Attualità Chiaramonte Gulfi 08/02/2016 10:54 Notizia letta: 4919 volte

Opportunità e decadenza del carnevale di Chiaramonte

Due soli carri
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Chiaramonte Gulfi - Sono iniziati ufficialmente ieri i festeggiamenti per il carnevale 2016. Anche e soprattutto a Chiaramonte. Abbiamo assistito ieri sera alla prima sfilata dei “carri” di quest’anno: due in tutto. Poi, in serata, ballo in piazza Duomo con Dj. Se volessimo far finta di niente e continuare a pensare che comunque vada il carnevale di Chiaramonte “è bello” perché “è bello”, allora potremmo anche terminare questo articolo dopo qualche riga, infiocchettando di aggettivi pomposi una realtà che, ahimè, agli occhi del chiaramontano medio esprime altro. Perché non è e possibile pensare che va tutto bene. Sarebbe intellettualmente scorretto dire che il carnevale di Chiaramonte è ancora “il più bello degli iblei”, che esistono ancora i carri e che le presenze turistiche sono le stesse di quelle di quindici anni fa. Per analizzare la situazione in maniera oggettiva e corretta, bisogna però imparare a spogliarsi del pregiudizio e dell’arroganza e perché no? Anche dell’orgoglio. Perché è solo confrontandoci con i limiti oggettivi e ammettendo di non essere poi granchè, che forse si può riuscire a crescere. O, almeno, si può vivere nella verità senza paura di guardarla in faccia. Dire che il carnevale di Chiaramonte è in declino da almeno quindici anni è dire una verità oggettiva che non può essere di certo negata. Non si vogliono in questa sede attribuire colpe a questo o a quell’amministratore. Le risorse economiche sono quelle che sono per motivi che tutti noi conosciamo: crisi economica, mancanza di trasferimenti dalla Regione, problemi oggettivamente più urgenti da risolvere. Ma è solo un problema di risorse economiche la fine del carnevale di Chiaramonte? No, sarebbe troppo riduttivo e per certi versi anche troppo semplice attribuire colpe alla solita mancanza di pecunia. Il vero problema è stato la mancanza di una pianificazione seria di una festa che, per anni, ha rappresentato veramente un fiore all’occhiello per questa città. Che fine ha fatto l’associazione carnevale di Chiaramonte? Se esiste, nessuno ne ha mai sentito parlare. Perché quando è sorto il problema del naturale passaggio generazionale fra i “vecchi” carristi e i nuovi nessuno si è preso la briga di preservare l’arte di saper costruire i carri? Magari, l’associazione poteva servire a questo e a molto altro. Tralasciamo, poi, un problema del tutto chiaramontano: l’arroganza di alcuni carristi e il problema degli eterni secondi che poi, puntualmente, facevano il diavolo a quattro ogni anno e magari l’anno dopo nemmeno partecipavano per ripicca. Chi decide di mettersi in gioco, lo fa a proprio rischio e pericolo e non si può restale male solo perché si perde una gara. La rabbia è questa: il carnevale chiaramontano poteva veramente, almeno negli anni ’90, fare la differenza, spiccare il volo e fare il famoso salto di qualità. E, invece, siamo rimasti quelli che eravamo, sempre uguali a noi stessi e mai migliorati: una festicciola di provincia che ancora esiste solo perché nel resto della provincia non esiste carnevale da nessuna parte. E’ stato questo lo sbaglio: pensare di essere perfetti senza avere nessuno con cui confrontarsi a livello locale e mentre c’è stato un momento in cui si poteva fare del carnevale una vera attività economica così come avviene in altri posti della Sicilia molto noti, si è preferito restare nel piccolo ma sicuro orticello. Sfortuna? No, la sfortuna non esiste, è solo un’invenzione dei perdenti. Che cosa salvare, dunque, del carnevale di Chiaramonte? Intanto la buona volontà di alcuni ragazzini che anche quest’anno hanno deciso di metterci faccia, saldatore e spese per fare i due carri che sfilano. A loro va comunque il plauso di averci provato e la speranza che possano essere magari pionieri per il futuro. Ma forse, ormai quel tempo è passato per sempre e bisognerebbe pensare a una soluzione economica più vantaggiosa, meno impegnativa ma ugualmente affascinante: i gruppi mascherati. Che si abbia, dunque, il coraggio di prendere atto che i carri a Chiaramonte hanno fatto il loro tempo. A meno che non accada un miracolo. A proposito, una domanda sorge spontanea: perché da anni viene scritto nei manifesti “inizio sfilata ore 17.00” quando prima delle 18.30 non si è mai partiti? Buona cosa sarebbe mettere un orario reale perché quei manifesti vengono affissi in tutta la provincia e non tutti sanno che “si è sempre fatto così” a Chiaramonte. Si punti, invece, sulle cose che ancora hanno un forte richiamo sul pubblico: il ballo in maschera in piazza Duomo e la sagra della salsiccia. Il ballo in maschera, in particolare, ha grandi potenzialità perché non risulta che esistano altri posti (almeno nelle vicinanze), in cui venga effettuato durante la festa di carnevale il ballo all’aperto. Potenziare questo aspetto potrebbe essere vincente, magari con ospiti importanti che possono animare una serata. La sagra della salsiccia ha
grande potenziale, purchè non resti sempre uguale a sé stessa. Apprezzabile, infatti, l’idea di quest’anno di inserire una nuova proposta culinaria, oltre al classico panino con la salsiccia. Un modo per rinnovarsi pur restando nella tradizione. L’enogastronomia, infatti, è veramente l’unico settore trainante, soprattutto per un piccolo centro come Chiaramonte che si è sempre distinto per l’offerta culinaria. Il carnevale di Chiaramonte non è ancora morto e lo dimostra comunque la presenza del pubblico che ancora arriva anche da fuori, anche se non sono di certo le presenze degli anni d’oro. Ma per quanto tempo potrà ancora durare?

Irene Savasta