Economia Ragusa

Versalis cerca rifugio alle Cayman?

Manifestazione nella Capitale

Ragusa - Eni non può pensare di fuggire dalla Sicilia, vendendo Versalis, con gli stabilimenti di Ragusa e Priolo, chiudendo i conti con ‪Gela per poi chiedere permessi esplorativi alla regione per cercare e sfruttare ancora, dopo 70 anni di estrazioni, il petrolio e gas dell'Isola!
Così, Emanuele Sorrentino, segretario regionale Uiltec, dal palco di Piazza dei Santi Apostoli a Roma che ha raccolto, oggi, migliaia di lavoratori provenienti da tutta Italia, in occasione dello sciopero generale contro le scelte di Eni e del Governo Italiano di disfarsi del patrimonio industriale chimico e della raffinazione del Paese.
Centocinquanta, i lavoratori siciliani degli stabilimenti eni di Ragusa, Gela e Priolo partecipanti alla manifestazione.
Il messaggio di questa piazza, afferma il leader della Cgil, Susanna Camusso, "è che bisogna smettere di svendere una parte importante del Paese perché se continuiamo a perderlo non abbiamo più futuro".
Per il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, bisogna togliere dal tavolo la proposta del fondo Usa Sk Capital che sarebbe interessato a rilevare una quota di Versalis. "Non ci rassegniamo, bisogna eliminare Sk Capital dalla vicenda Versalis. Il governo deve intervenire usando il fondo strategico della Cdp e l'Eni deve riprendere il progetto iniziale di Mattei". Il governo, aggiunge Barbagallo, "deve smettere di cincischiare e regalare un'azienda come Versalis ad un fondo Usa con capitale iraniano che non ha credibilità. Mattei si rivolterebbe nella tomba", sottolinea.
In gioco, rileva il segretario confederale della Cisl, Giuseppe Farina, "non c'è solo il futuro di Versalis e dell'indotto ma l'intera filiera produttiva del Paese.
Ancora più duri, contro eni e contro il Governo i tre segretari dei chimici, Emilio Miceli della Filctem, Angelo Colombini della Femca e Paolo Pirani della Uiltec, secondo i quali la vendita di versalis a Sk Capital è una vera e propria follia: che c’entra l’industria chimica italiana con un fondo finanziario costituito da una miriade di società senza alcun dipendente e che ha sede alle isole Cayman? Che c’entra la gente che lavora e l’Italia che produce coi paradisi fiscali?

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