Attualità Scicli 21/03/2016 17:34 Notizia letta: 11923 volte

Sciolti per sempre, nonostante scienziati del diritto

Buoni per il caciocavallo popolare agricolo
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Scicli - Il ruggito del coniglio alla fine non è arrivato. Sciolti la prima volta su disposizione del Ministero degli Interni, sciolti pure la seconda per sentenza del Tribunale Amministrativo del Lazio. Per i consiglieri comunali che si autodefinirono -felicemente- “responsabili”, nel favorire l’amministrazione Susino al governo della città di Scicli, non c’è stato verso: sciolti, risciolti e probabilmente non più candidabili. Responsabili dell'onta che la città ha subìto.
Impresentabili, forse, per le prossime amministrative di primavera nel 2017, per le assemblee di partito e per quelle di condominio.
Ma una domanda ci assilla, eccome!: era questa la vera classe dirigente cui affidare il bastone della politica per governare ancora Scicli e gli sciclitani?
Di cosa hanno peccato i nostri, oggi come nel 1992, quando ci fu il primo scioglimento per mafia?
Arroganza, supponenza, presunzione.
Non hanno voluto dimettersi.
Sarebbe bastato questo per disinnescare la bomba dello scioglimento, ma loro erano abbarbicati al potere, alle poltrone, alla "gestione".
E per questo hanno peccato di Ybris, di superbia nei confronti degli Dèi, primo fra tutti quel Matteo Renzi che ha fatto cambiare loro il verso, mandandoli a casa.
E dire che fra loro c'erano illustri esegeti del diritto, custodi della giurisprudenza di Cannamara, raffinati collezionisti di odorosi e sonanti flati, che con testa pensosa rilasciavano interviste sofferte.
Poco conta che abbiano trovato lavoro grazie alle migliori raccomandazioni forziste nella fabbrica del caciocavallo popolare agricolo.

Facciamo un profilo sommario di questa classe dirigente che oggi ha detto addio alla gestione della cosa pubblica. Una classe dirigente fatta di figli, di generi, di mariti, di mogli della politica sciclitana, quella classe dirigente che i comunisti tanti anni fa chiamavano “Borghesia di Stato”.

C’era di tutto e forse anche di più tra coloro i quali hanno dato vita a una pagina di storia politica che Scicli e gli sciclitani avrebbero fatto sinceramente a meno di leggere. C’erano, appunto, ma per decreto prima e per sentenza poi, non ci sono più. Le aspettative, per i vari settori d’interesse, di questa classe dirigente, sicuramente, non riflettevano i desiderata del popolo. Non c’era reciprocità tra la causa del loro agire politico e l’effetto che essa stessa rovesciava sugli amministrati. La gente di Scicli, a farla breve, non s’è mai riconosciuta in questa classe dirigente. Una classe dirigente, quella dei «responsabili», che oggi riscopre la terribilità di uno scioglimento per mafia, una classe dirigente che riscopre l’inviolabilità della legge, una classe dirigente che riscopre, anche, la tragedia della probabilissima incandidabilità politica. E lo riscopre sulla propria pelle, sciaguratamente. Oggi le lancette dell’orologio che segnano il tempo della giustizia e della legalità sono state rimesse al loro posto. Entrambe segnano l’ora del riscatto democratico per la città di Scicli. Con una nuova classe dirigente, logicamente.

Nella foto, Ugo Tognazzi

Redazione
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