Economia Ragusa 17/03/2016 22:10 Notizia letta: 2920 volte

Le trivelle a mare, il nuovo paradiso fiscale dei comuni siciliani

6 concessioni a rischio in Sicilia
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Ragusa - Dicono che è in gioco il futuro energetico del Bel Paese, ecco perché si voterebbe per il referendum del 17 aprile. L’approvvigionamento di petrolio e gas, in Italia, sarà affidato alla sorte, quella delle urne. Sempre se gli italiani avranno voglia di andare a votare in quella domenica d’aprile, la terza a voler essere precisi, che il calendario delle stagioni segna già come primavera inoltrata.
I partiti politici si schierano su fronti opposti pur di non smettere di litigare. C’è il PD di Matteo Renzi che è a favore delle trivelle a mare e pure per quelle a terra, ed è per questo che voterà NO! al referendum. Caldeggia, comunque, tra i dirigenti del partito del Premier, tanto per mantenere un po’ di suspense, la decisione per una astensione democratica dell’ultima ora. Poi ci sono i 5 stelle che per contratto elettorale sarebbero contro il petrolio estratto a mare (ma a Ragusa dicono Sì per quello di terra) e pur di dire No il 17 di aprile voteranno per il Sì. Il centrodestra? diviso fra il Sì alle trivelle e il No da segnare al referendum. Insomma, la politica, come sempre, è molto chiara quando deve scegliere con chi stare, soprattutto quando l’argomento è di quelli tosti, di quelli che se lo tocchi con mano rischi seriamente di bruciarti. Elettoralmente parlando.
In Sicilia, poi, l’argomento delle trivelle a mare è molto sentito. Almeno 6 le concessioni a rischio (quelle che scadranno a breve, tra il 2017 e il 2020), nove, invece, i permessi di ricerca che non sarebbero autorizzati per lo sviluppo di giacimenti entro le 12 miglia in caso di vittoria del Sì. Una partita, quella del petrolio siciliano, che vale miliardi; basti pensare che il 40% delle risorse minerarie italiane, legate al petrolio e gas, risiede proprio nei nostri fondali. Chi dice No, in Sicilia, pensa ai 16 milioni di euro che il comune di Scicli ha chiesto a Edison ed Eni per il mancato pagamento di ici e imu, tassazioni generate fino al 2015 dalla piattaforma che pesca petrolio al largo di Sampieri, denominata Vega2. Chi dice No pensa anche ai 50 milioni di euro che il Comune di Ragusa ha ricevuto negli ultimi tre anni come proventi delle royalties per lo sfruttamento delle risorse petrolifere del sottosuolo. Chi dice No in Sicilia, e ci riferiamo a Regione ed enti locali, lo fa perché il petrolio, per quel che offre in termini di rimessa fiscale, è considerato una risorsa irrinunciabile per far quadrare bilanci e tirare in salvo Comuni altrimenti destinati al default. Altro che approvvigionamento minerario e piano energetico nazionale. In Sicilia il No serve per tirare a campare.

Redazione
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