Cultura Ragusa 18/03/2016 19:42 Notizia letta: 3843 volte

La paura del lupo, negli Iblei

Il demonio
http://www.ragusanews.com/resizer/resize.php?url=http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/18-03-2016/1458326588-0-la-paura-del-lupo-negli-iblei.jpg&size=407x500c0

Ragusa - Se ne parla nei miti e nelle leggende di tutto il mondo, anche nella nostra provincia. Sugli iblei vi erano centinaia di esemplari ma purtroppo si sono estinti da oltre un secolo: stiamo parlando del lupo, un animale a metà strada tra il mitico e il terrificante e pur essendo ormai estinto da tanto tempo, il suo mito continua a vivere anche da noi. Se ne parla nel Bestiario Ibleo, il libro scritto a quattro mani dal biologo Giovanni Amato e dall’antropologo Alessandro D’Amato e illustrato da Manuela Menta.

Dalla medicina popolare alle leggende sui licantropi, il lupo è sempre stato un animale ambivalente, associato sia alla forza che al demonio. I due autori spiegano: “Nell’antichità il lupo era associato alla forza e alla virilità. Con l’avvento del Cristianesimo e del Medioevo è avvenuto un ribaltamento di significato ed è diventato l’incarnazione della malvagità, un’espressione del demonio”. Quali erano le paure associate a questo animale? . “Di solito la principale preoccupazione era per le mandrie tanto che a Chiaramonte il barone Melfi ci ha tramandato uno scongiuro contro i lupi che veniva recitato dai contadini davanti ad una croce o apponendo una croce fatta con due stecche di legno. Ancora oggi queste croci vengono apposte davanti ad alcune serre per scongiurare gli eventi atmosferici”. E la famosa nebbia denominata “lupa”? Da cosa deriva il suo nome? D’Amato ha una sua teoria: “Era un fenomeno atmosferico che poteva essere nefasto per i contadini. Serafino Amabile Guastella ci ricorda anche un proverbio. In realtà non sappiamo esattamente perché si chiami così. La mia ipotesi personale è che nell’antichità romana la lupa era la prostituta e le orge erano fatte nei lupanari. Nel tempo, dunque, si è associato al nome lupa a qualcosa di negativo. Non è assurdo pensare che il fenomeno possa aver preso il nome da tutto questo”. Ma il lupo, o meglio alcune sue parti, era utilizzato anche nella medicina popolare. I due autori spiegano: “Alcune sue parti venivano usate come amuleti, come zampe, ciuffi di pelo legati ad una corda a mo’ di ciondoli e venivano messi al collo dei bambini per proteggerli dalle malattie. In questo modo il lupo gli trasmetteva la sua forza”. Ma parlare di lupo nella tradizione popolare significa parlare anche del fenomeno mitologico del licantropismo. Amato e D’Amato, precisano: “E’ una leggenda diffusa in tutto il mondo e anche da noi. Le motivazioni per cui una persona diventa licantropo sono due: o a seguito di possessione diabolica o perché mangia la carne umana mista a quella di lupo. Spesso era associato al fenomeno dell’epilessia, tanto che alcuni lo chiamavano il mal di luna”. Quali sono le credenze popolari associate al licantropo e alla licantropia? I due autori spiegano: “Le leggende narrano che si diventa licantropo se si dorme all’aperto durante una notte di luna piena nei giorni di mercoledì o venerdì, oppure se si viene concepiti durante il novilunio. Si dice che per sconfiggere un licantropo bisogna ucciderlo ad un incrocio di quattro strade e colpirlo con un oggetto d’argento. Ma una volta che si è affetti da licantropia, è impossibile guarire”. Un episodio di licantropia si sarebbe verificato a Giarratana nel 1849. D’Amato e Amato, infatti, raccontano: “Un bambino, Carmelo Mineo di 11 anni, custode di pecore, morì dopo 40 giorni di agonia a causa dell’idrofobia. Si racconta che prima di spirare ululò alla luna, proprio come un lupo”.

La Sicilia

Irene Savasta
http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1512997998-3-pirosa.gif