Cultura Cartoni animati 27/02/2016 19:21 Notizia letta: 2487 volte

Baciami, Licia

Il solito triangolo amoroso
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In Italia è stato uno degli anime più amati di sempre, secondo forse soltanto a Lady Oscar. Ebbe talmente tanto successo, a metà degli anni ’80, da far produrre all’allora Fininvest una specie di action movie a puntante con attori in carne e ossa. Tutti noi lo abbiamo conosciuto con il nome “Kiss me Licia”, anche se il titolo originale era “Ai shite Knight” (Amami mio cavaliere), scritto da Kaoru Tada nel 1982 e arrivato da noi nel 1985.

“Kiss me Licia” è un manga di genere shojo: l’anime è composto da 42 avvincenti episodi e tutti noi lo ricordiamo per la storia fra Mirko e Licia (Go e Yakko, in originale): lei è una timida ragazza orfana di madre cresciuta con un padre iperprotettivo e leggermente antiquato. Lui, invece, è un giovane musicista con i capelli bicolor, cantante della rock band “Bee Hive”. E poi c’è il solito triangolo amoroso: Licia che ha una mezza storia d’amore con l’altro membro del gruppo e miglior amico di Mirko, Satomi, ma è fatalmente attratta anche dal cantante. A sua volta, Satomi è l’oggetto del desiderio di Marika, mentre Mirko dell’amica di Licia, Manuela. A fare da cupido ci pensa il fratellino di Mirko, un bambino dalla vocetta insopportabile, coi capelli color puffo e senza collo, il cui miglior amico è un gatto obeso di nome Giuliano: Andrea (Hashizo), che cerca in tutti i modi di far mettere insieme il fratello Mirko e la dolce Licia. Insomma, Kiss me Licia, apparentemente, sembra la classica commedia romantica, con tanto di triangolo amoroso e fratellino minorenne insopportabile. Orfani, per giunta. Invece, questa pietra miliare dello shojo, si merita il successo che ha avuto.

LA VERA STORIA: SFATIAMO QUALCHE MITO
Ciò che da noi è arrivato per prima, ovvero l’anime andato in onda negli anni ’80, è in realtà una versione edulcorata che ha perso molto per strada rispetto all’originale, sia per semplificazioni culturali, sia per via del solito doppiaggio. Partiamo dai nomi. Luciana Mitamura detta Licia, in effetti, è già tutto un programma (Yaeko detta Yakko, in originale). Per non parlare di “Marrabbio”, il nome dato al povero padre di Licia, che in realtà si chiama Shige-san. Non parliamo, poi, dei clienti del “Mambo”, il locale del padre di Licia: Nonno Sam e Lauro. Tra l’altro, proprio per le semplificazioni culturali di cui si diceva, in Italia Licia e suo padre fanno crepes, mentre in realtà il loro è un negozio di Okonomiyaki, una specie di pizza giapponese. Il problema delle semplificazioni culturali, però, non riguarda soltanto per i nomi propri o del cibo. Kiss me Licia, infatti, è uno shojo interessante perché mette a confronto due mondi: da un lato, il Giappone tradizionale di Marrabbio, con tutti i suoi valori tradizionali: Marrabbio, infatti, è l’elemento comico dell’anime proprio per via delle litigate con la figlia che, pur essendo estremamente devota al genitore ad un certo punto si ribella. Dall’altra parte abbiamo Mirko (Go Kato in originale) che invece rappresenta il Giappone degli anni ’80 che guarda verso l’Occidente. Affascinante, playboy, cantante spregiudicato che si tinge i capelli di rosso e biondo, indossa giacche di pelle e mette anche gli orecchini: la sua figura è un omaggio alle rock band di quegli anni, dai Duran Duran agli Europe, passando magari per gli Spandau Ballet e i Wham!. Insomma, i Bee Hive sono la versione su carta di quelle che erano le band in auge in quel periodo. Ed ecco, allora, che Kiss me Licia diventa un manga interessante: due mondi che si scontrano (anche se l’incontro-scontro fra Licia e Mirko non avviene come nell’anime, per strada, ma alle lezioni serali dell’università, mentre in Italia sono liceali): da un lato la dolce Licia, ancora figlia di un Giappone tradizionale ma ribelle, dall’altro Mirko, con la sua modernità occidentale ma con un grande fardello sulle spalle. A differenza dell’anime, infatti, Mirko e Andrea non sono veramente fratelli. Nel manga, infatti, Andrea è figlio del padre di Mirko e della sua amante, tanto che ad un certo punto ricompare pure nella storia. A fare da sfondo alla vicenda, l’amore per i bambini, la solitudine di Andrea che vede in Licia una figura materna e tutto l’insieme dei personaggi secondari, gli amici che s’innamorano fra di loro, andando oltre il triangolo amoroso.

IL LIVE ACTION ITALIANO
Probabilmente molti lo ricordano. In Italia questa serie ebbe talmente tanto successo da creare un live action con attori in carne ed ossa: Licia, interpretata da Cristina D’Avena con una orribile parrucca e i Bee Hive che cantano “Freeway” diventano una rock-band giappo-milanese. Il live action, visto oggi, fa sorridere perché non ha conservato nulla dello spirito originale dell’opera. Niente trasgressioni, niente eccessii, niente trucco da rockstar. Mirko e i Bee Hive sono la versione sfigata di una boy band tristissima. Vale la pena però rivedere le puntate per farsi almeno due risate.

Irene Savasta
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