Economia Ragusa 25/01/2016 17:25 Notizia letta: 5736 volte

Ragusa e la prostituzione, un affare da capogiro

I dati Istat
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Ragusa - Cultura, spaccio di stupefacenti e prostituzione valgono più di 100 miliardi di euro l’anno. L’agricoltura, invece, produce un gettito di appena 32 miliardi di euro. Pochini, se pensiamo che, dal dopo guerra fino a metà anni ’90, il settore agricolo ha rappresentato la locomotiva dell’economia italiana.

Quelli appena elencati sono dati Istat, riconducibili al 2014. Poco commentabili. Appartengono alle fredda indagine della statistica che campiona dati su scala nazionale. Ma c’è qualcosa di caldo e più squisitamente territoriale su cui potremmo esprimere il nostro parere. Ragusa ha una miniera d’oro ancora poco sfruttata. E non ci riferiamo certamente alla cultura, né all’oro verde e nemmeno a quello nero. Parliamo della prostituzione. Del mestiere più antico del mondo, esercitato senza non poca spudoratezza dalle moderne sacerdotesse del piacere. Evolute, appunto. Così si presentano al pubblico ragusano le stacanoviste dell’amore a pagamento.

Foto inserzioni su internet nelle bacheche dedicate agli incontri, elenco dettagliato delle prestazioni, tanto per non lasciare nulla al caso, il tutto antcipato da un affitto regolare di appartamentino dotato di tutti i confort, in zona centro ma anche con vista mare nella zona rivierasca, e il pranzo del sesso è servito.

Nel 2015, nella provincia più babba del sud Italia è stato un vero e proprio boom di «case chiuse». Dovremmo gridare allo scandalo, noi popolo di massàri, cresciuti a pane ricotta e caciocavallo? Ma nemmeno per scherzo. Dovremmo, anzi, cavalcare l’onda lunga di questa new economy e farne, è il caso di dirlo, tesoro. Sapete quanto è il gettito economico offerto dalla prostituzione in provincia di Ragusa? Basta dare un’occhiata al reportage sulla “Ragusa a luci rosse” pubblicato alcuni mesi fa da un quotidiano di caratura nazionale. In media un’operatrice guadagna 2.000 euro al giorno. Cifre da capogiro, è vero. Secondo le stime, riconducibili al numero di inserzioni pubblicate sul web e che riconducono in modo esplicito alla nostra provincia, sarebbero almeno 200, solo per il mese di gennaio dell’anno 2016 e scremando le inserzioni doppie e ripetute, le dame che offrono la propria sensualissima compagnia ai maschietti ragusani.

Duecento per duemila per trecentossantacinque, sapete quanto fa? Centoquarantasei (146.000.000) milioni di euro l’anno! Il tutto esentasse, per la gioia multietnica delle professioniste. Ecco, con queste cifre, occorrerebbe una riflessione abbastanza seria, da parte della politica, soprattutto. Le signorine non pagano le tasse, e in Italia, così come nella nostra provincia, ogni giorno sempre più ruffiana, di questo imponente giro d’affari resta ben poco. C’è una separazione finanziaria enorme tra quanto realmente prodotto dall’esercizio del licenzioso mestiere e il ritorno economico dei proventi dello stesso nel territorio. Eppure servirebbe poco per sfruttare le potenzialità di questo business. Basterebbe guardare con più attenzione alla Germania, ai Paesi Bassi, all’Austria, fare, appunto, “sistema” così come fanno in tanti altri Paesi di questa «buttanissima » Europa. Altro che legalizzare la cannabis..

Redazione