Giudiziaria Ragusa 31/03/2016 22:20 Notizia letta: 3242 volte

Il petrolio di Eni nel mirino della magistratura italiana

Sorprese in arrivo anche nel ragusano?
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Ragusa - Cinque arresti in Basilicata al campo olio Eni di Viggiano, in provincia di Potenza, per presunte responsabilità, a vario titolo, tra dirigenti aziendali e funzionari della regione, di attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti. Agli arresti di oggi, 31 marzo 2016, sono seguiti i sequestri giudiziari da parte della DDA di Potenza di alcuni impianti di trattamento acque e rifiuti speciali appartenenti a una ditta del luogo e dei pozzi petroliferi che sventolano bandiera del cane a sei zampe. C’è il rischio serio, dunque, per volontà degli organi inquirenti, magistratura e DDA,di fermare la produzione Eni in Val d’Agri, ritenuta centro d’interesse economico nazionale coi sui 90.000 barili al giorno di greggio estratto e 4 milioni netti di metri cubi di gas (giornalieri). Un brutto colpo per Eni e per l’approvvigionamento energetico nazionale, stante ai numeri di produzione offerti dalla Basilicata.
Di alcuni giorni fa, invece, la notizia del processo istruito dall’ex tribunale di Modica contro la piattaforma petrolifera Vega che, coi suoi 20 pozzi antistanti lo spazio marittimo del Comune di Scicli, produce circa 3.000 barili al giorno di greggio. Anche qui, Eni, in società con Edison, e problemi con lo smaltimento di acque e di rifiuti. Produrre petrolio in Italia sta diventando un vero e proprio incubo nero per l'azienda guidata da Claudio Descalzi e per le sue consorelle.

Redazione
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