Cultura La Repubblica 01/04/2016 19:16 Notizia letta: 46 volte

Pertini? Io vecchio? Chi l'ha detto che sono vecchio?

Uno splendido Giampaolo Pansa, su Repubblica
  • http://www.ragusanews.com/resizer/resize.php?url=http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/01-04-2016/1459531012-0-pertini-io-vecchio-chi-l-ha-detto-che-sono-vecchio.png&size=755x500c0
  • http://www.ragusanews.com/resizer/resize.php?url=http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/01-04-2016/1459531397-1-pertini-io-vecchio-chi-l-ha-detto-che-sono-vecchio.png&size=751x500c0
  • http://www.ragusanews.com/resizer/resize.php?url=http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/01-04-2016/1459531499-1-pertini-io-vecchio-chi-l-ha-detto-che-sono-vecchio.png&size=745x500c0
  • http://www.ragusanews.com/resizer/resize.php?url=http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/01-04-2016/1459531499-2-pertini-io-vecchio-chi-l-ha-detto-che-sono-vecchio.png&size=371x500c0
  • http://www.ragusanews.com/resizer/resize.php?url=http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/01-04-2016/1459531012-0-pertini-io-vecchio-chi-l-ha-detto-che-sono-vecchio.png&size=755x500c0
  • http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/01-04-2016/1459531397-1-pertini-io-vecchio-chi-l-ha-detto-che-sono-vecchio.png
  • http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/01-04-2016/1459531499-1-pertini-io-vecchio-chi-l-ha-detto-che-sono-vecchio.png
  • http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/01-04-2016/1459531499-2-pertini-io-vecchio-chi-l-ha-detto-che-sono-vecchio.png

Pertini ce la fa. No, Pertini non ce la fa. Pertini può farcela soltanto se sfonda subito, fra sabato e domenica. Gli indovini di Montecitorio credono di aver trovato la pista giusta e la prima giornata della corsa al Quirinale comincia sotto questa grandinata di voci. Sandro Pertini va incontro alla bufera nella tarda mattina e non ha paura di affondare subito il coltello nella ferita. «La mia età! —esclama —. Quelli che non mi vogliono dicono che sono troppo vecchio. Ma che cosa significa vecchio? C'è chi nasce già così, e c'è chi rimane giovane per l'intera vita. lo appartengo a questa seconda categoria. Qui invece — e punta il dito tutt'intorno, mitragliando il Transatlantico —qui ci sono dei sessantenni che... Beh, lasciamo perdere». Se un uomo di 82 anni va considerato vecchio, l'uomo Pertini è uno di quei vecchi come noi forse non saremo mai. Uno spaghetto di ferro. Occhi che trafiggono. Memoria instancabile. Lingua tagliente che ti stronca. Mi afferra per un braccio: «Vieni, mettiamoci in quest'angolo. E dammi del tu. Ti dico di darmi del tu —insiste, martirizzando la pipa —. Lo vedi che non vuoi darmi del tu?». «Ti confido un segreto — mormora —. Io ho preso da mia madre. Vai a Stella Ligure, in provincia di Savona, e chiedi un po' che donna era. Aveva la casa occupata dai tedeschi e gli diceva: attenti, che verrà Sandro a farvi fuori. Era piena di vita. E' morta a novanta anni, ma soltanto perché è caduta da una sedia». Pertini continua a sfogliare l'album di famiglia : «Un mio fratello, poi, è morto a 95 anni. Era un vecchio lupo di mare, e fino all'ultimo s'è conservato lucidissimo. Quando parlava, era tremendo! Teneva sempre il pallino in mano e non lo mollava mai. Vecchio io? Sfido qualsiasi quarantenne a discutere come me. Se vogliono tagliarmi fuori trovino delle altre ragioni. Che non sono simpatico. Che ho un caratterino... Ma l'età no! Quella no!».

Adesso attorno a Pertini si stringe l'assedio degli altri cronisti. Lui fa uno scatto da ragazzo e prende la fuga verso la sala di lettura della Camera. Poi ci ripensa. Si ferma. Si volta. Agita la pipa e, ridacchiando, spara questo messaggio: «Tutti assieme non vi voglio. Mi portate jella. Le prime candidature sono sempre quelle che finiscono bruciate...». Per la verità, la candidatura Pertini sembrava bruciata prima ancora d'esser messa a cuocere nella gran cucina di Montecitorio.

A qualche big del Psi, persino il nome sembrava ostico. “Pertìni. Chi? Ah, quel giovanotto di Savona”. E i giudizi di alcuni suoi potenti compagni di partito erano impietosi. Bizzarro. Un po' matto. Troppo infedele al vertice socialista. E soprattutto cadente, quasi bacucco.

Venivano soffiati aneddoti schernevoli: «Quando andò a Parma a parlare, gli scappò la dentiera e allora finse di star male”. Pertini replica indignato: “A Parma sono stato male davvero, per via di una brioche e del latte freddo che mi erano rimasti sullo stomaco”. Poi non vuole aggiungere dì più. E soprattutto non vuole rivelare nulla dei suoi rapporti con i capi del partito. Dice soltanto: “Craxi si è fatto vivo con una telefonata. Mi ha raccomandato: non credere a quel che scrivono i giornali. Non abbiamo preclusioni su di te. Anzi tutti i socialisti ti vedrebbero volentieri al Quirinale».

Nella tarda mattinata, le voci su Pertini si depurano delle antiche malignità e diventano incoraggianti. Ai comunisti sta bene: è leale, antifascista, non legato al carro di Craxi come si è visto nel caso Moro. Anche la Dc sembra gradirlo: Pertini potrebbe essere il presidente di tutti, un ottimo garante della Costituzione, estimatore di Zaccagnini e incapace di cattive azioni contro lo scudo crociato. Giusto. Ma l'opinione del Psi? Le voci che soffiano nel "corridoio dei passi perduti" su questo punto divengono meno perentorie. Sì, Craxi gli ha detto delle buone cose al telefono, ma non s'è mai fatto vivo per sondarlo sul serio, per concordare una strategia, per esporgli i piani del partito. Niente di niente. E questo ha amareggiato il vecchio Sandro: «E pensare che Bettino lo conosco da quando era moccioso. Suo padre è stato con me nella guerra partigiana». Ma c'è di peggio. Gli indovini pessimisti dicono: «Pertini l'hanno messo in pista i comunisti. La mossa delle Botteghe Oscure è stata abile. Volete un candidato socialista? E noi vi proponiamo di votare per quello che vi piace di meno, l'uomo per voi meno governabile. Dunque piuttosto che accettare Pertini, Craxi si butterà dalla la finestra. Nella partita del Quirinale, il segretario del Psi deve vincere o perdere. Pertini sarebbe un pareggio e gli farebbe saltare tutto il piano».

A metà mattina, comunque, il vento sembra girare a favore di Pertini. La base socialista lo ama e non accetterebbe di vederlo sgarrettato da via del Corso. E allora, viva Pertini! Bizzarro, Pertini? No, uomo libero. Vecchio? Macchè, soltanto un po' anziano. Gradito ai comunisti? Sì, ma tanto meglio. Nenni non lo ama? Pazienza, il compagno Nenni è un grande leader politico e capirà.
Poco dopo il tocco, nel formicaio non ancora impazzito del Transatlantico, l'ascesa del candidato Pertini sembra irresistibile. Anche il deputato socialista che un'ora prima ringhiava: «I rimbambiti io non li voto, adesso acconsente e sorride». Di Vagno, deputato di Bari, garantisce: «E' fatta! Domani sera potremmo avere il presidente». Circola uno slogan tutto nuovo: «Pertini sarà il notaio delle istituzioni». L'indice di gradimento sale anche in qualche altro partito. Sono gruppi con pochi voti, ma che importa? Lucio Magri dice: «Se Pertini è il candidato delle sinistre, noi lo voteremo». E la radicale Bonino: «Se c'è un accordo Pci-Psi su Pertini, non abbiamo motivi per non votarlo. Ma come faccio a saperlo se questo accordo c'è? Vado ad informarmi alla buvette? Mi apposto nell'ascensore per carpire qualche informazione?». Quel che preoccupa è il silenzio della Dc. Parlano i democristiani che non contano nulla (Costamagna: «Se esce Pertini, io qualche volta al Quirinale ci vado. Ma se esce uno della banda di Shangai che comanda nella Dc...»). Parlano anche i democristiani sempre fuori riga (De Carolis: «Voglio un presidente che aumenti le contraddizioni nel sistema. E Pertini potrebbe esserlo, per carattere e per età.. È una mina vagante»). Ma i dieci che contano, quelli passano e ripassano del tutto muti.

Alle quattro li formicaio gira a pieno ritmo. Manca Leone. Manca La Malfa. Gli altri ci sono tutti. Nenni se ne sta affondato in un divano e, con un filo di voce si limita a dire: «Ormai io sono fuori da tutto». Sarà lui il candidato Psi nella prima votazione.
«Attenti: non il candidato di bandiera —avverte un dirigente socialista- bensì il candidato d'identità».
Ma che significa? «Che il partito si identifica in lui».
E poi? Che cosa accadrà? «Chiedelo a Bettino». Ecco Craxi, aitante per l'occasione e incravattato. Si fa largo al centro dei "passi perduti", con il solito cipiglio burbero – timido. I cronisti lo placcano. E Pertini? «Che devo dire? Certo, è un candidato nostro, sta nella rosa con gli altri tre. Bobbio, Giolitti, De Martino, tutti alla pari».
Cerchiamo di infiltrarci nel catenaccio craxiano. Ma il segretario del Psi è bravissimo a rinchiudersi in difesa: «Se la scelta cadrà su di un candidato socialista, noi ne saremo felici». E se quel candidato sarà Pertini? Craxi riflette un istante, poi, con un lampo negli occhi, un lampo che può sembrare di malizia, replica: «Allora saremo non solo felici, ma anche commossi». Un istante dopo, ecco Pertini sulla scia di Craxi. Nel magma sussurrante del Transatlantico, prende il via una indescrivibile e straordinaria "passeggiata del candidato presidente". L'uomo non si smentisce. Ascolta la risposta di Bettino e ridacchia pungente: «Se il segretario si commuove, mi preoccupo. Può venirne una crisi nel partito».

Rapide falcate. Soste improvvise. Molte strette di mano. Un bacio (sulla guancia) a Lietta Tornabuoni: «Ecco una splendida signora». Poi: «Che cosa faccio? Sono qua!» Le, previsioni? Sono contro di me. Ma lo dico scherzosamente».

«Il silenzio è sempre d'oro, però oggi è anche di platino». «Ma quali speranze? Io me ne sto laggiù, nel mio appartamento, e nessuno viene mai a trovarmi».

Poi anche Pertini scompare nell'aula, pronto per il primo voto. E mentre si vota, alla nevrotica borsa degli indovini di Montecitorio le quotazioni del nostro giovane vecchio cominciano calare. La Dc sembra spingere per La Malfa. La Dc non voterà mai un socialista. Galloni, gatto mammone, soffia con cautela: «Pertini? Un nome degno quanto gli altri della rosa...». E Pajetta: «Non avete sentito Galloni? Pertini è degno. Degno per noi. Degno per i democristiani. Se è degno anche per i socialisti, vuol dire, vuol dire...». Pajetta s'incaglia. Poi riprende: «Vuol dire che è degno». I cronisti incassano. Il pubblico ascolta. E Spadolini, un gran pan di burro tutto in nero presidenziale, esclama a mani giunte: «Per carità, non mettetemi mai in nessuna rosa!».

Nelle foto, Pertini, da solo, col Papa, in montagna, e giovane muratore a Nizza. 

Giampaolo Pansa
http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1505383848-3-peugeot.jpg