Attualità Ragusa 26/02/2016 18:41 Notizia letta: 2705 volte

Tanto di cappello, per Giuseppe Cappello

Un libro, un'impresa
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Giarratana - “Secondo me manca, in alcuni imprenditori, la volontà di andare avanti facendo sacrifici. Io quando iniziai non avevo un’azienda, avevo solo le mie mani, la mia cassetta degli attrezzi e una gran voglia di fare”. Sono queste le parole di Giuseppe Cappello, chiamato affettuosamente dal giornalista Nino Amadore “Peppino”, che cercano di spiegare il perché in una terra come la Sicilia sia così difficile fare impresa ed essere competitivi come nel nord Italia. “Tanto di Cappello” non è un semplice libro-intervista: pubblicato dalla casa editrice Rubbettino, è il racconto appassionato di un uomo che ha fatto della propria vita un capolavoro dell’impresa senza rinunciare mai alla propria umanità, in una terra difficile come la Sicilia e ancor di più nel sud del sud, in provincia di Ragusa. Com’è possibile che un’azienda come la Cappello Group S.p.A. sia oggi un modello per tutta la Sicilia e non solo? Come ha fatto un uomo che viveva a Giarratana il cui padre era un semplice commerciante di uova a creare un modello industriale da far invidia alle aziende venete? Il giornalista del Sole 24Ore, Nino Amadore, si è posto le stesse domande ed ha condotto questa inchiesta partendo proprio dal luogo dove tutto ha avuto origine: Giarratana, piccolo comune di appena 3 mila anime arroccato fra i Monti Iblei. E’ qui che è nato Giuseppe Cappello, classe 1944. In paese ancora quasi tutti lo chiamano “u firraru”. La provincia di Ragusa resta nota ai più per gli ottimi prodotti ortofrutticoli, come le cipolle di Giarratana, ad esempio, e il barocco. Eppure, l’operoso sud-est siciliano è un modello per l’imprenditoria locale. E l’impresa di Cappello ne è sicuramente un esempio lampante. Il giornalista non fa subito la conoscenza di “Peppino”. Il suo racconto, infatti, per circa metà libro è fatto da ciò che la gente di Giarratana ricorda del loro compaesano. Ed ecco, allora, i racconti del prete del paese, del passante, del barista e del vecchio vicino di casa: un uomo che si è fatto da solo, nel vero senso della parola, visto che tutto è iniziato in un piccolo garage in cui questo ragazzo, dopo una prima esperienza nelle aziende del milanese come operaio, ha deciso di aprire nella sua terra un’officina in cui si occupava delle riparazioni più disparate. Poi, la grande intuizione dell’imprenditore: essere sempre innovativi. Ed è così che Giuseppe Cappello, sostenuto dall’inseparabile moglie-roccia Salvina, ha iniziato a guardare oltre il proprio orticello e a stringere accordi per portare in Sicilia le finestre in alluminio, prodotti in metallo e molto altro ancora. Poi, l’arrivo dei figli: Giorgio, Giovanni e Ivana, i problemi dovuti alla ricerca di un luogo idoneo per i capannoni aziendali, gli inesplicabili iter burocratici…fino alla concessione di un lotto nell’attuale zona industriale di Ragusa. E poi, ovviamente, la crisi degli anni 2000 e la voglia di rivolgersi ad un mercato sempre nuovo e in crescita: il fotovoltaico ibrido, l’ultima frontiera dei Cappello e la fusione di tutte e cinque le aziende di famiglia in un unico marchio: la Cappello Group S.p.A. “Tanto di Cappello” non è solo il racconto di un imprenditore: è quasi un’epopea familiare, in cui ogni membro del clan ha avuto e ha tutt’ora un preciso ruolo. Come in un delicato gioco a tessere di puzzle, nessuno può fare a meno del ruolo dell’altro. Passione, dedizione al lavoro, ma anche grande rispetto per i propri dipendenti e per i concorrenti: un’etica, insomma, che fa molto old style ma che spiega bene il perché questa azienda sia diventata un modello imprenditoriale da imitare. E poi, naturalmente, non mancano le delusioni in più di 50 anni di carriera: il fallimento di alcuni progetti, come l’avventura in Romania a causa di un direttore d’azienda “infedele” e la certezza di aver tergiversato troppo prima di rivolgersi ai mercati esteri in via di sviluppo, in particolare l’Africa…“Tanto di Cappello”, dunque, è il racconto di un uomo onesto che si è fatto imprenditore solo grazie al suo genio e alla sua infaticabile voglia di crescita con la certezza di aver consegnato alle generazioni future un’azienda solida ma che non è ancora stanco di sperimentare nuovi cammini.

Irene Savasta
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