Attualità Scicli 28/04/2016 11:58 Notizia letta: 3295 volte

Palazzo Spadaro fu il primo a essere ricostruito dopo il terremoto

Una scoperta storica
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Scicli - Nel corso di una banalissima ricerca, condotta tra i documenti custoditi presso l’Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica, mi sono imbattuto in un documento a dir poco interessante.

Si tratta di un atto quasi illeggibile che la mia perseveranza e la mia curiosità hanno miracolosamente riportato alla luce.

In esso il notaio Torres attesta che la somma di ottanta once, venti tarì e dieci grani, moneta di Sicilia, corrisposta da Guglielmo Miccichè al murifaber siclensis Petrum Lupo, altro non è che il corrispettivo a lui dovuto per spese e compenso personale relativi all“edificattione illarum quatuor domorum ..coll..sit et posit in hac Civitate  Siclis in quart/o cursus Sancti Michaeli conf. cum domibus Gregorij Spataro et alijs conf.

L’atto poi elenca nel dettaglio le varie voci di spesa di cui si compone l’ammontare:

“oz 13 per prezzo di c/ (cantari) 100 di calcina; oz 3,15,10 per ga...di rina grossa è sottile è petra di rustico oz 9 per prezzo di nº 650 pezzi di intaglio per li cantoneri porte e finestre oz 6,25 per prezzo di porte e finestre gazzane di legname; oz 5 per prezzo di canni per li tetti è solari; oz 8,18 per prezzo di numº 20 ligna castagniolo; oz 9 per prezzo di migliaro quattro è mezzo di ciaramiri; oz 6,20 per prezzo di jesso...”

E così continuando fino alla giustificazione dell’intero importo.

Con molta probabilità si tratta di case preesistenti all’attuale Palazzo Mormina/Conti.

Il documento è per me importantissimo perché fotografa il cantiere della  ricostruzione.

A due anni esatti dal terremoto del 1693 che distrusse Scicli e parte del Val di Noto, la scrittura notarile  ci dimostra anche la presenza attestata e importante della famiglia Spadaro a Scicli.

Nell’albero genealogico di essa, compilato dall’ottimo Attilio Trovato nel suo “Scicli la città delle due fiumare”, si legge:

“ Capostipite Lattanzio Spadaro, vissuto nella metà del Quattrocento. Dopo di lui c’è un vuoto nell’albero genealogico, che riparte da Guglielmo, seguito da un Luca che nel 1600 sposa Francesca Di Lorenzo. Poi viene il primo dei Gregorio Spadaro, che nel 1631 sposa Francesca Portelli. Il secondo Gregorio nasce da Giacomo e da Giovanna Errera e sposa nel 1694 donna Ninfa Stracquadanio Mazzara che in dote porta al marito il feudo baronale di S. Zaccaria, in territorio di Modica. Il primogenito è Carmelo, giudice della Gran Corte di Giustizia della Contea di Modica.”

Con quasi certezza Palazzo Spadaro, dunque, è fra i primi palazzi della città (se non addirittura il primo!) a essere ricostruiti.

Se, come si evince dagli studi del Trovato, un Gregorio sposa nel 1694 una Stracquadanio di Modica, nulla di più razionale per una famiglia agiata che ricostruire, all’indomani del terremoto, la propria casa crollata.

Perché Palazzo Spadaro, per quanti rimaneggiamenti possibili abbia potuto sopportare nel corso dei secoli, indubbiamente porta la cifra e il marchio della ricostruzione.

La scrittura attesta anche l’antichissima presenza del Corso San Michele (oggi Via F. Mormina Penna), già cuore pulsante di una città nuova che si aggregava intorno alla Parrocchiale di S.Maria La Piazza.

Risorta, come araba fenice dalle ceneri del suo passato, splendida e imponente grazie a una borghesia illuminata e colta, Scicli seppe con rapidità elaborare il lutto riproponendo architetture nuove.

Lo stile barocco, che segnò profondamente tutta l’area del val di Noto, pur richiamandosi al dramma vissuto, espresse qui ancora e soprattutto, come giocosa vertigine, la vita attraverso forme singolari e fantastiche, capriccio di un carattere mediterraneo immortalato per sempre dalla pietra viva.       

CREDITI

Archivio di Stato di Ragusa sez di Modica

Attilio Trovato, Scicli la città delle due fiumare, Tip. Grafica Saturnia Siracusa, 2001

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