Attualità Legami pericolosi 08/02/2016 14:50 Notizia letta: 2558 volte

I maschi e il loro irrefrenabile desiderio di sentirsi potenti

Amori malati
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La violenza non ha sesso. Non esistono solo uomini violenti, anche le donne possono essere maltrattanti nei confronti di altre donne, uomini e bambini.
Tuttavia non possiamo rimanere in silenzio di fronte alle evidenze statistiche, che ci obbligano a confrontarci con una realtà che non lascia dubbi; una realtà fatta da moltissime donne maltrattate, abusate,violentate o uccise da uomini che hanno confuso l’amore con la proprietà, ritenendole di loro dominio e dunque arrogandosi il diritto di esercitare su di loro qualsiasi decisione, anche quella più importante di vivere o morire.
Si tratta di relazioni - e parliamo nella stragrande maggioranza dei casi, di relazioni significative tra partners - dove quel sentimento definito “amore” si mescola alla paura, al dolore, all’impotenza, alla colpa, alla rassegnazione. Sono veri e propri atti di criminalità, intrisi di violenza e sopraffazione, commessi in nome dell’amore, un amore di certo malato; relazioni in cui controllo fisico e controllo psicologico si mescolano e si intrecciano. La maggior parte delle aggressioni fisiche, infatti, sono annunciate e precedute da un costante terrorismo psicologico; molti sono i casi di donne che svilite e umiliate dai loro compagni maltrattanti, decidono di denunciarli per il bene proprio e di quello dei figli, che spesso – purtroppo - assistono inermi e confusi ai maltrattamenti nei confronti del proprio genitore.
Ma cosa induce gli uomini ad esercitare violenza sulle donne, cosa li porta a maltrattare, abusare, uccidere la propria compagna/moglie/madre/figlia?
Ecco la domanda da un milione di dollari che tutti si pongono!
Un articolo – certamente – non può (e non vuole!) rappresentare una disamina esaustiva circa le cause o le ragioni della violenza, rischieremmo di scivolare in spiegazioni semplicistiche che non servono a nessuno e che non tengono conto della complessità rappresentata da una storia fatta da due o più persone. Ogni vicenda di amore/amore malato, è un caso a sé.
Tuttavia c’è un autore – Carlo De La Ville Sur Illon – che nel suo libro < Caro Adamo, sbrigati a mangiare questa mela mi assumo io tutta la responsabilità, ma la storia dell’umanità deve pure iniziare >,
nel trattare la lunga, sofferta e incerta emancipazione delle donne, offre un suo personale punto di vista in tema di uomini e dominio.
L’arco temporale scelto è proprio il secolo scorso, quello in cui le donne hanno ottenuto le maggiori conquiste in tema di parità di genere e dove la relazione uomo-donna ha subito modificazioni significative, soprattutto in relazione ai rapporti di forza e potere. Questo stravolgimento
nella relazione fra i sessi, come tutti i fenomeni storici – specifica l’autore - non è avvenuto e non avviene senza ripercussioni e tentativi di ripristinare i vecchi modelli relazionali. I nostri recenti e “oserei dire” quotidiani fenomeni di stalking e femminicidio, di denunce e di abusi, rappresentano proprio un disperato quanto miserabile tentativo da parte degli uomini che - privati di una virilità data non da qualità naturali, ma riconosciuta da un mandato sociale - cercano di ricostituire l’antico rapporto di supremazia, attraverso l’uso della violenza.
Secondo Carlo De La Ville Sur Illon, la capacità della donna di generare la vita e di donarla al mondo, sua dote intrinseca e naturale, deve aver così tanto spaventato gli uomini che hanno dovuto mortificare questo miracolo, perseguendo valori che di per sé non sono intrinseci alla sua natura, ma al sistema sociale a cui appartiene. Resiste ancora l’idea dell’uomo forte, rude e autoritario che deve possedere e comandare ed è in questa prospettiva che entrano in gioco la storia e il peso delle vecchie tradizioni. Il maschio “dominatore” per ironia della sorte, sembra essere dominato a sua volta dall’immagine sociale che deve avere e a cui spesso sottostà.
Ad ogni modo a prescindere dalle ragioni che conducono alla violenza, schierarsi e dichiararsi contro il maltrattamento e la sopraffazione è il punto di partenza per qualsiasi tipo di intervento. Molte volte, infatti , ciò che rende un atto violento ancor più traumatizzante, è la nuvola di confusione e di legittimizzazione ad esso associato, sia nella testa di chi perpetra l’abuso, sia di chi lo subisce e spesso anche nella testa di chi assiste o sente parlare di quella violenza. Non si può e non si deve mai giustificare un maltrattamento; l’abuso va condannato sempre sia a livello giuridico sia a livello sociale. Questo è il primo passo necessario per diventare un società civile.
In questa direzione molto è stato fatto, soprattutto rispetto agli anni passati, ma non è ancora sufficiente. È importante continuare a investire nei cosiddetti interventi riparatori – certamente fondamentali - ma bisogna soprattutto curare la prevenzione per evitare che questi atti di criminalità continuino ad essere commessi. In questo la scuola deve avere un ruolo fondamentale nella formazione dei più giovani, nella mente dei quali devono essere chiari e assimilati i concetti di pari opportunità fra i sessi e di rispetto reciproco.

Stella Morana
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