia profondamente perché ha le attenzioni di Haruko (e di tutte le altre ragazze della scuola). La carriera sportiva di Hanamichi, dunque, inizia come potrebbe iniziare quella di tutti noi: la panchina. Viene messo fra le riserve (generando la furia del nostro bullo dai capelli rossi) e quando entra in partita si fa di solito espellere quasi subito a causa dei continui falli intenzionali che commette ai danni degli avversari. Memorabili anche un auto-canestro, un passaggio sbagliato a fine partita (che lo farà scoppiare in lacrime, per la prima volta, facendo intuire che in fondo ci tiene tantissimo allo Shohoku) e delle risse in campo ai limiti del vandalismo. L’amicizia in squadra, rispetto ad altri manga dello stesso genere, non è esaltata come se fosse la cura contro tutti i mali del mondo: tutti i giocatori dello Shohoku sono in un certo senso dei disadattati e pur (alla fine) rispettandosi, non si amano poi alla follia e ciò rende Slam Dunk un manga umano, profondamente umano. Lo Shohoku, infatti, nasce dalla convergenza degli interessi di un po’ tutti i giocatori che si ritrovano in squadra o per caso, o perché si vogliono riscattare: sono nobili le intenzioni del capitano Akagi, un po’ meno quelle di Hanamichi (che entra in squadra solo perché innamorato di Haruko). Lo stesso Rukawa decide di giocare in una squadra considerata mediocre perché, nonostante il suo talento, è pigro e preferisce passare le giornate a dormire e il liceo dello Shohoku è il più vicino a casa sua. Tutti questi elementi, oltre a rendere i personaggi davvero umani, divertono il lettore: Slam Dunk, infatti, risulta divertentissimo per un lettore anche non avvezzo ai manga. E’ un’opera piacevole che vuole raccontare una storia che non ha poi fini potentemente didattici.

IL FINALE
Molti fan non hanno apprezzato il finale dell’opera che risulta molto malinconico. Lo Shohoku arriva ai campionati nazionali e disputa una partita al cardiopalma contro il Sannoh. Tutti s’impegnano, Hanamichi risulta anche decisivo nelle azioni finali e riescono a vincere. Purtroppo, però, la partiva successiva contro l’Aiwa viene persa a causa della grande stanchezza dei giocatori dello Shohoku. Hanamichi, tra l’altro, non partecipa perché ha subito un grave infortunio alla schiena. Nel manga scopriamo che Akagi e Kogure lasciano la squadra, Miyagi diventa il nuovo capitano e Haruko la nuova manager che scrive a Sakuragi in riabilitazione. Mentre legge la lettera in spiaggia, Hanamichi vede passare Rukawa con la maglia della nazionale juniores. Un finale aperto, che non è piaciuto a molti ma che invece rispecchia in pieno l’opera di Inoue. Ognuno, alla fine dell’avventura con lo Shohoku, ha preso la propria strada: chi ha talento è andato avanti, chi invece ha deciso di lasciare la squadra per dedicarsi ad altro, chi purtroppo è rimasto vittima di un infortunio. Non fa sognare, certo, ma è quanto di più realistico ci si possa aspettare.

 

Irene Savasta