Attualità Ispica

Gabriele, da Ispica a Tirana, in cerca di un sogno

La laurea in medicina

Ispica - Giovani, italiani e aspiranti medici. I ragazzi che non superano il rigido test d’ingresso in patria, sei su sette, sono fuori dai giochi e di fronte a un bivio: riprovare dopo un anno o dimenticare per sempre il sogno. Oggi, però, hanno un’altra possibilità, quella di immatricolarsi direttamente in un ateneo straniero. Madrid, Romania, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria e Albania tra le mete più ambite degli ultimi dieci anni. Qui, essere ammessi non è affatto un miraggio: la selezione è psicoattitudinale e linguistica e solo in rari casi anche basata su quesiti scientifici. Così, tra febbraio e marzo, le richieste si impennano.

Un addio alla Sicilia e all'Italia per diventare medico. Così Gabriele, 19 anni, di Ispica,  ha deciso di trasferirsi a Tirana, in Albania. "Il nostro Paese blocca le speranze sul nascere, qui invece tutto è possibile. Si sostiene un test e, in un terzo dei casi, si viene ammessi". Succede all'università cattolica Nostra Signora del Buon Consiglio, ateneo privato che ha siglato una convenzione con l’università romana di Tor Vergata. Nella stessa situazione di Gabriele ci sono tanti giovani tra i 19 e i 25 anni, spesso del sud. Sognano le corsie di ospedale e fanno di tutto per poterle frequentare.

"Ho trovato un sistema pronto ad accogliermi, mi sento a casa. Per questo non chiederò il trasferimento in Italia, non tenterò di rientrare in corsa. Proseguirò con la specializzazione all'estero". Di ritornare, del resto, lo chiedono in pochi. Saranno le regole stringenti imposte da una sentenza del Consiglio di Stato nel 2015, sarà che ci si adatta al nuovo ambiente, sta di fatto che quasi tutti restano dove sono. "Prima di partire immaginavo un’Albania poco rassicurante e arretrata – continua Gabriele - ma mi sono ricreduto. Tirana è una città stimolante, in fermento, a misura di studente. Ci si vive facilmente e costa molto poco: una stanza in ottime condizioni non supera i 150 euro".

Per strada si incontrano tanti connazionali. "Sono adorati e muovono l’economia. Io, per esempio, ho chiesto aiuto a un amico di famiglia che frequenta il terzo anno di Fisioterapia". Anche lui ragusano, anche lui "adottato" da questa città, tornerà in Italia da professionista. Perché le storie, in fondo, si somigliano tutte.

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