Cultura Scicli 16/03/2016 14:39 Notizia letta: 2988 volte

I luoghi del cinema di Camilleri. La mannara di Montalbano

Giacimento culturale, curarsi con la bellezza
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Scicli - La Sicilia è terra di mito, arte e cultura. Terra spersa nel Mediterraneo.
I luoghi dei film, tratti dai romanzi di Andrea Camilleri, sono quelli della Sicilia meridionale con i suoi insediamenti di pietra color paglierino, i quartieri arabi, le chiese barocche, i palazzi storici, le meravigliose ville. È la Sicilia degli spazi aperti, della natura selvaggia, del vento e delle spiagge dorate lunghe e sabbiose.
La Fornace Penna al “Pisciotto”, la Mànnara della “Forma dell’Acqua”, è uno dei luoghi notevoli dello sceneggiato Moltalbano.

È proprio nello stato di abbandono, il fascino del non più in uso, del disfacimento, l’indefinibilità del tempo e della non funzione utile accolta, che rendono l’architettura della Fornace e il suo paesaggio, scenografie uniche.

Ora cinefili e appassionati della serie televisiva di Montalbano, fotografano ammirati un manufatto collocato nello sfondo di una scenografia naturale. Le rovine della Fornace, oggi musealizzate, rinascono di un nuovo senso in ciascuna di quelle riproduzioni. Dopo diverse casse di risonanza attivate da sensibili personaggi arrivati da lontano, oggi gli appetiti degli immobiliaristi si sono fatti urgenze speculative.
Attenzioni che non sono rivolte alla salvaguardia per attaccamento di competenza e sensibilità culturale o affettivo al manufatto e neppure al sito, quanto fameliche a produrre profitto.

La Fornace è oggetto perduto come quelli ritrovati dagli archeologi, che scavano fette di spazio-tempo. Riguardo al presente della Fornace, l’emozione è di ordine estetico, ma lo spettacolo della natura vi si combina con quello delle impronte di un fare dell’uomo.
Più i paesaggi artificiali dei “resti” slittano verso i fenomeni naturali, più la coscienza che noi ne abbiamo è quella di una permanenza, di una lunghissima durata che ci fa misurare per contrasto il carattere effimero dei destini individuali.
Il paesaggio delle rovine della Fornace offre allo sguardo e alla coscienza, la duplice prova di una funzionalità perduta e di un’attualità massiccia, anche se nel consumo materiale. Conferisce alla natura un segno temporale e la natura - a sua volta - finisce col destoricizzare quel paesaggio traendolo verso l’atemporale. Il tempo puro è questo tempo senza storia, di cui solo l’individuo può prendere coscienza e di cui lo spettacolo delle rovine può offrirgli una fugace intuizione.
La nostra funzione odierna è quella della custodia delle testimonianze della Fornace, di custode delle preesistenze e delle resistenze. Fin anche nello stato di tracce, di resti.
Nel caso della Fornace questa funzione di custodia può continuare nel tempo solo se saremo animati della coscienza che la storia, la cultura, l’identità del luogo e delle piccole parti di paesaggio che la compongono, è intrisa profondamente e irreversibilmente della cultura figurativa che è cresciuta con la lingua, la letteratura, la musica, la storia, il paesaggio, il senso di grande tradizione del nostro territorio.
Il rischio è che i “giacimenti culturali”, da patrimonio, sono gradualmente diventati una risorsa da spremere e da sfruttare per altri scopi. Il pericolo per la Fornace è proprio quello di cadere nella rete di chi non ne capisce il valore testimoniale di un’epoca e di una società e per un progetto venale, vuole cancellarne l’identità.
Credo ci si possa curare con la bellezza. La Fornace e il suo contesto, “sentito” come opera d’arte. Sono le medicine dell’anima. Medicamenti efficaci solo per chi possiede le adeguate capacità percettive, per chi si è preso giusta “cura del sé” e quel contesto sa osservare.
L’area della Fornace è ora uno spazio della bellezza. Perché tra il degrado, l’indifferenza e lo stile uniforme, la rinuncia alla bellezza - quella bellezza fatta di cultura materiale, di lavoro umano costruito per secoli sul riconoscimento simbolico, visivo, tecnico del paesaggio in un incontro tra etica ed estetica - è la miseria del vuoto.

Da lunedì 21marzo 2016, il libro sarà in libreria

Pasquale Bellia