Cultura Libri 17/05/2016 20:44 Notizia letta: 3617 volte

Il caffè amaro di Simonetta venduto in 20 paesi del mondo

E' già un successo editoriale
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I diritti del nuovo libro di Simonetta Agnello Hornby, Caffè Amaro (Feltrinelli) venduti in 20 Paesi (tra cui Spagna, Francia, Germania e Albania). 

Camagni, Sicilia, 1905. Era stato un colpo di fulmine, un innamoramento di altri tempi. Pietro Sala, trentenne, seduttore, amante dei viaggi e della vita di società, ottimo partito, proprietario terriero e di miniere, unico erede maschio del padre e dello zio scapolo, come aveva posato gli occhi sulla bellezza ammaliatrice di Maria Marra, era stato preso da un totale e ineluttabile incantamento. Osservare la quindicenne per la prima volta desiderarla e amarla era stato tutt’uno per Pietro, il quale senza perdere tempo, aveva chiesto in sposa la giovane - “Me la dareste?” - a suo padre, Ignazio Marra, repubblicano, carbonaro garibaldino e massone ma soprattutto, a detta della baronessa Giuseppina Tummia, sorella di Pietro: “un socialista dalle mani bucate”. Non c’era stato nulla da fare, Pietro si era intestardito, intendeva formalizzare il fidanzamento al più presto, anche se

“in casa Marra i denari scarseggiano”
e la giovane non aveva dote. Impossibile scordare Maria i suoi folti capelli castani, il volto ovale, la pelle olivastra, le sopracciglia ben marcate, gli occhi scuri, il naso dritto e le labbra piene. Non importava che Ignazio Marra fosse sì un bravo avvocato con le idee politiche sgradite ai proprietari terrieri che non avevano dimenticato

“l’incauto coinvolgimento a favore delle canaglie”
ai tempi dei Fasci siciliani dei lavoratori, movimento di massa di ispirazione democratica e socialista sviluppatosi in Sicilia dal 1891 al 1894 e diffusosi fra proletariato urbano, braccianti agricoli, minatori e operai, disperso solo dopo un duro intervento militare sotto il governo Crispi. Non solo, Marra aveva allevato come un figlio Giosuè Sacerdoti, figlio di un suo carissimo amico, Rettore del Convitto Nazionale, toscano di Livorno, morto durante i Fasci del 1893. Giosuè, ora diciannovenne e in procinto di intraprendere la carriera militare era un fratello maggiore per Maria, che aveva già tre fratelli, Filippo, Nicola e Roberto. Tra Maria e Giosuè vi era un rapporto di anime,

“le nostre sono aggrovigliate come una trizza ’i fimmina. Il nostro è un solo destino”.
Se è vero, come sosteneva Maricchia, che “dopo ogni notte buia sorge il sole”, Maria aveva deciso di sposare Pietro, in fondo il suo promesso sposo era una persona colta, amava le arti e ora voleva lei, “come moglie e madre dei suoi figli”.

Ancora una volta la forza esaltante della scrittura di Simonetta Agnello Hornby cattura il lettore sedotto da una trama che contiene personaggi indimenticabili come Maria “ragazza moderna” nata e cresciuta in “un’isola antica”, “pupidda” che si meritava di bere il caffè amaro per aver osato ammaliare Pietro Sala. Ma è la Sicilia la vera protagonista del racconto, la cui storia si incastona nella Storia d’Italia, quella Sicilia dei primi anni del Novecento, nella quale i suoi figli erano costretti a emigrare oltre oceano. Era triste constatare, rifletteva Ignazio Marra, come il nuovo Stato e il suo governo nato dopo il Regno d’Italia,

“non avesse voluto finanziare le industrie e le attività artigianali necessarie alla nascita di una classe media, che avrebbero facilitato il passaggio dal feudalesimo al capitalismo”.
 

Redazione