Cultura Cartoni animati 30/01/2016 19:13 Notizia letta: 300 volte

Occhi di gatto, nell'immaginario erotico di una generazione

Tre ladre tre
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 “Tre ragazze bellissime, tre sorelle agilissime, son tre ladre abilissime”…eccetera, eccetera, eccetera. Chi non ricorda la celebre sigla cantata dalla diva Cristina D’Avena? Cat’s eye, meglio noto in Italia come “Occhi di gatto”, è stato un anime famosissimo e molto amato trasmesso per la prima volta su Italia 1 nel 1985 e composto da 73 episodi. Scritto da Tsukasa Hojo, autore poi del capolavoro City Hunter, questo manga, da cui è stato tratto un anime di successo, è passato alla storia non solo per i superlativi assoluti presenti nella sigla, ma anche perché le protagoniste erano davvero delle eroine atipiche, soprattutto per quegli anni. Appartenente al genere shonen, Cat’s eye non si rivolge prettamente ad un pubblico maschile, nel senso che le protagoniste assolute sono tre donne, non ci sono scene di lotta né amore fra liceali e nemmeno signori del male intenti a conquistare la terra. E perché allora questo manga ci ha affascinato per così tanti anni? Forse, perché così come spesso avviene nelle opere di Hojo, non esiste una morale assoluta calata dall’alto e il lettore, alla fine, sta dalla parte delle ladre, che teoricamente starebbero facendo una cosa poco carina, eppure il loro scopo ci appare come una cosa buona e giusta. Occhi di gatto, infatti, è la storia delle sorelle Kisugi, Rui (in Italia Kelly), 27 anni, sorella maggiore, Hitomi (Sheila), di 24 anni e Ai (Tati. Che nome è? Mah), di 16 anni. Di giorno, le ragazze gestiscono il bar Cat’s Eye ma in realtà è solo una copertura perché di notte, il trio di ladre si dedica al furto di opere d’arte di un unico artista: Michael Heinz. Si verrà a scoprire che Heinz è il padre scomparso delle tre ragazze ed era un artista famoso negli anni ’40 ma la sua collezione gli fu sottratta dai nazisti. Per questo motivo, le ragazze vogliono ricostruire la collezione e gettare un po’ di luce sulla scomparsa del padre. A complicare ulteriormente la vicenda c’è la storia d’amore fra Sheila e il detective Matthew Hisman (Toshio Utsumi) che non sospetta per gran parte dell’opera che una delle ladre è la fidanzata.

LE TANTE TEMATICHE DI OCCHI DI GATTO
Occhi di gatto è un manga shonen a tratti poliziesco che per certi versi ricorda moltissimo Charlie’s Angels. Le puntante, spesso, sono al cardiopalma e gli stratagemmi ideati dalle ragazze per rubare le opere d’arte sono davvero ingegnosi. A rendere ancora più intrigante la vicenda ci sono i mitici cartoncini: le ragazze, infatti, sfidano la polizia lasciando un biglietto in cui avvisano del furto. Una sorta di gioco, dunque, fra guardie e ladri che viene instaurato in ogni episodio fra la polizia locale e le tre ladre. C’è tanta azione, dunque, in questo manga e i trucchi utilizzati sono degni del migliore Lupin. La trama, già di per sé avvincente, risulta ancora più affascinante vista la storia fra il detective Matthew e Sheila. Questi due, infatti, sono fidanzati di giorno e rivali di notte e la storia, complicatissima, arriva a toccare apici di follia quando Matthew prova attrazione anche per una delle gatte e Sheila diventa quasi gelosa di sé stessa (follia assoluta). Anche l’amore familiare che lega le tre sorelle è degno di nota: al di là del profondo affetto filiale che provano verso il padre scomparso, le tre ragazze si prendono cura l’uno dell’altra e ognuna delle tre ha una caratteristica che la contraddistingue: Kelly è un po’ mamma, la più matura delle tre, Sheila è la più furba mentre Tati è la più allegra e scanzonata (è anche la più giovane). Anche se risultano personaggi secondari, uno sguardo bisogna pur darlo alla centrale di polizia: i capi, i detective e i colleghi, infatti, risultano tanto incapaci quanto simpatici e sono loro il vero lato umoristico del manga.

IL FINALE
Il finale della serie animata è veramente deludente. Dopo 71 episodi, l’anime finisce così, con una puntata come tante. Non si sa perché abbiano interrotto la serie ma è una delusione cocente. Per poter avere un finale degno di questo nome bisogna leggere il manga. Succede che Hitomi rivela a Toshio di essere una delle ladre e decide di scappare in America. Qui, però, a causa di una meningite virale perde la memoria. Toshio la rintraccia e i due ricominciano a vedersi ma non si sa bene se alla fine la ragazza recupera la memoria. E’ un finale aperto in cui sembrerebbe che alla fine la ragazza, per non far pesare sul fidanzato il passato da ladra, “sceglie” di non ricordare nulla o comunque fa finta di niente per non minare il futuro rapporto con l’ombra del suo passato.

Irene Savasta
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