Cronaca Pozzallo 25/03/2016 18:17 Notizia letta: 4607 volte

Eccolo il siriano di Pozzallo con la patente dell'Isis

Vieta la sua lapidazione, crocifissione o sodomia
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Pozzallo - Mourad El Ghazzaoui, 21enne siriano, non è soltanto un fanatico che inneggia all’Isis. E questo lo si era capito subito, dal giorno del suo sbarco, avvenuto il 4 dicembre scorso.

“Allah è grande, ma Isis di più”. E’ il messaggio che è stato ritrovato in uno dei nove telefonini del siriano e intercettato dalla Digos di Ragusa.

Insomma, El Ghazzaoui non era uno come i tanti 140mila profughi sbarcati a Pozzallo. Secondo la ricostruzione effettuata dal giornalista Mario Barresi per La Sicilia, la Dda di Catania ha disposto il fermo di El Ghazzaoui, poi convalidato dal GIP: il 21enne sarebbe indagato per terrorismo internazionale e apparterrebbe all’organizzazione “con finalità terroristiche”.

Interrogato, infatti, il siriano ha ammesso di appartenere ai “Martiri di Daraa”, una formazione siriana vicina all’Isis. La polizia postale ha trovato messaggi, video, bandiere e simboli anche del presunto capo dei “Martiri di Daraa”, Abu Naden Mofid. In quattro foto, il 21enne siriano imbraccia armi da guerra e indumenti tipici dell’organizzazione. Altri elementi che inchioderebbero il siriano sarebbero due file audio di WhatsApp intestato a un certo “Mofid”, che la Digos di Ragusa ha identificato come capo di un battaglione armato. Inoltre, ci sarebbe quella specie di “passaporto” dell’Isis che confermava la sua identità. In realtà, si trattava di una sorta di “diploma”, un certificato che comprova la sua fedeltà e formazione, una sorta di carta di credito che gli avrebbe permesso il viaggio dalla Siria alla Svezia.

Nel foglio, secondo questa ricostruzione, si leggerebbe: “Vi informiamo che il nominato fratello Mourad El Ghazzaoui degli abitanti del reame di Svezia ha partecipato al corso di redenzione e lo ha superato con livello buono. Pertanto abbiamo rilasciato questo titolo che dimostra che non è credente e vieta la sua lapidazione, crocifissione o sodomia”. In calce un timbro con il simbolo dello Stato del Califfo. Il documento sarebbe stato valido per tre mesi ma non si sa se in questo periodo il siriano avrebbe potuto incontrare qualcuno e prendere contatto con qualche formazione jihadista del Nord Europa. Tutti questi elementi hanno fatto si che i Pm catanesi arrivassero alla conclusione che l’uomo facesse parte di un’organizzazione con finalità terroristiche. Ci sarebbero, inoltre, foto e video di lui che addestra aspiranti jihadisti, picchiandoli o addirittura mutilandoli, con scene di decapitazione ed esplosioni. Attualmente, il siriano si trova in carcere a Reggio Calabria. Le indagini sono ancora in corso.

Irene Savasta