Giudiziaria Santa Croce Camerina 29/02/2016 12:01 Notizia letta: 5400 volte

Veronica: Loris vide che facevo sesso col nonno

Il movente
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Catania - «Loris mi ha visto fare l'amore con mio suocero, la sera del diciannove novembre 2014, dieci giorni prima che morisse. Io pensavo che i miei bambini dormissero, quindi Andrea Stival ed io ci lasciammo andare mentre eravamo in cucina, subito dopo aver mangiato. Invece Loris era ancora sveglio, purtroppo. Corse in cucina e ci vide, quindi tornò in camera sua. Era furente, io mi spaventai moltissimo. Avevo paura riferisse tutto a mio marito».
Eccola, la verità di Veronica Panarello, in carcere a Catania con l'accusa di avere strangolato il figlio Loris il ventinove novembre di due anni fa. Destinataria delle rivelazioni la psicologa del carcere di Catania, alla quale la Panarello racconta, il 25 gennaio scorso, la sua ultima versione dei fatti relativa al delitto del figlio di otto anni. «Voglio dire tutta la verità - dice in quella prima occasione, a voce alta - non lo copro più. Io so chi è il mostro che ha ucciso mio figlio, è dentro la famiglia». Piange e pare non trattenersi davanti ad Angelida Tullo, ausiliaria dei periti nominati dal Gup di Ragusa per ispezionare la sua mente. Le viene chiesto di più sui rapporti col suocero, Andrea Stival, al momento indagato per concorso in omicidio ma più come atto dovuto che per convinzione degli investigatori. Alla psicologa Veronica fa altre ammissioni: «Era diventato negli ultimi sei mesi assillante... pesante». Quindi affonda la lama contro il suocero: «Lui aveva attenzioni strane per Loris e io gli ho detto: prendi me, ma lascia stare lui. Da sei mesi avevo frequenti rapporti sessuali con Andrea Stival quando i bambini erano fuori casa». Come scossa da un turbamento, aggiunge: «Non ero consenziente, lo facevo solo per proteggere i miei figli... questo era il patto. Dopo mi sentivo sporca, andavo a farmi la doccia e mi strofinavo forte la pelle da volerla staccare». Veronica Panarello tira in ballo anche se non in maniera chiara Orazio Fidone, il cacciatore che trovò il corpo senza vita di Loris Stival, in un canale alla periferia di Santa Croce Camerina. «Fidone conosceva mio figlio perché il nonno l’aveva portato con sé quando andò a casa del cacciatore per fargli dei lavori idraulici».
Le rivelazioni fatte alla psicologa forniscono una ipotesi investigativa più complessa agli inquirenti che si occupano del caso. Così il ventinove gennaio scorso, piombano nel carcere per saperne di più. Ma Veronica tace. O meglio, canticchia una canzone di Cristicchi, dice di trovarsi in carcere per aver rubato arance, assicura che Loris sta bene. Torna ad essere lucida quando le fanno il nome di Andrea Stival: «Si, avevamo una relazione. Temevamo entrambi che uscisse fuori la verità e che minasse l'onore della famiglia».
Veronica Panarello e il suocero, terzo atto. Il nove febbraio scorso, davanti ai periti che devono valutare lo stato mentale della donna, la madre di Loris sfuma le accuse di pedofilia (atteggiamento che manterrà durante il successivo interrogatorio formale davanti a carabinieri, polizia e Procura). Ecco cosa rivela: «La mattina dell'omicidio non ero sola. Sono responsabile, ma anche qualcun altro. Non avrei potuto scenderlo io: Loris pesava 18 chili, io 48... E quando è addormentato sono più di 18 chili. Quella mattina Loris continuava a chiedermi quando tornava il papà. Eravamo spaventatissimi. Andrea Stival non venne mai inquadrato dalle telecamere perché si sdraiò sul sedile posteriore della mia auto e ne uscì quando eravamo nel garage. Salimmo e lui cominciò a discutere con il nipote, che aveva paura e si vedeva. Poi mi ordinò di prendere qualcosa....lui strangolò mio figlio con un cavo usb. Ero pietrificata, tentai di fargli prendere aria, ma era già morto. Mio suocero ordinò ancora di andare al canalone, ognuno per conto proprio. Misi su Loris una copertina blu con Topolino, prima che venisse gettato nell'acqua».

La giovane donna spiega quella relazione scabrosa, ma non fa riferimento al «patto» scellerato di cui aveva riferito alla psicologa. «Ero attratta da lui per l’attenzione che mi dava, per come mi faceva sentire quando Davide non c’era. Davide era affettuoso a volte sì, a volte no. Lui non è molto "facile" nel dire le cose. Riesce a farle capire».

Veronica Panarello sigilla la presunta confessione con un'aggiunta. Quando è stata arrestata e tutta la famiglia del marito Davide ha preso le distanze da lei ha ricevuto una lettera con ottanta euro in carcere, dal suocero. «Era un modo per farmi stare zitta», ha detto lei.

Redazione