Attualità Ragusa 20/01/2016 16:59 Notizia letta: 5673 volte

Tartufi iblei

Parla Gianrico Vasquez
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Ragusa - I tartufi esistono anche sugli iblei. Parola di Gianrico Vasquez, 32 anni,docente di morfologia vegetale all'Università di Catania ed esperto micologo. Ed esistono, addirittura, almeno dall'800. Sono stati i monaci benedettini catanesi a lasciarci le prime attestazioni: i cavatori iblei andavano in cerca di tartufi col maiale e poi li rivendevano al mercato catanese. Gianrico Vasquez, oltre ad essere un docente ed un micologo, e' stato anche il primo a ritrovare in territorio siciliano il tartufo bianco pregiato, noto come "bianco d'Alba". Era il 2013 e il ritrovamento e' avvenuto nei boschi dell'ennese, a Piazza Armerina. Valore di mercato? Circa 3 mila euro. Purtroppo, non si hanno ritrovamenti di bianco pregiato negli iblei ma il nostro territorio offre grandissime opportunità. Vasquez, infatti, spiega: “Il territorio degli Iblei è ricco di tartufi. Abbiamo attestazioni, sempre per la fine dell’800, di due micologi avolesi che avevano trovato nella pineta di Vittoria i “falsi tartufi”, la Terfezia Arenaria. La Terfezia è un prodotto molto comune fra Caltagirone e Vittoria ed era chiamato “Catatunfolo”. Non ha nessun valore economico, viene spacciato per tartufo, cresce molto in superficie e pur essendo commestibile non ha buone qualità organolettiche”. Ma dalla fine degli anni ’80 fino ai primi anni ’90, è ritornata la voglia di raccogliere tartufi negli Iblei. Vasquez, infatti, continua: “C’è sempre stato gran segreto sui posti in cui ritrovarli e così venivano raccolti e poi venduti nel nord Italia in una sorta di mercato nascosto. Poi, un gruppo di micologi di Palazzolo Acreide certificò l’esistenza del Tuber aestivum, detto anche scorzone nero, il più diffuso. Se ne trova in grandissime quantità, da aprile a settembre. Il suo valore si aggira intorno ai 180 euro al Kg e viene venduto in tutto il mondo”. Ma non è soltanto lo scorzone il tartufo più diffuso negli iblei. Vasquez, infatti, dichiara: “E’ presente anche il Nero Pregiato, cioè il Tuber Melanosporum: è molto raro e per questo il suo valore si aggira intorno ai 600-700 euro al Kg ed è possibile cavarlo da settembre a dicembre. Molto comune, inoltre, anche il bianchetto, cioè il Tuber Borchi, presente fra dicembre e aprile e ha un valore di mercato di 300 euro al Kg”. Ma quali sono i boschi in cui poter ritrovare il tartufo negli iblei?, Vasquez spiega: “Dalle pinete di Vittoria fino alle cave vicino a Scicli: ovunque ci sia leccio, quercia, nocciolo o pino. I tartufi hanno bisogno di un terreno basico e non acido. Per questo crescono bene sugli iblei". La legge, però, prevede che si vada a tartufi con un cane: “Un cane addestrato, di qualsiasi razza, purché abbia un buon olfatto”. Il tartufo siciliano può diventare un’eccellenza gastronomica? Gianrico Vasquez non ha dubbi: “E’ già in atto una grande opera di sensibilizzazione. Il tartufo siciliano viene proposto in molti ristoranti ed alcune aziende hanno iniziato ad impiantare le tartufaie: anche se non tutti i tartufi possono essere coltivati e bisogna aspettare dai 6 ai 10 anni prima che l’impianto funzioni, è un buon segnale che dimostra sempre maggiore interesse per questo prodotto straordinario”.

Irene Savasta
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