Attualità Ragusa 16/05/2016 18:11 Notizia letta: 62 volte

Ve lo cucino io Montalbano!

Parola di Salvo. Nicastro
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Ragusa - Montalbano a tavola e' insuperabile. I suoi piatti trovano il riscontro del grande pubblico ma anche di appassionati di cucina. È bastato mettere insieme lo chef Salvo Nicastro, reduce dall'esperienza dell'Expo, il regista della fortunata serie TV Alberto Sironi e il presidente della Federazione Neurologi Ospedalieri, Francesco Iemolo per coniugare al meglio il tema cibo, cinema e mente.

"Dovendo interpretare una serata gastronomica all'insegna della cucina di Montalbano - rivela lo chef Salvo Nicastro, nella foto col regista Alberto Sironi - mi sono chiesto quali erano i presupposti gastronomici che governano i libri di Camilleri. Probabilmente il cibo è ovunque, il protagonista principale, sempre presente o evocato anche se mai descritto nei dettagli. L'unica ricetta la ritroviamo nel racconto "Gli arancini di Montalbano" per il resto sono piatti classici della tradizione gastronomica siciliana correlati di emozioni e sentimenti. Parto dalla consumazione e dal ritrovamento che il Commissario fa ogni qual volta si trova ad affrontare il cibo in un atto simbolico ricco di segni e di significati. Il frigo della sua casa di Marinella è una sorpresa: può essere pieno di una dalle tante pietanze della sua governante Adelina o vuoto. A me interessava analizzare il vuoto, ovvero la "mancanza". L'immagine che Sironi ci restituisce è quella di un commissario solo davanti al cibo o se in compagnia comunque "muto" in un rituale religioso silenzio. Il suo mancato complesso Edipico lo porta a non cucinare e a mangiare cibi preparati da altri mai da donne con cui ha una relazione sentimentale solo donne materne ed in alternatine da maschi come Enzo e Calogero che rappresentano il suo complicato rapporto con suo padre".

Il menu della serata si è ispirato allora ai piatti della tradizione evocati dal grande effetto semantico della parola: il cibo che parla di cibo. Ma privilegiando i prodotti della nostra terra come gli ortaggi, l'olio Dop Monti iblei e il il vino Cerasuolo. Ecco allora le Melanzane a quaglia, ad imitare una cacciagione interdetta perchè ad uso esclusivo di aristocratici latifondisti, oppure la Melanzana a cotoletta, ad imitare la carne, inaccessibile ai contadini. Oppure sempre la Melanzana a trigghiuledda ad imitare la famosa frittata di piccole triglie da mangiare infarinate e fritte insieme a pomodoro e basilico a forma di frittata, accompagnata da cipolla dolce di Giarratana macerata nell'aceto rosso di vino. Oppure i "piscipanelli" le Panelle palermitane chiamate in questo modo perchè a forma di piccoli pesci ad imitare una inarrivabile frittura di pesce. La famosissima ricetta di Pisci di Mare, finocchi femminini, quelli lunghi, tagliati a forma di pesce infarinati e fritti. E per finire la ricetta che rappresenta l'apoteosi del potere della parola la Pasta con le sarde a mari. Si tratta di una ricetta che arriva dalla montagna, le Madonie, dove la reperibilità del pesce fresco è rara, contaminazione della classica ricetta della pasta con le sarde senza sarde perchè sono rimaste al mare. Questa deliziosa ricetta è un ennesimo stratagemma della fantasiosa cucina siciliana, che diventa una cucina vegetariana di imitazione che riempie con straordinaria fantasia un vuoto. Le economiche verdure dalla forma dei più costosi pesci inventano la figura retorica gastronomica dell'analogia.

il menù poi ha avuto il timbro di Alberto Sironi, brillante conversatore e affabulatore, che ha spiegato il successo di un personaggio uscito dalla brillante penna di Andrea Camilleri e che ha fatto il boom televisivo in forza anche di collaudate e incantevoli location della terra iblea.

Menù
Antipasto: Pisci di terra, frittura mista di ortaggi della Cooperativa Flora di Sicilia, con piscipanelli, cazzili e arancine alla norma bicolore e bisapore.
Primo: Fusilli di grano integrale Tuminia del Mulino del Ponte con le sarde a mare (come la pasta con le sarde senza sarde), finocchietto selvatico, pane atturrato, pinoli, uvetta, salsa di pomodoro, pinoli, Ragusano.
Secondo primo: Cavati con Tuma Persa Caseificio Passalacqua dei monti Sicani e pomodorini pixel.
Secondo secondo: Parmigiana di Melanzana con pistacchio e doppio Ragusano stagionato e fresco e Melanzane a quaglia in salsa verde dell' azienda vittoriese la Signora Melanzana.
Dolce: Bianco Mangiare al latte di Mandorle, puro semplice materno con scaglie di mandorle tostate e cannella.
Vino: Cerasuolo di Vittoria a cura del Consorzio Ceraruolo di Vittoria

Redazione
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