Attualità Cinema 17/01/2016 21:34 Notizia letta: 3164 volte

La mancata corrispondenza di Tornatore

Un film noioso
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“La corrispondenza”, nuovo film di Giuseppe Tornatore, uscito nelle sale il 14 gennaio, ci lascia un po’ perplessi. Il regista palermitano ha da tempo deciso di abbandonare le atmosfere dure e screpolate della Sicilia prediligendo gli umidi e calmi paesaggi del nord Europa e d’Italia. E fin qui, nulla da dire. Poteva essere, infatti, una bella prova di crescita e maturazione per il regista premio oscar che nel 2013 ha conquistato pubblico e critica con La migliore offerta (oltre 9 milioni di euro al botteghino, sei David, sei Nastri d’Argento, 4 Ciak d’Oro e un European Film Awards). Quest’ultimo film, nonostante il cast internazionale, è probabilmente uno dei meno riusciti. E’ impossibile (ci perdonerete) parlare de

“La corrispondenza” senza spoilerare (almeno un po’) la trama: Amy, (interpretata dall’attrice ucraina Olga Kurylenko, ex bond girl dagli ipnotici occhi grigio-verdi), è una studentessa di astrofisica fuori corso, a tempo perso stantwoman per il cinema e la televisione, che intrattiene da sei anni una storia d’amore con un suo ex professore, il luminare e attempato padre di famiglia Ed Phoerum (interpretato da Jeremy Irons). La loro, è una storia d’amore 2.0 fatta di messaggi su WhatsApp, e-mail, lettere, CD, skype e allegati vari. Un giorno, il professor Phoerum muore ma Amy continua a ricevere lo stesso i suoi messaggi e le sue mail, compresi regali, plichi e CD. Ben presto, la verità verrà a galla: il professore, nonostante ipotizzasse l’esistenza dei multiversi, non comunica con Amy dal regno dei morti, semplicemente ha ideato un sistema tale da permettergli di continuare a ricevere i suoi messaggi anche dopo la morte.

Tornatore gioca con la metafora delle stelle che, nonostante siano morte, riescono a essere visibili dalla terra a migliaia di anni luce ma la prova non convince. Il film, infatti, risulta inutilmente pesante e si riesce ad arrivare alla fine fra uno sbadiglio e l’altro muniti soltanto di molta buona volontà. Il punto debole del film sono senza dubbio i dialoghi: stucchevoli, talmente pieni di melassa da risultare involontariamente comici. Ma ciò che disturba maggiormente è senza dubbio il doppio-schermo della tecnologia: lo spettatore, infatti, è costretto suo malgrado a visionare il film soltanto attraverso gli schermi dell’I-Phone o del Computer. La tecnologia, argomento interessante da analizzare per comprendere l’amore ai tempi di WhatsApp, è davvero troppo invadente, ossessionante: Amy stessa, infatti, non riesce mai a staccare gli occhi dall’I-Phone. Curioso il “rapporto a distanza” fra i due attori principali (le cui prove risultano comunque convincenti): la Kurylenko e Irons sono faccia a faccia solo in una scena, la prima: per il resto, Amy ed Ed Phoerum intrattengono rapporti soltanto attraverso lo schermo della tecnologia. Inutile sottolineare i rimandi freudiani e il motivo per cui Amy fa la stantwoman: avendo avuto un tragico incidente in auto in cui il padre perse la vita, fare un mestiere in cui simula la morte è un modo per farla sentire ancora viva e sicuramente l’aiuta ad esorcizzare la tragedia familiare. Il professore Phoerum, d’altra parte, appare più come un padre che non come un amante: dopo la sua morte, infatti, grazie ad uno dei suoi messaggi, l’aiuta a riconciliarsi con la madre e a farle trovare una certa serenità familiare, oltre a farla anche laureare grazie ai suoi suggerimenti. Restano inesplorate, invece, alcune tematiche che potevano invece essere spunto di grande riflessione per lo spettatore: di cosa veramente è innamorata Amy? Del nulla, visto che il suo amante è morto e anche quando era vivo si vedevano talmente poco da comunicare solo attraverso WhatsApp e Skype.

Soprattutto, manca in questo film l’elaborazione del lutto. Il professore, alla fine, sembra essere più il fantasma di uno stalker che non un innamorato preoccupato per le sorti della sua giovane amante. A Tornatore, è vero, si perdonano molte cose, ma questo film non riesce comunque a coinvolgere. Bella la fotografia, con location in Scozia, Yorkshire e sul lago d’Orta. Colonna sonora dell’inseparabile Ennio Morricone, non in splendida forma.

Irene Savasta
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