Cultura Cinema

Se la mamma di Superman riconosce Batman dal mantello

Scene di pura comicità

Premessa: cercheremo di spoilerare il meno possibile ma in caso accadesse sappiate che tutto ciò che c’è da sapere su questo film, comprese le scene d’azione e le battute migliori, sono già comprese nel trailer. Ebbene si: ci ha delusi profondamente “Batman V Superman, dawn of justice”.

Forse definirlo una ciofeca cosmica è un po’ troppo, visto quanto è costato (250 milioni di dollari), ma il nuovo film di Zack Snyder, sequel de “L’uomo d’acciaio”, non rende giustizia né a Batman né a Superman e ci lascia con più perché che risposte e la certezza di doverci sorbire almeno altri cinque sequel.

Il film inizia laddove era finito “L’uomo d’acciaio”: la terra è messa in pericolo dal generale kryptoniano Zod. Come sappiamo, però, Superman (interpretato da Henry Cavill) era riuscito a sconfiggerlo nel film precedente. Ma gli avvenimenti che avevano devastato Metropolis (che somiglia tantissimo alla New York dell’11 settembre) non sono andati giù a Bruce Wayne alias Batman (Ben Affleck) che comincia ad interrogarsi se un semi-dio come Superman possa essere la risposta a ciò che lui intende per giustizia. Lui, eroe solitario, che si batte con i criminali dei bassifondi, è solo un uomo. Superman, che può incenerire la terra con lo sguardo, è visto con sospetto non solo da Wayne, ma anche dalla politica americana.

Non entreremo nel dettaglio della trama, che è piuttosto barbosa: i due finiranno per scontrarsi a causa anche dei malefici piani di Lex Luthor (Jesse Eisenberg), ma alla fine torneranno amici del cuore.

Il problema principale del film è dovuto alla trama zoppicante e incerta, coperta dalla roboante e fin troppo fastidiosa colonna sonora di Hans Zimmer, volta a seppellire con i bassi troppo alti i buchi narrativi.

I flashback non si contano e la continua contaminazione fra i sogni dei supereroi e la realtà vissuta (compreso uno in cui si vede Flash), non fa altro che disorientare lo spettatore. Inutili anche le sotto-trame, come quella in cui i politici (tra cui Holly Hunter), discutono in tv se sia o meno opportuno il ruolo di Superman. Anche il personaggio di Wonder Woman (Gal Gadot), è poco più che una comparsata e arriva giusto in tempo alla fine per dire allo spettatore che il prossimo film sarà sicuramente sulla Justice League.

I dialoghi e i monologhi sono triti e già sentiti: sul destino, se è giusto fare affidamento ad un uomo che sostanzialmente è un dio che può distruggere a piacimento la terra se gli gira male, su ciò che per l’uno o per l’altro supereroe sia il concetto di giustizia. Il tutto, condito da un’orgia di effetti speciali talmente esagerati da poter provocare alla lunga crisi epilettiche.

http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1512997998-3-pirosa.gif

I simbolismi religiosi si sprecano, i personaggi inutili pure, come Lois Lane (Amy Adams), doverosa ma superflua nel film. La sua presenza è giustificata solo dalla classica scena in cui, buttata giù da un grattacielo, Superman accorre per salvarla.

Cose mai viste.

Anche l’interpretazione di Lex Luthor (perché ha i capelli?) è sopra le righe: si cerca di far apparire il personaggio più folle di quello che in realtà è, ma alla fine sembra solo la caricatura di sé stesso. Si salva, invece, l’interpretazione di Ben Affleck e ammettiamolo: non ce l’aspettavamo. Ben Affleck forse non è il miglior Batman che si sia mai visto al cinema (ce ne guardiamo bene dal dirlo), ma probabilmente è uno dei migliori Bruce Wayne. Appare stanco di combattere il crimine dopo 20 anni di solitaria attività nei bassifondi di Gotham City. Lui, infatti, agisce come meglio crede, marchia a fuoco i criminali e li uccide se necessario.

Se proprio dovessimo salvare una parte del film, infatti, è proprio la prima mezz’ora dedicata all’omicidio dei genitori di Bruce e ai traumi infantili del piccolo Wayne. E’ un Bruce Wayne che non sorride e che non accenna mai ai suoi tormenti interiori, ma in tutto ciò che fa c’è del dolore.

La figura di Alfred (Jeremy Irons) assume in questo film, ancora di più, un ruolo molto paterno e questo ci piace. Peccato per il costume del cavaliere oscuro, uno dei più orribili mai visti al cinema. Da antologia del trash la battuta di Martha Kent, salvata da Batman: “Sono un amico di suo figlio”, dice il supereroe. “L’avevo capito dal mantello”.

http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1512997998-3-pirosa.gif