Cultura Cartoni animati 05/06/2016 16:27 Notizia letta: 3029 volte

La voce silenziosa, un manga sul bullismo. E la redenzione

A silent voice
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“A silent voice”, il cui titolo originale è “Koe no katachi”, traducibile in italiano come “La forma della voce”, è sicuramente uno dei manga più belli che siano mai stati scritti. Lettura appassionante e coinvolgente, a tratti commovente, questo piccolo capolavoro in 7 volumetti di genere shonen, permette delle riflessioni interessanti su un tema tanto attuale quanto difficile da spiegare: il bullismo. Ma va anche oltre.  Perché “ A silent voice” non è solo un manga sul bullismo, ma anche sulla possibilità di riscattarsi dai propri peccati. Per questo molti l’hanno definito il manga della redenzione. La storia è quanto di più vicino alla realtà possa esistere: una bambina sorda di nome Shoko Nishimiya si trova alle scuole medie in classe con Shoya Ishida, un bambino iperattivo che per non sentire la noia dell’esistenza si cimenta in stupide prove di coraggio. L’arrivo di questa bambina diversa che comunica con gli altri tramite un quaderno, la farà diventare presto il bersaglio preferito dai bulli, in particolare da Ishida. Il manga è arrivato in Italia nel 2015 ed è stato  scritto dall’esordiente Yoshitoki Oima. E’ prevista la realizzazione di un film d’animazione.

IL BULLISMO: LA PRIMA PARTE DELLA STORIA

Nishimiya arriva nella nuova scuola: è diversa perché sorda, comunica solo tramite il suo quaderno e porta sempre gli apparecchi acustici. Nonostante le apparenze, infatti, i compagni di classe la deridono e la sopportano poco a causa della sua espressione sempre uguale e dell’incapacità di comprenderla fino alla fine. Anche il maestro, nonostante il ruolo ricoperto, la mal sopporta perché considerata un peso. Ishida la prende subito di mira facendole degli scherzi, nascondendole il quaderno e rompendole gli apparecchi acustici. Nonostante venga costantemente perseguitata, Nishimiya non sembra provare rabbia, incapace di esprimere emozioni a causa del suo handicap: è lei stessa, infatti, la prima a sentirsi diversa e a odiarsi per questo. Esasperata, la madre decide di far cambiare scuola alla figlia per evitare che venga ancora presa di mira e quando Ishida fa presente che anche gli altri compagni di scuola prendevano in giro la ragazza viene isolato da tutti e trattato come capro espiatorio. Per questi motivi, diventerà lui stesso vittima di bullismo, isolato da tutti ed evitato come la peste. Passerà in questo stato tutti gli anni della scuola media.

LA REDENZIONE: LA SECONDA PARTE DELLA STORIA

Ishida, da arrogante e prepotente bambino delle medie, si trasforma in uno schivo, cinico e solitario ragazzo alle superiori. Non ha più amici, ha abbandonato le vecchie compagnie e si ritrova a dividere il suo tempo con un ragazzo tarchiato, anche lui emarginato. Alle superiori, però, incontra di nuovo Nishimiya. Nel momento in cui la rivede, decide che farà di tutto per farsi perdonare: imparerà la lingua dei segni e cercherà in tutti i modi di avvicinarsi alla ragazza instaurando con lei un’amicizia vera. La ragazza, d’altra, parte, è l’unica a non portargli rancore, a differenza della sorella e della mamma che pensano che il ragazzo sia mosso solo dai suoi sensi di colpa. Eppure, l’amicizia con Nishimiya lo porterà ad incontrare nuove persone, molto più oneste e sincere. Torneranno a farsi vivi anche personaggi del passato che creano scompiglio nel rapporto di amicizia fra i due.

NISHIMIYA E ISHIDA

La ragazza, pur assumendo sempre un’espressione serena, vive la disabilità come un peso per gli altri. La madre è stata abbandonata dal marito proprio a causa del suo handicap, la sorella arriva a fingersi ragazzo per difenderla dai bulli. Arriva anche a compiere un gesto estremo pur di non sentirsi più in colpa. L’incontro con Ishida, alla fine, la salverà: il bullo delle scuole elementari, cambiato dai sensi di colpa, diventerà il suo più caro amico e forse qualcosa di più. Il finale resta aperto ma si vedono entrambi al laghetto delle carpe, il luogo in cui si incontravano spesso, comprendersi fino alla fine: entrambi, in fondo, erano dei diversi: lei per il suo handicap, lui per essere stato un bullo. La solitudine, gli scheletri nell’armadio, l’incapacità di comprendersi e la voglia di essere accettati a tutti i costi. Insieme, forse, potranno adesso accettare il loro passato con umiltà e provare ad andare avanti cercando qualcosa che possa somigliare alla felicità.

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Irene Savasta
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