Attualità Chiaramonte Gulfi 05/04/2016 22:24 Notizia letta: 1687 volte

Le serate della Madonna

Il novenario
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Chiaramonte Gulfi - I chiaramontani le chiamano semplicemente “i siritini ra Maronna”, cioè “le serate della Madonna”. Ogni giorno, per nove giorni, una serata viene dedicata ad una categoria professionale durante il “Real Novenario” dedicato a Maria SS. di Gulfi. Ma quando è nata questa tradizione? Come si è modificata nel corso dei secoli? Sono due i fatti principali che hanno contribuito alla formazione e all’istituzione di queste festività: il Decreto di Filippo IV, Re di Spagna, del 31 gennaio 1644, che imponeva un solenne novenario di feste in onore della Madonna e la figura di un Gesuita, Padre Antonio Finocchio. Si racconta che Padre Finocchio narrò di una sua visione di Maria circondata da dodici Serafini e propose come data la Domenica in Albis con il trasporto in città della statua dal Santuario di Gulfi alla città. Il novenario, invece, chiamato appunto “Real Novenario” venne istituito per volere di Filippo IV, Re di Spagna per la vittoria delle sue armi e la prosperità della sua nazione. La Madonna era stata eletta come Patrona del suo regno e per questo aveva ordinato che in tutte le città venisse eletta come Patrona e si festeggiasse per nove anni un novenario a lei dedicato. Ma si deve a Padre Finocchio il novenario così come oggi lo conosciamo. Il gesuita, vissuto nel ‘700, aveva strutturato la festa secondo le usanze del tempo, cioè dedicando ogni giornata ad un mestiere o ad una corporazione. Ogni sera, dunque, veniva celebrata una categoria di cittadini. Abbiamo traccia del cambiamento subito nel corso dei secoli grazie ad una lirica in vernacolo di Giambattista Correntini, un contemporaneo di Padre Finocchio che descrisse in maniera dettagliata la festività. Tale lirica è stata pubblicata in un testo scritto dallo storico e insegnante Giovanni Ragusa. Nella poesia è possibile leggere che il lunedì era dedicato agli “Urtulani”, il martedì ai “Mulinari”, il mercoledì alle “Donne”, il giovedì ai “Picurari”, il venerdì ai “Masci”, il sabato ai “Iurnatari”, la domenica ai “Vasciddari”, il lunedì ai “massari” e il martedì ai “Vurdunari” (cioè ai servi, gli staffieri e un po’ tutte le categorie professionali). Con il passare del tempo, alcune categorie professionali sono cambiate e oggi alcune giornate sono dedicate ad altri settori, mentre altre sono rimaste immutate nel tempo: il lunedì non è più dedicato agli “Urtulani” ma ai “Trappitari”, cioè ai produttori di olio. Il martedì, invece è sostanzialmente invariato: una volta si chiamavano “Mulinari” oggi “Mugnai e panificatori” ma poco cambia. Il mercoledì è sempre la giornata della “Donna”, così come il giovedì, dedicato ancora oggi ai “Picurari”, cioè i “Pastori”. Il venerdì è sempre dei “Masci”, mentre il sabato non è più dei “Iurnatari” ma dei “Commercianti”. La domenica resta dei “Vasciddari” (i produttori di miele) e il lunedì è sempre dei “Massari”. L’ultima serata, quella di “Tutti”, è oggi dedicata ai “Forestali”. Questa tradizione, iniziata con Padre Finocchio, non si è mai interrotta ed p sostanzialmente rimasta invariata.

Irene Savasta