Cronaca Vittoria 26/05/2016 13:25 Notizia letta: 7789 volte

Roberto Gambina, i parenti chiedono giustizia

Non un suicidio, ma un omicidio
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Vittoria - “A distanza di sei mesi dalla sua scomparsa ancora nessun esito sia dalla giustizia che dai taciturni. In attesa di nuovi chiarimenti continuiamo a chiedere giustizia. Lo ricordiamo sempre i genitori e i parenti tutti. Da sottolineare che non è stato suicidio, ma omicidio”. Queste frasi lapidarie sono state scritte in un manifesto funebre commemorativo dal nonno di Roberto Gambina, il giovane vittoriese di 20 anni morto in circostanze misteriose lo scorso 20 novembre. Il manifesto funebre commemorativo è stato affisso in tutta la città di Vittoria a ricordo del fatto che, nonostante siano passati già sei mesi, nulla o poco più si è potuto appurare sulla tragica scomparsa di questo ragazzo. A giorni, comunque, si attende il deposito dell’autopsia e dei risultati del RIS, compreso l’esame tossicologico . Roberto Gambina è morto il 20 novembre 2015 a scuola, all’istituto paritario “Lanza”. Il ragazzo è stato ritrovato intorno alle 10 del mattino nel cortile interno della scuola. Si parlò, in un primo momento, di suicidio: il ragazzo si sarebbe buttato dalla scaletta antincendio. Ma i parenti, compreso il nonno Roberto e il papà Luca, hanno da sempre smentito questa ipotesi. Roberto era un ragazzo come tanti, stava bene, non aveva mai avuto problemi. Anche la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” si è occupata dello strano suicidio del ragazzo, ricostruendo quella tragica giornata. Il papà Luca Gambina ha dichiarato alla trasmissione di aver ricevuto una telefonata dalla scuola in cui si parlava di un incidente: Roberto era caduto dalle scale e lo stavano portando in ospedale. Nessuno dei familiari pensa al peggio ma, in un secondo tempo, viene riferito ai familiari che il ragazzo si sarebbe buttato dalla finestra del secondo piano della scuola. In ospedale, il ragazzo arriva in condizioni disperate. Nessuno dei familiari riesce a vedere il corpo e dopo poche ore viene detto loro che si tratta di un caso di suicidio. Le indagini si fermano  e le attività scolastiche riprendono normalmente. Ma c’è confusione:  chi riferisce ai parenti che Roberto sia caduto dalle scale, chi dalla finestra, chi dal muretto. I Carabinieri, secondo le ricostruzioni, sarebbero arrivati intorno alle 10.30 e in cortile vi erano tutti i ragazzi. La scena, dunque, risulterebbe completamente inquinata. Le indagini, insomma, ripartono per impulso della famiglia. Si viene a sapere che il ragazzo era arrivato a scuola in ritardo: sul registro, la presenza di Roberto è segnata alle 9.24. Nessuno, però, dopo l’uscita dall’aula lo vede gettarsi nel vuoto. Inoltre, sul corpo di Roberto, sono stati ritrovati dei segni che l’autopsia di parte, effettuata il 25 novembre, ha escluso che potrebbero essere stati conseguenza della caduta. In particolare, le nocche erano graffiate come se avesse dato dei pugni, una grossa echimosi alla tempia destra e il padiglione auricolare destro era quasi completamente staccato. Il corpo di Roberto, infine, sarebbe stato ritrovato in cortile in una posizione innaturale per una caduta.

Irene Savasta
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