Attualità Scicli 22/04/2016 19:45 Notizia letta: 4179 volte

Sgarbi: Scicli, la tranquilla

Atarassica Scicli e imperturbabile
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Scicli - Usa un termine greco Vittorio Sgarbi, per definire Scicli: atarattica.

Priva di agitazione, tranquilla. 

Nonostanti i marosi della politica, o di quello che è stato. 

Ospite del Rotary di Modica e Scicli, per la seconda volta in cinque anni, è tornato ieri sera nella chiesa di San Giovanni Evangelista per riprendere il discorso dove era stato interrotto. 

Michelangelo Merisi decide di non farsi chiamare Michelangelo, dopo il Buonarroti, la cui eredità è troppo grande e ingombrante, e sceglie il nome della cittadina natale, Caravaggio, per identificare se stesso e la propria opera.

Sgarbi presenta il terzo tomo della sua storia dell'arte,  "Da Michelangelo a Caravaggio" e lo fa nella più importante capitale italiana dell'arte contemporanea, Scicli, la tranquilla, terra in cui hanno trovato rifugio Piero Guccione e gli altri pittori del Gruppo. 

"Come nel Chianti qui è avvenuta una bonifica grazie ai turisti e agli stranieri che hanno deciso di venire a vivere, perchè qui l'aspirazione alla felicità è di casa, il tempo sembra essersi fermato". 

Nella terra di Federico II, che prima di Garibaldi e di Cavour fece, insieme a Ciullo d'Alcamo, e ad Antonello da Messina, l'unità d'Italia, il professore parla della sua rabbia per la mancata apertura al pubblico di Villa Piccolo di Calanovella, appartenuta a una famiglia che ci ha consegnato sì l'opera letteraria di Lucio ma anche quella, pittorica, e non meno straordinaria, di Casimiro. 

Da qui parte la sua lezione sul manierismus, la maniera italiana alla pittura, dove non è più la realtà fonte di ispirazione, ma la lezione di Michelangelo e degli altri grandi. 

Lezione traditta da Caravaggio quando, nello scorgere la modella sonnolente davanti alla sua tela, rinuncia a dipingere il tema religioso della Maddalena Penitente, e tradisce la committenza restituendo una banale donna dormiente. 

Atarattica. 

Redazione