Economia Gela 21/04/2016 09:51 Notizia letta: 2512 volte

Crocetta e la riconversione della raffineria ENI di Gela

La punizione
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Gela - Il Presidente Crocetta sbotta contro i comuni che hanno presentato ricorso contro le trivelle di Eni e Edison. E lo fa, ieri, al MISE a conclusione della riunione al con Eni, sindacati e amministratori per fare il punto sui lavori di riconversione della raffineria di Gela, ferma, oramai, da due anni.
"L'Eni non può assolutamente legare gli investimenti per la riconversione green della raffineria di Gela agli esiti dei ricorsi presso il Consiglio di Stato presentati dai comuni di Scicli, Licata, Palma di Montechiaro e Sciacca. La Sicilia e Gela non meritano questo comportamento".

Il ricorso fu presentato nel 2014 dai sindaci pro tempore. 

Il ricorso, originariamente presentato al TAR del Lazio contro Eni Spa – Upstream ed Edison, per l'annullamento delle autorizzazioni che avrebbero riguardato la compatibilità ambientale del progetto “Offshore Ibleo” e del programma di lavori relativo alla concessione di coltivazione derivante da permessi di ricerca relativa alla perforazione e completamento di sei pozzi di estrazione gas in due distinti campi e alla perforazione di altri due pozzi esplorativi, situati nel Canale di Sicilia, al largo delle coste del Comune di Licata, oltre ad altre opere che avrebbero potuto insistere sui territori dei comuni ricorrenti.
Il Tar, però, con sentenza del 3 giugno 2015 aveva totalmente rigettato il ricorso condannando i comuni di Ragusa, Santa Croce Camerina, Palma di Montechiaro, Licata, Scicli, in persona dei rispettivi Sindaci e dei legali rappresentati delle associazioni Greenpeace, WWF, Italia Nostra, Legambiente e Lega Italiana Protezione degli Uccelli al pagamento delle spese processuali.
Per Crocetta, comunque, "occorre cominciare subito, il progetto di riconversione e di investimenti: il ritardo di Eni è inaccettabile per una città, Gela, che si trova in una condizione di disperazione sociale".
Il Governatore dei siciliani attacca il suo ex datore di lavoro, Eni, accusandolo, a suo dire e dopo aver firmato una liberatoria – nel protocollo con assomineraria del giugno 2014- per le perforazioni libere da orpelli burocratici in Sicilia, di aver avuto troppa fretta nell’abbandonare il territorio: "Eni sapeva bene che il processo di riconversione sarebbe stato lento e doveva operare in modo diverso".
In effetti, Descalzi, di milioni su Gela ne aveva promessi più di duemila. Complessivamente, però, dalla firma del Protocollo ad oggi, Eni dichiara di aver investito circa 280 milioni di euro. Ma la raffineria di Gela, a sentire gli operai, è ancora ferma e lavori di riconversione green non se ne vedono.

Redazione
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