Attualità Fotografia in lutto 20/04/2016 12:45 Notizia letta: 2318 volte

Fulvio Roiter, il fotografo che amò Venezia e la Sicilia

Si è spento a 89 anni nella sua casa al Lido
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Venezia - Gli accadde di osservare una coppietta, a Venezia, in viaggio di nozze.

Lui, con la mano tremante, non si decideva a scattare la foto di lei in piazza San Marco, e l'ignara sposa rimbrottò il marito: “Forza, mica sei Fulvio Roiter!”.

Ha raccontato la sua Venezia, e la Sicilia, come nessuno, Fulvio Roiter, morto a 89 anni nella sua casa al Lido.

A suo padre aveva promesso: O divento bravo o smetto”.

Perito chimico, specializzato in idrocarburi, a 27 anni venne  in Sicilia per un mese, a fotografare.

«Spedii la bicicletta a Palermo, bagaglio amano. La recuperai alla Stazione centrale. Ho pedalato per duemila chilometri, in giro per l'isola, ho fotografato tutto quello che mi sembrava fotografabile. Tornato, ho mandato una  scelta di scatti a  La Guilde du livre, la casa editrice di Losanna, il tempio sacro dell'immagine. L'ho accompagnata con una lettera, piena di scuse, di pudori, sa le lettere che si scrivono quando si è agli inizi, credi di valere qualcosa, ma non hai la controprova, non c'è nessuno che crede in te. Per un paio di settimane feci la posta all'ufficio postale: “Toni, c'è niente per me? Niente Fulvio”. Poi un bel giorno, la risposta. Ricordo ancora l'inizio a memoria: “Monsieur, vous etes trop modeste”. Da allora non mi sono più fermato». Era nato il suo primo reportage. In Sicilia.

Roiter è stato l'autore di un centinaio di libri, ha raccontato dalle incisioni preistoriche della Valcamonica alla Firenze sportiva, dall'Umbria di San Francesco alla Andalusia di Lorca, Machado, Unamuno, fino alla «sua» Venezia: a fior d'acqua o in maschera carnevalesca. E poi il Brasile, il Messico, la Turchia, Bruges. E l'Africa, di cui ha mostrato le bellezze le tradizioni dei suoi popoli, dai watussi ai pigmei.

Immortalava emozioni e suggestioni con quell'amore incrollabile per l'essenzialità del bianco e nero.

Inventò il formato rettangolare, pubblicò “Essere Venezia”, libro che vendette un milione di copie, numeri inimmaginabili oggi.

Scrisse di lui l'amico Indro Montanelli: «Credo sia questa mostruosa, animalesca facoltà di concentrare tutte le forze intellettive nell'occhio a fare di Roiter il numero uno della fotografia mondiale».

Il suo credo, come lezione di fotografia: «La foto al 70%è casualità, intuizione fulminante. Un po’ come la vita, che è casualità, mistero. Se le immagini sorprendono, emozionano non c'è bisogno di cercare altro, la battaglia è vinta. Un fotografo deve avere la capacità di vedere meglio e prima degli altri. Deve fermare l'attimo».

Redazione
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