Economia Ragusa 10/02/2016 18:49 Notizia letta: 2188 volte

Versalis, la chimica dell'Eni rimanga italiana

Per il bene del Paese
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Ragusa - Si inasprisce sempre di più la vertenza Versalis, il 19 febbraio sarà ancora sciopero generale con manifestazione nazionale a Roma. Lavoratori e sindacati sono fortemente preoccupati dal silenzio assenso del Governo sulla vendita dell’asset chimico di eni a un fondo finanziario internazionale.
Eni –dicono, infatti, i segretari generali di Filctem, Femca e Uiltec, riuniti oggi a Roma in attivo unitario di tutti i delegati del gruppo- “non può vendere a chicchessia la chimica di Versalis. L'Italia rischia di perdere una importante filiera industriale e l'Eni la sua caratteristica di azienda di “sistema”, pensata da Enrico Mattei per garantire l'insieme del ciclo produttivo, dall'estrazione al consumo. La chimica dell'Eni rimanga italiana, per il bene del Paese. Intervenga il Fondo strategico della Cassa Depositi e Prestiti”.
Una presa di posizione questa che ha visto convinti diversi esponenti delle Regioni e dei Comuni interessati, presenti all'assise dei sindacati, così come nei giorni scorsi si erano già espressi numerosi parlamentari.
Dello stesso avviso il Sindaco di Ragusa, Piccitto che invita ancora una volta il Prefetto alla convocazione di un tavolo tecnico a Palazzo di Governo sul futuro dello stabilimento ibleo di Eni Versalis. L’incontro, a cui sono invitati i rappresentanti di Eni, del governo regionale e dei parlamentari nazionali e regionali iblei, era stato chiesto dal primo cittadino già in occasione del vertice tenutosi in Prefettura lo scorso 20 gennaio su richiesta delle organizzazioni sindacali di categoria.
“Oltre al dato occupazionale – dichiara il Sindaco Piccitto – è in gioco il futuro di un settore strategico per il nostro territorio, che non può rimanere, per l’ennesima volta, mortificato e senza strade certe. Peraltro le notizie, non certo positive, che giungono a livello locale e nazionale, non fanno presagire soluzioni positive e definitive. La città di Ragusa non merita e noi non intendiamo accettare come risposta il silenzio, da qui la nuova richiesta al Prefetto che, ne sono certo, mostrerà la stessa sensibilità su questo tema come peraltro già avvenuto in occasione del precedente incontro. Da parte nostra continueremo a vigilare su una questione di importanza primaria per la nostra città, specie in prospettiva”.

È l'intera strategia di Eni a non convincere affatto i sindacati: “Il disegno del Gruppo – polemizzano i leader sindacali - resta sostanzialmente quello prospettato nel 2015: consolidare ed estendere le proprie attività di “core business” fuori dall'Italia ridimensionando il perimetro delle attività domestiche, a partire dalla dismissione della chimica e di Gela, dalla progressiva riduzione della capacità di raffinazione, alla cessione di Saipem e Gas&Power, veri e propri gioielli dell'industria italiana. In questo modo Eni presenta interamente il conto della caduta del prezzo del greggio solo al proprio Paese”. “Avvertiamo – insistono – una sottovalutazione politica, quando non superficialità, dell'impatto delle decisioni Eni sul Paese”. Sono più di sessant'anni, dal 1953, che Eni rappresenta un patrimonio di capacità industriale ed economica, di competenze professionali, di conoscenze tecnologiche innovative nei processi produttivi, oltre ad essere portatore di grandi responsabilità nel recupero di compatibilità ambientali che questo paese non può assolutamente permettersi di perdere: “tutto questo – insistono convinti i sindacalisti – non può essere delegato a soggetti diversi dalla gestione pubblica”. Si provocherebbe un “corto circuito” per l'occupazione, l'innovazione, la ricerca, nei siti e nei territori in cui oggi esiste una presenza industriale consolidata di Eni in Italia, a cominciare proprio da quel ruolo fondamentale che nel prossimo futuro avrà la transizione verso la “chimica verde”. Tutte buone ragioni per continuare – concludono le segreterie generali unitarie – con la mobilitazione: per questo abbiamo proclamato un nuovo sciopero generale di 8 ore in tutto il Gruppo Eni per il prossimo 19 febbraio con manifestazione nazionale a Roma, in piazza S.S. Apostoli (dalle ore 10,00). Il divorzio dell'Eni dalla politica industriale del nostro Paese è inaccettabile.

Redazione