Economia Ragusa 24/03/2016 17:07 Notizia letta: 3403 volte

Versalis, un affare imprevisto

Un fermo inutilmente lungo
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Ragusa - Quello che sembrava essere stato un banale incidente dovuto ad un corto circuito, è diventato un affaire dai risvolti a tratti inquietanti. E’ stato forse il classico pretesto per far chiudere uno stabilimento e mandare in cassa fino a giugno 130 persone. Ma ieri sera, un piccolo passo è stato compiuto. Stiamo parlando di Versalis e del fatto che lo stabilimento di Ragusa è fermo ormai da due mesi e mezzo e non si hanno risposte chiare in merito a questa decisione. E’ stato approvato ieri sera dal consiglio comunale di Ragusa il documento sindacale presentato il 29 febbraio in occasione del consiglio comunale aperto sulla vertenza Versalis. Il documento approvato ieri è stato votato all’unanimità con un solo astenuto. E a questo punto è chiaro che anche il sindaco di Ragusa deve pretendere di conoscere nel dettaglio il piano industriale della chimica e del petrolio per gli insediamenti Eni del territorio: Versalis ed Enimed. E’ questo quello che chiedono i rappresentati sindacali di Filctem CGIL Filippo Scollo, Femca CISL Giorgio Saggese e Uiltec UIL Giuseppe Scarpata. Versalis è una società dell’Eni che in Italia ha otto stabilimenti produttivi e 5.200 dipendenti. In Sicilia è presente a Ragusa e Priolo e contano, assieme, 700 addetti del diretto e mille, circa, dell’indotto. Le imprese terze che lavorano nei due petrolchimici sono a forte provenienza territoriale. Priolo e Ragusa (130 addetti del diretto e 80 dell’indotto), nonostante siano dislocate su differenti insediamenti industriali, rappresentano, tuttavia, un’unica entità produttiva: Priolo produce l’etilene che Ragusa, poi, trasforma in politene. La produzione di Ragusa, 140 mila tonnellate di politene anno, si presta a molteplici applicazioni industriali: dall’automotive, al film per alimenti e coperture agro e industriali, packaging, specialities sanitarie, rivestimento cavi elettrici e tubazioni, polimeri per pannelli solari, pavimentazioni, rivestimenti edili, abbigliamento, attrezzature sportive , e altro. Le produzioni di Ragusa, esportate in tutta Europa, servono, inoltre, il tessuto territoriale della gomma plastica. La volontà di Eni di voler retrocedere dalla chimica di Versalis, vendendone le attività a un fondo finanziario internazionale, preoccupa, e non poco, lavoratori e parti sociali. La vendita della quota di maggioranza di Versalis non convince anche per la poca chiarezza della strategia dell’azienda, che solo fino a un anno fa intendeva dismettere la raffinazione e che ora, con un prezzo del barile al minimo storico e quindi favorevole a quell’attività di commercializzazione del petrolio, fa marcia indietro e opta invece per la vendita della chimica, sebbene il 2015 sia stato, in quest’ambito, favorevole per i profitti oltre ogni aspettativa. La vendita della quota di maggioranza di Versalis ad un fondo che, stando agli annunci dell’azienda e del Governo, potrebbe identificarsi in SK Capital, impensierisce, e non poco, lavoratori e sindacato, per il mantenimento del perimetro industriale e dei livelli occupazionali non vuole solo cedere la chimica di Versalis a un fondo d’investimenti, il progetto è molto più ampio e in parte anche realizzato, ovvero quello di abbandonare definitivamente la Sicilia e l’Italia. Il nuovo piano strategico di Eni, che pone Versalis tra le attività in dismissione, mette a rischio l’intero assetto nazionale della chimica, da quella “verde”, suscettibile di liquidazione causa il blocco degli investimenti, a quella tradizionale, come quella di Ragusa, che già subisce i mancati impieghi di questi anni. Ecco perchè si rende necessario esprimere presso il Governo regionale e centrale le ragioni sostenute dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori, e in particolare che, in assenza di un piano industriale credibile, sostenuto da un progetto finanziario adeguato e sostenibile, utile a consolidare e a rafforzare l’assetto industriale della chimica nazionale, la maggioranza azionaria di Versalis resti in capo ad ENI, prevedendo anche il ricorso al Fondo Strategico Italiano della Cassa Depositi e Prestiti. Ragusa, vincolante per Versalis, anche nel consolidamento delle produzioni
di Priolo, potrebbe rappresentare l’anello di una filiera industriale già debole e a rischio isolamento nel passaggio di proprietà dell’azienda, da Eni a un fondo d’investimenti, senza la garanzia di un piano di rilancio e sviluppo.

I rappresentanti sindacali delle tre sigle, spiegano all’unanimità: “La città di Ragusa, per quel che ha offerto e concede tutt’oggi a Eni in termini di sfruttamento di risorse del sottosuolo, non meriterebbe l’abbandono delle attività industriali legati alla chimica del politene. Oltre al dato occupazionale, come ha già ben chiosato in un suo preciso intervento il Sindaco di Ragusa, è in gioco il futuro di un settore strategico per il nostro territorio, che non può rimanere, per l'ennesima volta, mortificato e senza strade certe. A Ragusa da 70 anni si estrae petrolio e da 50 anni si produce polietilene; il tutto è sempre andato di pari passo a un’agricoltura di certo e consolidato prestigio, con prodotti di altissimo livello e qualità. Abbiamo bisogno di un «Protocollo Ragusa» tra Eni, Comune e Regione Sicilia, per legare a doppia mandata concessioni, produzione petrolio e sviluppo della chimica di Versalis attraverso investimenti mirati anche a diversificare in «green» le produzioni; potremmo pensare a una chimica legata alle estrazioni e ancor più fortemente connessa all’agricoltura, per consolidare l’esistente, quindi, generare nuove opportunità occupazionali. Crediamo che petrolio, chimica di base e agricoltura siano in grado di camminare di pari passo e insieme rappresentare una grossa fetta del PIL alla quale Regione e Comune di Ragusa non possono certamente rinunciare”.



Irene Savasta