Attualità Scicli 05/05/2016 21:06 Notizia letta: 2315 volte

Scicli, la sospesa, dove i politici vogliono far dimenticare le loro colpe

Franca Antoci su La Sicilia
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Scicli - Il caos. E’ l’unica certezza di una vicenda, quella di contrada Cuturi, che si muove sui binari della legge da un lato e della politica dall’altro. Ma quando allo snodo i binari incrociano la legge della politica ecco che l’ impianto di trattamento dei rifiuti, realizzato dall’Acif nel 2005 e finora ignorato dai più, diventa «impianto di smaltimento di rifiuti tossici e non tossici» (per il gruppo Pd all’Ars sottoscritto dai presidenti della commissione Sanità Pippo Digiacomo e Territorio e ambiente Mariella Maggio) definizione ripresa anche dalla senatrice del Pd Venerina Padua che per non sbagliare lo chiama «discarica» oppure «piattaforma di rifiuti pericolosi e non» per il deputato regionale del Pd Nello Dipasquale. In ultimo l’esordio dell’on. Orazio Ragusa: «E’ stata valutata come necessaria la verifica di ottemperanza Aia sul progetto esecutivo. Stiamo lavorando per la revoca dell’autorizzazione». Lavoro portato a termine con una sospensione del decreto del Via emessa dall’assessore all’Ambiente Maurizio Croce. Che ascoltato l’on. Dipasquale e tenuto conto delle dichiarazioni dell’Arpa di Ragusa in riferimento all’elaborato n. 20 («presenta dei criteri gestionali che non consentono un’efficace azione di monitoraggio e controllo»), ha deciso di congelare le valutazioni del Via che non sono passate dal suo assessorato come legge prevede. Adesso l’assessore Croce che scrive impianto di trattamento e recupero rifiuti e legge «discarica», vuole rivedere la pratica.
In realtà sembra che poco importi quello che fa l’impianto e il fatto che lo faccia da 11 anni senza problemi, le paroline magiche trascina folle sono «rifiuti tossici» e «tutela ambientale». E a Scicli, vituperata culla barocca travolta dai rifiuti di Petrapalio prima di San Biagio dopo e dall’insolito destino di un Consiglio comunale sciolto per infiltrazioni mafiose, le ferite sono ancora aperte. La gente è stanca. A questo punto la speranza è che la comunità confonda la realtà con un episodio del «Commissario Montalbano». Il primo ciak di «Questo impianto non s’ha da fare» accende le luci delle stanze del Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, del Dipartimento regionale dell’Ambiente e del Servizio VII Autorizzazioni. A travolgere l’attività quotidiana dei dirigenti la richiesta di tirare fuori la documentazione inerente l’impianto di trattamento di rifiuti dell’Acif di contrada Cuturi. Più facile a dirsi che a farsi. Gli anni hanno prodotto un metro cubo di atti. Ma i dirigenti riescono a districarsi nel marasma di carte sottoponendo all’assessore Energia e Servizi di pubblica utilità Vania Contrafatto lo stato dell’iter non di realizzazione di una discarica ma bensì l’ampliamento di un impianto esistente e sul quale è in corso la verifica di ottemperanza del progetto esecutivo. Cioè dopo un numero imprecisato di conferenze di servizi, lettere, protocolli e riunioni in cui enti locali, provinciali, regionali, Aia, Via, Arpa e chi più ne ha più ne metta, nel corso di due anni hanno dato l’assenso o chiesto modifiche al progetto presentato dall’Acif e finanziato dal ministero delle Attività produttive, l’ultimo step prima della chiusura definitiva della pratica è controllare che il progetto esecutivo rispetti tutte le prescrizioni. Dove manca quella del vincolo paesaggistico semplicemente perché non c’è. Scicli sarà infatti sito Unesco ma tra i beni dell’Umanità non è inserita contrada Cuturi, a 100 metri dalla discarica di San Biagio e a 4 chilometri dal centro abitato. E l’Acif, esibendo la lista delle autorizzazioni, assicura di avere ottemperato a tutte le richieste e di essere a buon punto con i lavori del progetto di ampliamento che «consentirà di affinare e migliorare le linee di trattamento e recupero dei rifiuti già esistenti». Nel senso che l’iter percorso finora e il decreto emesso dalla Regione il 3 marzo scorso consente l’immediata esecutività del progetto. Giusto per citare un paio di richieste, il Comune di Scicli ha fatto un solo appunto: «L’altezza del fabbricato da realizzare è eccessiva». Modificata e abbassata di un metro. L’Arpa, che ha funzione di controllo e monitoraggio, ha invece ritenuto che la «miscelazione in deroga» (cioè la miscelazione di rifiuti con caratteristiche diverse) fosse inadeguata. Eliminata.
E mentre i fascicoli di tecnici e amministrativi non trovano alcun riscontro utile a revocare le autorizzazioni, la politica convoca riunioni e assemblee. Qualcuno si muove con prudenza: «Si sta facendo il possibile, nel rispetto delle procedure vigenti, per arrivare alla revoca delle autorizzazioni» scrive in un comunicato la sen. Padua. Altri azzardano: «Posso affermare - secondo quanto ufficiosamente appreso da ambienti degli assessorati interessati - che la mia istanza di revoca in autotutela è stata accolta e manca solamente la formalizzazione» scrive l’on. Nello Dipasquale che nella confusione ritiene persino di avere incontrato l’assessore Contrafatto e tutti i dirigenti regionali interessati impegnati altrove. Peccato. Magari sarebbe stato opportuno un incontro con tecnici, dirigenti e perché no, anche con il progettista dell’ampliamento dell’impianto dell’Acif, l’ingegnere Antonio Colella. Del resto l’Acif aveva chiesto un incontro al presidente della Regione Rosario Crocetta e la possibilità di essere presente alla riunione tenuta a Palermo. Ma nessuno ha risposto. Peccato. Forse un confronto avrebbe chiarito chi c’era, cosa è successo e perché. Ma questo accadrebbe sul set di Montalbano. La realtà è la sospensione firmata da Maurizio Croce.

Franca Antoci