Giudiziaria Catania 20/02/2016 02:03 Notizia letta: 10171 volte

Loris, Veronica conferma: è stato il nonno

La nuova verità
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Catania - Parla, precisa, replica. Veronica Panarello in un lunghissimo interrogatorio racconta la sua ultima verità. I suoi rapporti col suocero, Andrea Stival, che torna ad accusare di avere ucciso suo figlio Loris, 8 anni, perchè minacciava di rivelare la loro relazione. Il sostituto procuratore di Ragusa, Marco Rota, ascolta, muove rilievi e contestazioni. Il quadro alla fine sembra rimanere lo stesso: lei che punta il dito contro il suocero, anche se svela nuovi particolari sulla loro presunta relazione, ma mancano, al momento, riscontri. Lo aveva anticipato il legale di Veronica Panarello, l'avvocato Francesco Villardita prima di entrare nel carcere di Catania: «riconfermerà con dovizia di particolari quello che ha già detto alla psicologa o ai periti del Gup, e potrebbe aggiungere dei nuovi particolari alla vicenda».

La donna si ritaglia un ruolo nuovo: testimone dell'omicidio commesso dal suocero che con un cavo usb avrebbe strangolato Loris nella sua casa di Santa Croce Camerina, il 29 novembre 2014. Lei non avrebbe avuto una parte attiva: avrebbe avuto paura della reazione di Andrea Sival e non avrebbe chiamato aiuto. Lui l'avrebbe bloccata e minacciata. E poi il silenzio nel timore di rappresaglie sul figlio più piccolo. «Le dichiarazioni di Veronica Panarello sono forti - osserva Villardita - perchè forniscono movente, complice e dinamica del fatto, e anche l'arma del delitto. Per la prima volta si parla di omicidio e non di incidente e c'è una chiamata in correità in questa misteriosissima vicenda».

Sulla nuova versione di Veronica Panarello che con le sue diverse verità potrebbe non essere ritenuta credibile, l'avvocato Villardita non ha dubbi: «Quelli non erano racconti, ma la signora ha riferito quello che ricordava in quel momento, fino alla visita al cimitero dove è sepolto Loris, quando ha incominciato a ricordare tutto». Polizia di Stato e carabinieri avevano già scandagliato la vita di Andrea Stival, controllando tabulati telefonici e accessi a social. Ma niente era emerso. Come atto dovuto la Procura di Ragusa l'ha iscritto nel registro degli indagati per concorso in omicidio e occultamento di cadavere. Adesso si rivedrà tutto, alla luce delle nuove dichiarazioni di Veronica, che svela molto della sua vita privata, con particolari personali. Che possono avere valenza morale, ma che debbono diventare prove concrete e riscontrabili, come dice il suo stesso legale. Altrimenti rischia di restare l'ennesima verità di Veronica, la quarta, col rischio che non sia l'ultima.

La nuova verità

La ricostruzione dell’atroce delitto del piccolo Loris Stival, tappa dopo tappa, dopo le ultime rivelazioni di Veronica Panarello, da sempre unica accusata dell’omicidio del figlio. Insieme a lei, per il momento come atto dovuto, è indagato in concorso anche il nonno del bambino, Andrea Stival, che sin dal primo momento si è dichiarato estraneo ai fatti e ha minacciato di querelare la nuora. Secondo quanto è stato ricostruito dal giornalista Mario Barresi in un articolo su “La Sicilia”, il 25 gennaio nel carcere femminile di piazza Lanza a Catania Veronica Panarello, appena sveglia, ha un malore simile ad un attacco di panico. Decide di parlare con la psicologa ausiliaria dei periti del Gup di Ragusa che quella mattina dovrebbe somministrare dei test per la perizia psichiatrica a cui è condizionato il rito abbreviato per il processo. E’ in quel momento che la donna confessa che “il mostro è in casa” e che il bambino sarebbe stato trovato già morto da Veronica che si era allontanata per buttare la spazzatura. Loris, secondo quanto dichiarato dalla donna alla psicologa, non è morto con una fascetta, ma con un cavo. Poi, la donna dichiara che avrebbe avuto rapporti sessuali con il suocero da almeno sei mesi e che negli ultimi tempi il suocero era diventato “pesante, assillante”. Inoltre, sempre durante questa confessione, Veronica tira in ballo il “cacciatore” Orazio Fidone, la cui posizione è stata archiviata. Com’è noto, fu lui a ritrovare il corpo di Loris per primo al Mulino Vecchio. Veronica racconta che il cacciatore conosceva Loris perché il suocero l’aveva portato con sé a casa dell’uomo per fargli dei lavori di idraulica. Sul perché la donna abbia taciuto per tutto questo tempo, la risposta è sempre la stessa: aveva paura per l’incolumità del figlio piccolo. Il 29 gennaio, davanti al PM Marco Rota, Veronica invece apparirebbe in condizioni psichiche precarie. Dice di trovarsi in carcere per un furto di arance, il suo avvocato diventa un amico di famiglia del padre e canticchia una canzone di Simone Cristicchi. Al nome di Andrea Stival, la donna però ha un cambiamento: parla di lui come di un uomo che vuole prendere il posto del marito. Sempre secondo la ricostruzione di Mario Barresi, il verbale viene chiuso alle 12.57. Mentre sta per uscire dalla stanza, Veronica si agita alla vista di un cavo USB. Il 9 febbraio è il giorno della seduta della perizia psichiatrica. Stavolta Veronica è lucida, non è più quella che non riconosceva nemmeno il suo avvocato. Allora, davanti a tutti i periti, avrebbe ammesso che quella mattina non era sola. Poi, dichiara che Loris aveva capito più di quanto lei stessa avesse immaginato. Insomma, Veronica parla di un movente. Ammette di aver mentito durante il sopralluogo in casa ma precisa di non essere stata lei a strangolarlo, ma solo di avergli legato i polsi. E a strangolarlo non è stato con una fascetta, ma con un cavetto USB del computer. Poi, fa il nome di Andrea Stival. Quella mattina Loris, dichiara la Panarello, minacciava di dire tutto al padre. Veronica, però, si autoesclude dalla scena del delitto: dice, infatti, di aver visto il suocero strangolare il nipote ma di essere stata pietrificata. Poi ha provato a liberarlo ma era troppo tardi. Al canalone, infine, arrivano insieme ma a caricarlo in macchina sarebbe stato Andrea. Poi, Veronica rientra a casa e butta lo zainetto di Loris in un campo insieme alle fascette, mentre gli slip del bambino vengono gettati nella spazzatura in un bidone a Donnafugata.

 

Irene Savasta