Cultura Madrid 30/01/2016 20:05 Notizia letta: 4625 volte

La battaglia di Lepanto raccontata ai milanesi

Un documento a Simancas
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Madrid - In un mio precedente saggio, apparso su questo giornale on line Ragusanews, intitolato “Il terremoto del 1693 a Scicli e negli Iblei in un’antica cronaca di Londra”, ho sufficientemente illustrato la nascita in Europa delle prime gazzette o mercuriali, fogli che anticiparono gli odierni giornali.
La loro comparsa fu dettata dal bisogno di “orientare il popolo”, così il Cardinale Richelieu scrisse nell’autorizzazione concessa a “La gazette” di Parigi nel 1613.
Rimando pertanto il lettore, attento e/o interessato all’argomento, a quel mio lavoro.
Qui, invece, voglio solo rilevare come in Italia e, nello specifico, a Milano l’abitudine d’informare il popolo fosse già prassi consolidata.
L’esempio me lo fornisce un documento rinvenuto tra i fondi dell’Archivio antico di Simancas (Spagna).
È una testimonianza preziosa che dimostra come a Milano la Tipografia di Gio. Battista Pontio, Stampatore alla Dovana, in effetti, fosse attiva (nel senso prima da me richiamato) già dalla seconda metà del Cinquecento, battendo così tutti i record europei.
I Pontio, come si evince dal contesto del documento, erano dei tipografi che lavoravano per gli spagnoli.
Quale migliore occasione, dunque, avrebbero potuto trovare migliore dell’evento clou di quel tempo e cioè pubblicare un resoconto dettagliato della vittoriosa battaglia di Lepanto?
Il foglio, che ha le dimensioni di un volantino, è concepito, in verità, come un vero e proprio proclama. Reca, infatti, in alto gli stemmi delle due grandi potenze che fortemente vollero lo scontro con le forze ottomane di Müezzinzade Alì Pascià: il papa Pio V e Filippo II, re di Spagna.
La battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) fu a lungo ignorata o fraintesa dalle masse a causa dell’alto tasso di analfabetismo, tipico di quell’epoca.
In Spagna Lope de Vega, il grande drammaturgo e scrittore, per far capire al popolo che cosa davvero era successo in quell’ottobre del 1571 scriverà, vent’anni dopo, proprio un’opera ad hoc “La santa Liga”.
Pertanto il foglio di Milano, apparso solo tre anni dopo l’evento e cioè nel 1574, non solo diventa prezioso per una datazione dell’informazione divulgativa in Europa ma addirittura si attesta come prima testimonianza di un evento epocale raccontato al popolo.
In genere questi foglietti avevano una larghissima e velocissima diffusione per cui ritengo comprensibilmente che siano stati introdotti nella vicinissima Repubblica veneziana (che aveva dato il suo valido appoggio alla Liga) e negli altri Stati dell’Italia settentrionale.
Il testo, di cui do qui di seguito la trascrizione, è scritto in un decente italiano e racconta attraverso i numeri la spartizione del bottino che seguì la vittoria.

LA BATTAGLIA DI LEPANTO

AGS, Estado,Leg.1134 n.168

Avvisi nuovamente venuti da Corfù, ne quali si contengono alcuni segni apparsi avanti la giornata navale, il vero numero delle galere Turchesche prese, delle artiglierie, delli Schiavi & d’altri bottini ricchi.
E la divisione de tutte le sudette cose, tra il Papa, il Re nostro Signore & Venetiani, e cosi anco dei prigioni di conto, & altre cose notabili e degni, non più stampate.
Alli 16 di Settembre, nell’uscire di tutta l’armata nostra del porto di Messina insieme unita, in quella notte si vide nel cielo una stella molto risplendente, che con tre lunghi raggi in forma di Cometa tirava da Ponente, verso Levante, durando un gran pezzo di tempo.
Nel giorno di San Francesco alli 4 d’Ottobre, nel golfo di Corfù fuori del suo canale, venne una Colomba molto piccola a riposarsi sopra la galea bastarda del Negroni, al quinto remo, ove senza sospetto stette quietissima, ancora che tutti li altri vogassero, sin a tanto che si gettò nel mare un Tedesco morto, nel cui atto se ne partì volando verso Levante drittol a nostro viaggio.
La mattina della Domenica in che si fece alli 7 la battaglia, il cavallo del general de Turchi, che era in una galea, fece molte bravure, drizzando molto dritti i crini delle come, e della coda per un gran spatio di tempo, e sino a tanto che scopersero la nostra armata, la quale scoperta subito divenne quieto e come pecora.
Gionse dopo la battaglia il Signor Don Giovanni (Don Giovanni d’Austria, ndt) in questo porto, l’altro hieri con tutte le spoglie della vittoria acquistate, quali furono spartite nel porto di Grimone appresso Santa Maura, alli xviii d’Ottobre in sei parti, tre al Re di Spagna nostro Signore, due a Venetiani & una a Sua Santità in questo modo.
Al Papa cannoni 19. Cannoni petreri 3. Pezzi piccoli come moschetti 24 e schiavi 558 & galeotte 4.
Al Re di Spagna galee 57. Galeotte 6. Cannoni grossi 59. Petreri 8 moschetti 28 & schiavi 1870 de Turchi presi.
Ai Venetiani galee 43. Galeotte 3. Cannoni 40 petreri 6. Moschetti 104 & schiavi Turchi 1223.
Galee 36 tra la Signoria di Genova, Duca di Savoia, Duca di Fiorenza, & Religione di ......, & per la decima che di tutte le spoglie fatte tocca al Serenissimo Signor Don Giovanni d’Austria.
Sono morti de nostri d’ogni qualità di gente 4040 et feriti 4566 in questo modo seguente:
Morti feriti
Comiti di Galee 6 20
Paroni 6 20
Scrivani 6 4
Nobili 8 6
Pedoti 7 10
Capellani 7 3
Bombardieri 113 79
Maestranze 32 38
Compagni 122 118
Schiavi scapoli 125 681
Galeotti 2224 2499
Soldati 1333 1087
Barbieri 2 1
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4040 4556
Li Turchi presi, quali offeriscono taglia, & desiderano riscodersi, si sono consignati, et depositati in poter di Sua Altezza, sin tanto s’habbi consultato con Sua Santità, & havuto da lei risolutione, farne quanto comandara, quali son molti, & alcuni potranno pagare di taglia scuti 150 mil.
Di mattina Sua Altezza partira per Messina, ove si finiranno tutti li conti, con le genti, & si licentiaranno, & cassaranno le Navi, & quelli non haveranno da restare.
Restaranno li Spagnuoli. Li alemani in una coronnelia del Conte Alberico, poi che il Colonnello Vinciguerra ch’era nelle Navi, delle quali era Capitano generale il Sig. Don Cesare d’Avalos, pervenuto al fine delle colonne in Puglia, pigliato il danaro qual haveva riscosso da soldati per l’armi datogli, insieme con il suo Tenente, & alfiere se ne parti senza licenza, non senza gran biasimo, & non si sa dove andasse.
Similmente restaranno le due coronnelie d’Italiani del Conte di Sarno, & Paolo Sforza, & quelli vorranno restar & saranno di servitio, e non inutili della coronnelia di Sigismondo Gonzaga, ma esso & suoi Capitani si licentiano, & tutti li soldati s’hanno da metter sotto a Capitani a ragione di 300 soldati per Compagnia.
Et questo si fa, con disegno d’andar a Tunisi questo Febraro, e Marzo, accioche spedita quella impresa, senza altro impedimento unirsi con il restante de l’armata della Lega, per ...li effetti che si haveranno da far in queste parti, atteso che al Turco non restano armate, & da armare in tutto piu di 60 vaselli d’ogni sorte.
Sua Altezza si partira da Messina a Napoli, ma si pensa che vorra andar alla Corte di Sua Maestà.
Toccorono a Sua Santita il sesto di tutte le spoglie.
Alli Sig. Venetiani toccorono li duoi sesti di tutte le spoglie.
Della parte toccata a Sua Maesta, sua Altezza riparte con li Prencipi di Parma, Urbino, Paol Giordano Orfino, & altri Signori, & Cavalieri particolari, Capitani di galere, & altri ministri dell’armata, il meglio che si potra, procurando di satisfare alla maggior parte.
Al Conte Alberico, quattro schiavi. Et a ogniuno dei suoi Capitani che si trovorono nella battaglia, Sua Altezza gli ha fatto dar una collana d’oro, con una medaglia, nella quale da una parte vi e scolpita l’effigie di Sua Altezza, & da l’altra una battaglia navale, & pessano (pesa, ndt) cadauna scuti 150. Agli alferi un’altra collana di scuti cento. Alli Colonnelli d’Infanteria Italiana, & Maestri di Campo d’Infanteria Spagnuola, hanno dato quattro schiavi a cadauno. Et alli altri particolari si da alla rata, di modo che a tutti si da molto, o poco.
Tutta la soprascritta gente di Sua Maesta, restara alloggiata nel Regno di Napoli, & di Sicilia.

In Milano, per Gio. Battista Pontio Stampatore alla Douana, alli 26 di Noviembre 1571. Con licenza de’ Superiori.

CREDITI
Archivio Generale di Simancas
Wright, E, Enredos Historiographicos: Lope ante Lepanto, Anuario Lope de Vega. Texto, literatura, cultura América del Norte, 18 may.2013, consultado en Blog que es parte del trabajo de la asignatura de Historia moderna de España en el curso 2014/15 en la Universidad Carlo III de Madrid
La riproduzione del documento dell’Archivio di Simancas è a corredo di questo mio articolo pubblicato senza scopo di lucro.
© Tutti i diritti riservati all’Autore

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