Cultura Cartoni animati 16/01/2016 18:46 Notizia letta: 2917 volte

Maison Ikkoku. Per maggiori di 18 anni

Freud e il lutto
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Quando parliamo di manga seinen un occhio di riguardo si deve per forza avere per l’opera più matura della cosiddetta “regina dei manga”, Rumiko Takahashi: Maison Ikkoku resta una delle sue opere più riuscite, oltre ad essere stata un grande successo di pubblico. Il manga, come si è già detto, è un seinen, cioè è rivolto ad un pubblico di età superiore ai 18 anni. Pubblicato per la prima volta nel 1980, l’anime (arrivato in Italia con il titolo Cara dolce Kyoko), è stato trasmesso dal 1986 al 1988 ed è costituito da 96 episodi. La prima volta è stato trasmesso da Junior Tv e poi replicato in tempi più recenti sul canale Sky Man-ga. Maison Ikkoku tratta tematiche che in effetti appartengono al mondo degli adulti: la difficoltà negli studi, poi nel trovare un lavoro dignitoso ma, soprattutto, l’elaborazione del lutto. Uno spaccato del Giappone degli anni ’80, ancora in bilico fra vecchio e nuovo in cui i protagonisti principali cercano di affrancarsi dalle proprie famiglie e di trovare, seppur fra mille difficoltà, la propria strada. La protagonista femminile, Kyoko Otonashi, è una giovane vedova di 22 anni che ha perso il marito Soichiro da poco tempo a causa di una malattia. La vicenda, infatti, inizia quando la bella Kyoko si trasferisce nella Maison Ikkoku come amministratrice e fa la conoscenza degli inquilini di questa “casa di matti”. Seppur le tematiche trattate siano piuttosto importanti, l’anime risulta leggero, divertente, una boccata d’aria fresca. I personaggi non sono stereotipati e si evolvono caratterialmente lungo un arco temporale che dura circa 8 anni. Maison Ikkoku resta senza dubbio una commedia sentimentale, attraversata però da una vena di malinconia che ben si presta per un’opera seinen.

GLI INQUILINI DELLA MAISON IKKOKU
I co-protagonisti sono i pazzi e irrequieti inquilini della pensione: Hanae Ichinose, una casalinga di mezza età grassa e pettegola che organizza feste a base di alcool e che spesso fa vergognare il figlioletto Kentaro quando s’improvvisa nella danza maku-maku (la danza degli ubriachi). Altra inquilina è Akemi Roppongi, una cameriera dalla dubbia moralità che va in giro per casa sempre mezza nuda e il misterioso Yotsuya, di cui si sconosce il lavoro, che ha addirittura fatto un buco fra la sua stanza e quella di Godai per entrare indisturbato nella stanza dello studente, con grande disperazione di quest’ultimo. Gli inquilini della Maison Ikkoku sono sicuramente il lato comico dell’opera e alleggeriscono tantissimo il clima. Sono spesso fonte di malintesi e di pettegolezzi fra Kyoko e Godai anche se la loro presenza, i loro festini e le loro stranezze risultano davvero divertenti per il lettore /spettatore.

KYOKO OTONASHI E YUSAKU GODAI
I personaggi principali di Maison Ikkoku sono due: lo studente squattrinato Yusaku Godai e l’amministratrice della pensione, Kyoko Otonashi. La storia inizia quando Godai, un ronin (cioè una matricola costretta a ripetere l’esame d’ammissione all’università), sta per andare via dalla pensione Ikkoku perché stanco delle continue feste a base di alcool dei chiassosi coinquilini (coinquilini invadenti, al limite dello stalker, che danno le feste solo ed esclusivamente invitandosi da soli nella stanza di Godai, senza ovviamente avere il suo permesso). Godai, però, decide di restare nella pensione quando arriva la nuova amministratrice: Kyoko Otonashi. Colpito dalla bellezza e dalla dolcezza della ragazza, decide di disfare i bagagli e di restare a pensione da lei. Da qui, la vicenda sentimentale: intorno a Kyoko sembra aleggiare un velo di mistero. La ragazza, oltre ad essere più grande di Godai, è anche una vedova (condizione che lui scoprirà solo dopo diverso tempo) e ha giurato a sé stessa di non sposarsi mai più. Sulla difficile storia fra Godai e Kyoko, infatti, aleggerà sempre lo spettro del marito di quest’ultima, Soichiro, morto a causa di una malattia pochi mesi dopo il matrimonio e che lei aveva sposato giovanissima appena finita la scuola dell’obbligo, essendo stato suo insegnante. Godai, oltre a dover lottare per conquistare il cuore dell’amministratrice, è un ragazzo su cui è impossibile non rivedersi: è uno studente non brillante, supera con difficoltà l’università, non ha praticamente un soldo in tasca e si mantiene solo perché dà qualche ripetizione. Dopo aver finito l’università, invece, ha tantissime difficoltà a trovare un lavoro stabile. Anche per questi motivi, si rende perfettamente conto di non essere “un buon partito” per Kyoko, in quanto sa di non avere nulla da poterle offrire. Kyoko, da parte sua, ha un carattere ambivalente: pur essendo una persona molto dolce, in quanto ha conosciuto la vera sofferenza, risulta anche molto ostinata e testarda: si rifiuta, infatti, di tornare a casa dai genitori dopo la morte del marito e preferisce lavorare alla Maison Ikkoku, anche contro il volere della famiglia. Eppure, nonostante questo carattere ostinato, la vediamo spesso vittima della sua solitudine, della sua tristezza e della sua malinconia. Kyoko indugia spesso nei ricordi della vita felice avuta con il marito, va spesso a visitare la sua tomba e sembra “sentire” che la giovinezza sta per scivolare via. Nonostante tutto, la storia d’amore fra i due avrà un suo epilogo felice e il finale in cui i due protagonisti si dichiarano i loro reciproci sentimenti è uno dei più dolci che siano mai stati scritti.

Irene Savasta
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